8XMille per la Chiesa, il doposcuola anche in oratorio

Tra le strutture che beneficiano del contributo Cei dello “8 per mille” c’è l’oratorio Negrone di Vigevano. Qui operano alcuni giovani educatori, tra cui la 30enne Martina Zarzelli. «Io e altri tre ragazzi operiamo in questa struttura da circa 3 anni, organizzando soprattutto per quattordicenni attività di educazione, aggregazione e sviluppo di legami relazionali e trasversali attraverso incontri di formazione, laboratori di team-building per promuovere il benessere psico-fisico e l’inclusione».

8xMille

FAMIGLIA-LAVORO Tutte caratteristiche di collaborazione e comunicazione che saranno utili ai ragazzi sia a scuola sia nel mondo del lavoro. Nei periodi di chiusura scolastica (in estate, Natale, Pasqua) il Negrone offre servizi di conciliazione famiglie/lavoro, per genitori con un impiego e con figli dai 6 ai 14 anni. «Svolgiamo attività educative e ricreative con spazio per i compiti e momenti di gioco. In oratorio è attivo il centro ludico “On” venerdì sera e sabato pomeriggio, con occasioni di aggregazione per giochi da tavolo che favoriscono la collaborazione e l’educazione». Nel periodo scolastico invece è attivo da diversi anni, grazie al Negrone e alla Caritas, il progetto “Convitto planetario” finalizzato all’approfondimento di temi come consapevolezza di sé, la cittadinanza attiva,

il valore dell’impegno personale nella società attraverso attività di volontariato o di servizio civile e la promozione umana da sempre sostenuta fortemente dalla Diocesi.

PER L’AUTONOMIA «Questo percorso – spiega Martina – è strutturato per offrire agli studenti strumenti concreti e riflessioni critiche su temi fondamentali per la loro crescita personale e civica. Inoltre prevede attività per stimolare l’autonomia e ridurre i fenomeni d’isolamento attraverso il Lego Sirius Play: una metodologia particolare che grazie ai mattoncini chiede ai ragazzi di rappresentare la propria personalità e prendere coscienza di se stessi, favorendo la riflessione e la discussione». Cosa lascia agli operatori questo impegno, con un contatto costante con i più piccoli? «Siamo qui per insegnare ai bambini e ai ragazzi, ma da loro impariamo sempre qualcosa. I giovani hanno tanto bisogno di parlare e di raccontarsi, di aprirsi e avere qualcuno che li ascolti in un posto sano e positivo dove non si sentano giudicati». Il ceto sociale degli studenti che ricorrono al doposcuola è eterogeneo: «Ci sono anche alcuni ragazzi di origine straniera – spiega Martina – e bimbi con bisogni speciali, con disturbi dell’apprendimento. Per loro utilizziamo un apposito software che ci permette di aiutarli».

Davide Zardo

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