15 marzo, IV Domenica di Quaresima

Mi ha sempre colpito il prologo del vangelo di Giovanni: “Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto. Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto. A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio”. Chi altri può essere luce se non il Signore che con la sua parola guida i nostri passi?

Le tenebre sono sempre in agguato in ogni luogo e in ogni tempo tanto che Gesù deve insistere su questo concetto: in Gv 8,12 Gesù dice “Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita». Anche nel brano di oggi troviamo Gesù che si autodefinisce come “luce del mondo”. L’occasione gli viene data dall’incontro con il cieco nato, un altro personaggio, dopo la samaritana, che troviamo in questo tempo di quaresima. Chi più di un cieco sperimenta ogni giorno e ogni minuto il buio, le tenebre, la fatica di non vedere? Il cieco recupera la vista, passa dalle tenebre alla luce perché solo Cristo vince le tenebre esteriori ed interiori che impediscono all’uomo di vedere e camminare nella fede e dimostra la sua divinità. La guarigione fisica del cieco, causa poi della sua fede, diventa un simbolo della conversione spirituale.

La fede è un cammino graduale, fatto di alti e bassi in base ai vari momenti della vita e a ciò che la vita ci mette davanti, situazioni positive o negative. Il racconto evangelico (incredulità dei farisei e timore dei genitori) ci fa comprendere che la fede spesso è insidiata dalle tante tenebre che ci circondano.

A volte veniamo attratti da qualcosa o qualcuno che sembra ci dia luce ma è una luce effimera che lascia il tempo che trova e ci fa restare ancora al buio. Il cieco nato arriva a scoprire chi è colui che l’ha guarito, a confessare la sua fede in lui come profeta e Figlio di Dio, a difenderlo pubblicamente contro tutto e tutti, persino dagli stessi genitori e finalmente a prostrarsi davanti a lui per adorarlo. A differenza di Pietro, che pur essendo apostolo di Gesù lo rinnegherà tre volte, il cieco nato non rinnega né la guarigione avvenuta né tanto meno la propria fede in Gesù simboleggiata dalla professione solenne: “Io credo!”. Questo episodio è stato sempre interpretato in prospettiva battesimale. Come il cieco acquista la luce nell’acqua dell’Inviato (Siloe) così il battezzato acquista la luce nell’acqua del Battesimo. Questa domenica di Quaresima è denominata “Laetare” (gioire): la gioia nel vedere manifestarsi la potenza di Dio (vangelo), di sapere che Dio guarda al cuore dell’uomo (prima lettura), di essere figli della luce destinati alla risurrezione (seconda lettura), di camminare nel Signore perché è lui il pastore che vuole il nostro bene!

don Stefano Targa, Pro-vicario foraneo di Vigevano

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