«È insopportabile per noi credenti la divisione in un mondo che alza muri, che crede – pericolosamente – di trovare sé stesso tracciando vecchi confini che tanto sangue sono costati in passato». Le parole del cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, spiegano il senso del “Patto tra le Chiese cristiane in Italia” siglato a Bari lo scorso 23 gennaio da diciotto comunità ecclesiali con l’obiettivo di intraprendere «un cammino comune di testimonianza». A firmarlo i rappresentanti di Chiesa cattolica, Sacra arcidiocesi ortodossa d’Italia, Diocesi ortodossa romena, Chiesa evangelica luterana, Chiesa ortodossa bulgara, Chiesa evangelica valdese, Unione cristiana evangelica battista, Federazione delle chiese evangeliche, Chiesa evangelica della riconciliazione, Chiesa apostolica armena, Amministrazione delle parrocchie del Patriarcato di Mosca, Church of England, Chiesa serbo ortodossa, Esercito della salvezza, Chiesa copta di Milano, Church of Scotland, Opera per le Chiese evangeliche metodiste, Comunione chiese libere. Oltre a queste, al simposio svoltosi in Puglia hanno partecipato altre tre confessioni per un totale di 120 rappresentanti.
DALLA LETTERA A guidare la riflessione e la composizione del testo, che arriva al termine di un percorso di tre anni, un passo della Lettera agli Efesini (Ef 4,3-6; tema scelto dalla Chiesa armena per la preghiera per l’unità dei cristiani del 2026): «Cercate di conservare, per mezzo della pace che vi unisce, quella unità che viene dallo Spirito Santo. Uno solo è il corpo, uno solo è lo Spirito come una sola è la speranza alla quale Dio vi ha chiamati. Uno solo è il Signore, una sola è la fede, uno solo è il battesimo. Uno solo è Dio, Padre di tutti». Il card. Zuppi ha ricordato che «negli ultimi tre anni i Responsabili delle Chiese cristiane che sono in Italia si sono incontrati stabilmente», ma nonostante i passi avanti nel dialogo «questi documenti hanno inciso ancora poco nelle nostre comunità e devono ancora diventare storia e nuovi legami nelle nostre Chiese». Non c’è ancora stato modo di rispondere a domande che attraversano tutte le Chiese:
Cosa significa affrontare assieme le grandi sfide di una cultura secolarizzata, che non crede più all’umanesimo evangelico che non sa parlare di pace, che diffida dell’umanitario, pervasa dall’idolatria dell’individualismo personale e di gruppo che riempie di paure e giustifica la forza e la chiusura?.

Primo Simposio delle Chiese Cristiane
Parole e idee che per il presidente della Cei risuonano in un’eco sinistra col passato. «Nel 1934 Bonhoeffer, con grande lucidità, si interrogava: “L’ora incalza – il mondo è armato fino ai denti e la diffidenza brilla terribile in ogni occhio, alle fanfare di guerra si può dar fiato domani stesso – che altro aspettiamo? Vogliamo diventare complici come mai lo siamo stati prima? Vogliamo dire a questo mondo non una mezza parola, ma una parola intera, una parola coraggiosa, una parola cristiana. Vogliamo pregare che ci vengano date queste parole oggi stesso; chissà se l’anno prossimo ci riuniremo ancora?”».
IL PATTO Per questo il Patto ha l’ambizione di essere un impegno vincolante a partire dal riconoscimento «che la nostra unità ha la sua sorgente in Cristo Gesù, unico Signore e Salvatore, e che lo Spirito Santo ci guida a costruire relazioni di comunione autentica», come recita l’articolo 1. Il termine impegno non è casuale, perché l’espressione chiave del testo è «ci impegniamo»: «a garantire la nostra fedeltà al Patto» (art. 2), a cooperare per «giustizia, pace, solidarietà» in particolare per rivendicare «la tutela della dignità di ogni persona creata a immagine di Dio» (art. 3), la pace tra popoli, culture, religioni, «l’accoglienza dei poveri, dei migranti, degli emarginati e di quanti soffrono»,
la custodia del creato come dono affidato alla nostra responsabilità comune,

«la lotta contro l’antisemitismo, l’islamofobia e ogni altra forma di discriminazione religiosa». Per farlo l’art. 4 prevede l’impegno a collaborare nell’annuncio del Vangelo, a promuovere libertà e pari dignità di ogni confessione cristiana e religione, ma anche laicità e politica, «al rispetto della libertà di coscienza di ogni persona», «a perseguire la libertà religiosa». Nel tentativo che non siano solo intenzioni l’art. 5 chiede a ogni Chiesa di farsi «promotrice, al proprio interno, di iniziative che favoriscano la conoscenza e la stima reciproca tra i fedeli delle diverse confessioni cristiane».
IN PRATICA Per il card. Zuppi «non possiamo accontentarci del tanto che pure ci unisce», anzi «trovare insieme la via è stata colta come una promessa importante per tutte le Chiese, una chiamata, una conversione! Non un galateo, pure importante da condominio, ma comunione piena, perché questa, solo questa è per noi unità». Per scegliere la via della comunione e non del galateo i 120 rappresentanti si sono confrontati in laboratori su temi specifici quali pace, spazio pubblico, ricerca spirituale, relazioni tra Chiese e in questo caso un primo segnale concreto è la firma delle Chiese ortodosse, che comprende anche il Patriarcato di Mosca dopo la frattura scatenata dalla guerra in Ucraina. Un inizio a cui dovranno seguire ulteriori passi, primo fra tutti «convocare a Simposio i membri delle proprie Chiese: questo passaggio è importante e decisivo, anche se delicato e complesso».
Giuseppe Del Signore

