Viaggio in Paese / Gropello, prossima fermata… dal casello al supermercato

Il viaggio in pullman a Gropello Cairoli (4300 anime) non inizia proprio nel migliore dei modi. Appena entrato in paese, il conducente fa girare l’automezzo intorno a un gatto morto steso in mezzo alla strada principale, per non calpestarlo. «Povera creatura…», mormora una passeggera. Intanto è un brutto segno. Il disgraziato felino non era nemmeno nero e io non sono superstizioso, ma mi sembra che non cominciamo affatto bene.

Bergamaschi sindaca Gropello
la sindaca Bergamaschi

CALORE Sono le sette e mezzo di un mattino di metà luglio, e fa già un caldo bestia. Entro in una tabaccheria dall’aspetto tipico di bottega storica, e chiedo al titolare come si vive a Gropello. «Non abito qui — risponde gentilmente (chissà perché, me l’aspettavo) — ma provi a sentire l’altra tabaccheria, loro sono proprio del posto». Ringrazio ed eseguo, recandomi nel negozio in questione dopo aver sfidato le macchine e i pullman (tantissimi quelli della linea 153) sfreccianti sulla statale che passa per il paese, servito da un arcinoto casello autostradale. Ma, attraversata la strada un centinaio di metri più in là, scena muta. O quasi.

Ma sì, — risponde la proprietaria della tabaccheria, che fa anche da edicola — non si sta male. Sa com’è: vita di paese…

Ho capito. “Poca brigata, vita beata”, penso. Intanto sono un “foresto”, uno che viene da fuori. Giornalista, poi, con il caso di Garlasco a due passi (chissà cosa vorrà mai sapere, questo qui). Mi avvio verso la chiesa parrocchiale di San Giorgio, e dietro l’altare maggiore trovo alcune donne pronte per il rosario, ma il sacerdote non c’è. Vado al bar dell’oratorio dove trovo Anna Rancati, dietro al bancone, che mi racconta volentieri (finalmente) qualcosa: «A settembre c’è la Festa dei ragazzi, che coinvolge tutto il paese in una sfida tra i quattro rioni: Castello, Parrocchia, Stazione e San Rocco. È un momento molto bello, di grande partecipazione, dove i giovani si divertono tra giochi, gare e tornei. Qui però si sente la mancanza di un supermercato, ce n’era uno ma ha chiuso da anni».

VITA DA SINDACO Qualche speranza arriva dalla sindaca Elisa Olga Bergamaschi: «Per il supermercato — racconta — ci stiamo lavorando, cercando di individuare nel nuovo Pgt un’area che si possa trasformare in attività commerciale. Non c’è ancora niente di certo, ma ci stiamo impegnando molto». Com’è la vita da sindaco rispetto a quando era una comune cittadina? Come si sta, in altre parole, dall’altra parte della barricata? «È la domanda più difficile degli ultimi due giorni… certo adesso si sente un passaggio burocratico che prima si faceva fatica a comprendere. Voglio dire che ci sono tempistiche lunghe. Quello che nel settore privato si fa in una settimana, nel pubblico magari ti porta via un mese: è il gap che sento di più. Anche se devo dire che come amministrazione cerchiamo sempre di essere “sul pezzo” celermente. Nel complesso fare il sindaco è molto impegnativo, ma ti dà anche delle belle soddisfazioni. Abbiamo rifatto piazza Zanotti, l’illuminazione pubblica, realizzato il parcheggio in San Rocco, due parchi giochi per i bambini… Poi l’ampliamento della Farmabios, la nuova logistica, e tante altre cose sono previste in una progettualità futura. Siamo un bel paese, anzi una bella città, con delle potenzialità che si stanno sviluppando e un passato ricco di storia che va valorizzato. Sono una che lavora, se c’è da mettere giù sedie e tavoli per la festa della birra non mi tiro indietro. I miei concittadini sono molto critici nei miei confronti, e io verso di loro, ma sono persone che hanno tanto da dare».

Cornamuse da tutto il mondo

Daniele Bicego

Si chiama Museo della Musa, ma non è esattamente dedicato a un’ideale ispiratrice di artisti, scrittori e musicisti. Qui “musa” è un’abbreviazione di “cornamusa”, oggetto che si trova riprodotto in più di settanta esemplari, oltre ad altri strumenti popolari, provenienti da varie regioni d’Europa e oltre. Il museo, che si trova in una storica cascina adiacente al vecchio mulino di Gropello Cairoli, ospita anche un piccolo centro di documentazione, un laboratorio di liuteria e una sala conferenze dove il proprietario Daniele Bicego spiega ai visitatori le differenti origini e caratteristiche costruttive dei manufatti, che talvolta suona dal vivo. «Gli strumenti esposti sono nella quasi totalità completamente funzionanti — Bicego, musicista e ricercatore, ne imbraccia uno e la stanza si riempie — poiché a turno vengono ancora utilizzati in concerto. Per la maggior parte sono stati fabbricati da liutai riconosciuti negli ultimi decenni, ma è presente anche qualche cornamusa risalente al XIX secolo».

