Superiori: si torna in classe, ma solo in parte

Scuole superiori: c’è chi ha scelto per il rientro del 75 per cento degli studenti, chi del 50 per cento. Ma tutti, nessun dirigente scolastico escluso, non hanno potuto non mettere in evidenza lo stato di incertezza nel quale si trova a lavorare: non sapendo se le cose cambieranno e saranno costrette a modificare, rivedere, riprogrammare. Un dubbio logorante per tutti, per chi dirige le scuole, per gli insegnanti e per gli studenti. A tutto questo si aggiunge lo stato di prostrazione vissuto dagli alunni, ma anche dai professori, ancora costretti a seguire le lezioni in Dad, che aliena l’importanza del rapporto vero, personale, dello stare insieme, crescere insieme: uno dei momenti più importanti dell’adolescenza.

«Se i bambini della primaria e delle medie non sono mai stati a casa, il 75 per cento dei ragazzi che frequentano le superiori sono tornati a scuola, il restante 25 per cento continua a seguire le lezioni in Dad – ci dice la preside dell’Istituto San Giuseppe, Gabriella Righi – tutti noi ci auguriamo di tornare a scuola in presenza, da lunedì prossimo e di farlo con tutti i ragazzi, vale a dire con il cento per cento degli studenti: le misure di sicurezza attuate nel nostro istituto sono sempre state molto severe e questo è sicuramente servito. Adesso, è ora di tornare tutti a scuola».

Matteo Loria dirigente scolastico degli Istituti Caramuel, Castoldi, Roncalli spiega la strategia attuata: «Il 50 per cento dei ragazzi sono tornati a scuola questa settimana, il restante 50 per cento farà ritorno la prossima, sperando che nel frattempo non cambino le cose. Questo lungo periodo lontani dalla scuola, dai compagni, ha sicuramente condizionato la vita dei giovani: io spero che presto possano tornare a ritrovarsi, a fare lezione assieme: è troppo importante per la loro crescita e maturazione psicologica, intellettuale, emotiva».

Dello stesso parere anche la dirigente scolastica dell’Istituto “Luigi Casale” Elda Frojo: «Il 50 per cento dei nostri ragazzi sono tornati sui banchi di scuola, il restante, la settimana prossima, ma gli studenti hanno ripreso a frequentare la scuola con la paura che tutto possa finire nel giro di pochi giorni, che la situazione precipiti e costringa tutti a stare a casa, ore ed ore, davanti ad un computer. La situazione è di totale incertezza: gestire la didattica in questo modo è molto difficile. Penso spesso a coloro che seguono le lezioni da casa, e sono coloro che soffrono di più, non solo per la mancanza di contatto con i propri coetanei ma anche perché, spesso, nelle case non c’è il clima sereno sperato da tutti: anzi, quando c’è una situazione di disagio essere costretti a stare insieme può scatenare situazioni molto difficili».

Alberto Panzarasa, preside del liceo “Benedetto Cairoli” spiega: «Questa settimana il biennio ha seguito le lezioni in Dad, il triennio in presenza, la settimana prossima la situazione si invertirà: con il biennio in presenza e il triennio da casa. Siamo davvero felici di aver potuto riprendere le attività in presenza. Era necessario dopo diversi mesi di didattica completamente a distanza. Ho visto molta felicità, sia nei ragazzi che nei docenti. La Dad è stata svolta da tutti con molto impegno tuttavia è importante sottolineare che la presenza è necessaria per garantire una vera crescita educativa. Soprattutto in questo secondo lockdown della scuola superiore ho avvertito una grande sofferenza nei ragazzi e anche per questo ero molto preoccupato».

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