Un compositore veneziano “minore” del ‘600, contemporaneo dei più noti Monteverdi e Gabrieli. È Giovanni Battista Riccio, a cui l’organista e clavicembalista Riccardo Doni ha dedicato un cd che è stato registrato la scorsa settimana nella sala consultazioni dell’archivio diocesano di Vigevano.
OTTIMA ACUSTICA Uno spazio che una volta era la chiesa del seminario, e che è quindi dotato di una particolare acustica. «Ottima soprattutto per le voci – spiega il maestro Doni – dato il suo riverbero ricco di armonici: che impedisce un suono troppo secco. Per gli strumenti è un po’ risonante, ma offre una buona presa di suono. Avremmo voluto avere a disposizione la sala degli arazzi nel Museo del tesoro del Duomo, dove abbiamo già suonato, ma è occupata da una mostra fino alla fine dell’anno. Vigevano è una città affascinante, che però dovrebbe sfruttare di più le proprie potenzialità culturali». Nato a Milano nel 1965, Riccardo Doni si é diplomato in organo e composizione organistica presso il conservatorio “Arrigo Boito” di Parma sotto la guida del maestro Lorenzo Ghielmi. Successivamente si è diplomato in organo e clavicembalo e tastiere storiche nella classe di Jean Claude Zehnder presso la Schola Cantorum di Basilea.
Negli oltre 2000 concerti eseguiti ha suonato per importanti stagioni concertistiche in Italia e all’estero in veste di accompagnatore e solista.
IL CD Questa la formazione dell’ensemble che ha registrato il cd, con Riccardo Doni alla direzione e al clavicembalo: Angelo Calvo violino primo, Francesco Facchini violino secondo, Giulio Padoin violoncello, Laura La Vecchia arciliuto, Franz Silvestri organo, Anna Piroli soprano, Maria Chiara Gallo contralto, Massimo Lombardi tenore, Alessandro Rabasio basso. Il disco contiene 17 brani (5 strumentali e 12 vocali) destinati soprattutto alla liturgia. «Ci sono diversi mottetti, – spiega Riccardo Doni – un Resurrexit, un Te Deum, una Salve Regina. Riccio ha composto circa 300 brani che erano andati dispersi in tutta Europa e che poi sono stati ritrovati e raccolti in tre volumi. Di questi la facoltà di musicologia dell’Università di Padova ha scelto i più rappresentativi e ci ha affidato questo progetto documentario». Della prima parte della vita di Giovanni Battista Riccio si sa poco, persino la data di nascita è sconosciuta (fine del XVI secolo) mentre la morte è stimata dopo il 1621. Dalle registrazioni risulta che Riccio fu nominato organista alla Scuola di San Giovanni Evangelista di Venezia nel 1609, quando divenne la scelta preferita rispetto a Gabriel Sponga (nipote di Francesco Usper). Probabilmente era anche un violinista. È noto per aver pubblicato tre libri di musica a Venezia, che includono le sue opere strumentali per flauto dolce, insolite per la musica veneziana dell’epoca, sebbene Giovanni Picchi scrisse anche per questo strumento.
MUSICA DEL ‘600 Le dediche nelle sue opere suggeriscono che Riccio conobbe altri compositori come Giovanni Picchi, Alessandro Grandi, Giovanni Battista Grillo e Giacomo Finetti. Alcune delle sue canzoni citano opere di maggiore portata di Giovanni Gabrieli. «Dalle lettere di alcuni suoi contemporanei – racconta Riccardo Doni – si sa che Riccio era un maestro di cappella perennemente alla ricerca di un posto fisso che non ebbe mai. Per questo fondò un consorzio con altri colleghi organisti nella sua stessa condizione, una specie di cooperativa ante-litteram, grazie alla quale girava per le chiese di Venezia offrendo la propria collaborazione. Quella del XVII secolo è una musica molto bella, che ha raggiunto i massimi livelli grazie al mecenatismo e alla Chiesa. Questo ha permesso di dare spazio a chi compone buona musica, cosa che oggi succede raramente».
Davide Zardo

