C’è un curioso filo che lega la pianura di Azincourt alla Lomellina. Il 25 ottobre 1415, giorno di San Crispino, patrono dei calzolai, Enrico V d’Inghilterra guidava i suoi arcieri alla vittoria sui francesi in una delle battaglie più celebri della storia europea. A pochi chilometri da Vigevano, città simbolo dell’arte calzaturiera, Gropello Cairoli celebra ora, in un gioco di rimandi quasi profetico, quel giorno lontano in cui il fango e il ferro divennero leggenda.
L’EVENTO Sabato 25 ottobre, alle 16, la biblioteca comunale “Carlo Cantoni” di Gropello Cairoli ospiterà l’incontro “La grande giornata di Enrico V Lancaster”, a cura dello storico Alberto Razzini. L’appuntamento, organizzato in collaborazione con l’Associazione Spazio Cairoli, segna il 610esimo anniversario della battaglia di Azincourt, episodio chiave della Guerra dei Cent’anni, in cui gli inglesi, in netta inferiorità numerica, piegarono la cavalleria corazzata francese grazie alla potenza dei loro archi lunghi gallesi, i “longbow”. In virtù della decisiva vittoria inglese, la battaglia è considerata uno dei momenti più cupi della storia della Francia e al contrario uno dei più fulgidi per l’Inghilterra, la quale vide crescere il morale dei suoi uomini e il prestigio del regno dando il via ad un nuovo periodo di supremazia nel conflitto.
La battaglia è una delle più celebrate in Inghilterra ed è stata uno dei trionfi più importanti della guerra dei cent’anni, assieme alla battaglia di Crécy e a quella di Poitiers.
IL BARDO Fu in quella giornata che nacque anche uno dei discorsi più celebri della letteratura inglese: il monologo di Enrico V nell’opera di William Shakespeare, dedicato proprio al “giorno di San Crispino”, inno immortale al coraggio e alla fratellanza tra uomini destinati a entrare nella storia: «Noi pochi, noi felici pochi, noi banda di fratelli». Con parole, immagini e suggestioni letterarie, Alberto Razzini guiderà il pubblico in un viaggio che attraversa secoli di storia, tra armi, poesia e potere. Un’occasione per riscoprire come, anche nella polvere dei campi di battaglia, possa nascere una voce che ancora oggi parla di umanità, destino e memoria.
Davide Zardo

