Sabato 17 ottobre il teatro Cagnoni di Vigevano ha ospitato Piergiorgio Pulixi, Hazel Riley e Michele Mari.

PULIXI Il giallo si addice al Cagnoni. Piergiorgio Pulixi, sardo, conquista con una voce calda e sensuale, «da attore». Anche i narratori, come gli attori, devono sapersi calare nei panni di tutti: «essere in grado di dare voce sia a un sacerdote sia a un serial killer». Con Alessandra Tedesco, lo scrittore ha attraversato il noir di Il nido del corvo e L’isola delle anime, fino al cozy crime di Agatha Christie e Jessica Fletcher. Villaggi apparentemente tranquilli come St. Mary Mead e Cabot Cove diventano luoghi in cui «metà degli abitanti uccide l’altra metà». Al centro anche Il fattore gatto, con il libraio Marzio Montecristo e i gatti Marple e Poirot, alle prese con un delitto durante un matrimonio su un’isola. Il giallo a enigma è una sfida: «Un romanzo così lo scrivi in due mesi, ma prima lo pensi per un anno intero». Tedesco ha spiegato la difficoltà del delitto in stanza chiusa. Pulixi ricorda che anche i comprimari si sentono protagonisti della propria vita: per raccontarli servono
solidarietà, pietas, compassione per la gente comune» e la capacità di scrivere «col cuore, vicino ai lettori.
RILEY Dalla suspense al romance, Hazel Riley, presentata dalla content creator Martina Levato, ha raccontato Game of Gods, saga che intreccia mistero e mitologia greca. «L’amore è una cosa per tutti, non solo per ragazze e giovani», ha detto, spiegando di voler rappresentare relazioni sane e non tossiche, capaci di offrire esempi positivi anche ai lettori più giovani. Concludere la saga è dolceamaro, anche per il legame con la community nata su Wattpad. Il prossimo libro sarà una romance natalizia.

MARI A chiudere la giornata è stato Michele Mari, vincitore del Premio Strega 2026 con I convitati di pietra, edito da Einaudi. Al centro una vera e propria lotteria della morte, una scommessa nata tra ex compagni di classe, un po’ per scherzo e un po’ sul serio dopo la maturità del ‘74. «A diciott’anni ci vedevamo arrugginiti», ha raccontato Mari, evocando il tempo come una forza che consuma. E nel libro, una rimpatriata scolastica diventa così una competizione grottesca: i compagni scommettono su chi morirà per primo e le cartelle cliniche diventano strumenti di calcolo. «Non sono più compagni di classe, ma avversari, competitori».
Dz, Rz

