Il vangelo odierno presenta Giovanni Battista, figura attestata anche da Giuseppe Flavio come uomo giusto che invitava a vita virtuosa e al battesimo. Il Battista annuncia il “Veniente”, ma immagina un Messia giudice e severo, diverso da Gesù che verrà per salvare, non per condannare. Tuttavia il suo appello urgente alla metánoia, cambiamento della mente e della vita, resta centrale nell’Avvento.
Giovanni vive nel deserto, gesto sorprendente per un figlio di sacerdote, che rompe con l’obbligo di continuare la stirpe sacerdotale. La sua vita essenziale, simile a quella di Elia, ne fa un profeta che prepara il popolo a Dio. Il suo stile ascetico non è ricerca di durezza, ma desiderio di purezza per accostarsi al Signore. Il Battista non comprende pienamente il volto del Messia, ma vive coerentemente la sua attesa, invitando alla conversione e anticipandone lo stile. La sua voce nel deserto chiede di tornare a Dio e di preparare la via, non solo cambiando comportamenti, ma la mentalità, per accogliere il Regno. Il messaggio biblico della seconda domenica di Avvento è la preparazione alla venuta del Signore, resa possibile dallo Spirito e dalla Scrittura. Giovanni non prepara “qualcosa”, ma sé stesso, diventando segno vivente del Messia. Le sue parole –
Convertitevi, perché il Regno dei cieli è vicino

– sono le stesse che userà Gesù, e la sua predicazione contro le ipocrisie anticipa quella del Maestro. Nelle letture odierne il Messia non appare ancora in scena, ma è annunciato, profetizzato, atteso: il «germoglio di Iesse», «colui che viene dopo di me». La parola di fede crea ciò che annuncia, suscita attesa e mobilita energie verso il compimento. La profezia parla all’oggi e al futuro, immaginando realtà non ancora presenti ma possibili: pace, giustizia, armonia, fine della morte. Perché diventino storia, servono uomini che ne portino il peso e le incarnino. Giovanni è colui che dà realtà alla parola di Isaia: «Nel deserto preparate la via del Signore». La Scrittura è ispirata e ispirante, capace di generare vita in chi la accoglie. Così, pur invisibile, il Messia è già presente nell’attesa del Battista, nella sua sobrietà, nelle sue scelte radicali, nel suo battesimo. Giovanni rende presente l’Assente. La sua vita essenziale interpella la nostra: casa, cibo, vestito sono ridotti all’essenziale. Il suo stile anticipa Gesù, che non avrà dove posare il capo. Il modo di nutrirsi, abitare, vestirsi diventa linguaggio spirituale: sobrietà contro ricercatezza, verità contro apparenza. Dal Battista impariamo che non esistono valori senza persone che li vivono. L’onestà esiste nelle persone oneste, la giustizia in quelle giuste, anche a costo della vita: Giovanni morirà per aver denunciato l’ingiustizia di Erode, divenendo martire della parola e ancora una volta precursore di Cristo.
Fratel Teodor Bulai Novizio Carmelitano