Jungle Family: giovani, carini e super-occupati

Yeli

Al Bar Sport, Omar e la sua collega (cugini, entrambi giovani e carini) non vogliono farsi fotografare. Sarà perché hanno poco da dire, e poco tempo per farlo. In compenso a parlare per loro ci sono alcune locandine appese davanti al bancone, che annunciano imminenti iniziative di Comune e Pro loco, tra cui due programmazioni cinematografiche a Villa Cairoli. Allora non è vero che a Gropello non si fa niente… La conferma viene da Yeli, che dalla tribù dei cugini, dopo breve consultazione, viene scelta per sottoporsi a una veloce intervista, con foto: «Qui la sera ci troviamo con altri giovani per bere qualcosa e ascoltare musica, – racconta, dopo avermi portato un sandwich — io vengo dalla Colombia e con la mia famiglia gestisco il locale dal settembre 2024. Questo è un posto tranquillo rispetto a città come Milano, ma al bar c’è tanto lavoro, siamo in ballo dal mattino alla sera». Quando le chiedo il cognome, si mette a ridere:

Jungle Family — risponde — siamo una grande famiglia.

I segreti di un archivio comunale ricco di Storia e di storie

Razzini

Non è stato facile far parlare qualcuno, ma alla fine Alberto Razzini — appassionato di ricerche storiche a cui si deve, con Andrea Rigamonti, il riordino dell’archivio comunale — va ancora meglio. Ci eravamo conosciuti nel 2025, per il bicentenario della nascita di Benedetto Cairoli, e già in quell’occasione si era rivelato una fonte inesauribile di informazioni. Come gli archivi comunali e parrocchiali nei quali bazzica con curiosità e passione, muovendosi con disinvoltura tra registri e faldoni, dati e cifre, calligrafie e fogli ingialliti dalla filigrana morbida e sottile. Dopo un caffè al bar Europa (anche qui, la signora al bancone — comunque gentile, ma di poche parole — mormora un flebile «In paese si fanno poche cose», e scompare dietro una fila di bottiglie) Razzini mi accompagna in municipio, dove veniamo ricevuti da un’impiegata molto accogliente, che ci indirizza da una collega altrettanto sorridente e in possesso della chiave dell’archivio. Su per una scala stretta, fino alla mansarda dell’ultimo piano (con un caldo, tutto sommato, meno forte del previsto) e via alla scoperta di antichi documenti.

Per ordinare l’archivio comunale, in particolare quello storico — racconta Alberto Razzini — io e Andrea Rigamonti abbiamo impiegato diversi anni. Ma la soddisfazione è stata grande, perché abbiamo scoperto una miniera di informazioni curiose.

Si parte dall’Ospedale di San Giorgio e San Lanfranco — ormai scomparso, che in alcuni casi, oltre a promuovere opere pie come l’accoglienza ai pellegrini della via Francigena, si prese anche cura di neonati abbandonati davanti alla chiesa — per scoprire che nel 1735 un sacco di “formento” costava 35 lire, mentre l’anno successivo il prezzo era sceso a 26; per poi passare ai registri di leva del Regio Esercito del 1899, in cui apprendiamo che uno degli arruolati era alto 1 metro e 76 (praticamente un gigante per quei tempi, in cui l’altezza media si aggirava intorno a 1.55) e addentrarci nelle infinite cause legali per i terreni dell’Ospedale, nei campioni di lana per passamontagna, panciere e muffole dei soldati al fronte nel 1916, nella spesa per i lampioni a gas accesi nell’agosto 1889 all’arrivo del feretro di Benedetto Cairoli in una Gropello illuminata a notte fonda, col tricolore alle finestre. E poi la morte di un pellegrino all’Ospedale, con il registro che riporta il costo sostenuto per cambiare lenzuola e materasso. «A proposito di defunti — racconta Razzini — i cimiteri rappresentano un’altra inesauribile fonte d’informazioni: in quello di Gropello, ad esempio, ho scoperto da una ricerca tra le lapidi che Carlo Cantoni, l’illustre letterato che tenne l’elogio funebre del senatore Cairoli, aveva sposato una cugina di primo grado, Cristina Magenta». Ripenso al gatto morto, per lui niente cimitero. Magari il Comune ne realizzerà uno per gli animali, chissà. Ma questa è un’altra storia.

Davide Zardo

Le ultime

Pieve del Cairo, furto nella chiesa di sant’Antonio

I ladri hanno sradicato il tabernacolo con all’interno alcune...

Gifra, si apre il sipario sulla rassegna di tutti  

Si apre il sipario sulla terza stagione del Teatro...

Semiana, esce a pescare e annega in un canale: morto 83enne

Tragedia nelle campagne della Lomellina: un anziano pescatore è...

Csi Open 11, buona la prima di Rosasco: super Polisportiva Albonese

Buona la prima per i campioni in carica di...

Login