Il Vangelo della terza domenica del Tempo Ordinario (Mt 4,12-23) ci presenta l’inizio della vita pubblica di Gesù come una luce che si accende proprio dove sembrava esserci solo ombra. Matteo sottolinea un dettaglio geografico che è anche profondamente spirituale: Gesù si stabilisce a Cafarnao, in Galilea, terra di confine, luogo attraversato da popoli diversi, segnato da mescolanze culturali e religiose. Non sceglie Gerusalemme, centro del potere religioso, ma una periferia. È lì che si compie la profezia di Isaia:
Il popolo che abitava nelle tenebre vide una grande luce.
La luce del Vangelo non nasce in contesti ideali o perfetti, ma irrompe nella vita reale, spesso ferita, complessa, segnata da incertezze. È una notizia che parla anche al nostro tempo: Dio non aspetta che il mondo migliori per entrarvi, ma sceglie di abitare proprio le sue contraddizioni. Gesù comincia annunciando un messaggio essenziale e potentissimo: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino». La conversione non è prima di tutto uno sforzo morale, ma una risposta a una presenza: qualcosa – o meglio, Qualcuno – si è fatto vicino. Subito dopo, il Vangelo ci mostra Gesù che chiama. Non convoca folle anonime, ma si ferma davanti a persone concrete, immerse nel loro lavoro quotidiano. Simone e Andrea, Giacomo e Giovanni non stanno facendo nulla di straordinario: pescano. E proprio lì, tra reti, barche e fatica, arriva una parola che cambia tutto: «Seguitemi». Colpisce la prontezza della risposta: «Ed essi subito lasciarono le reti». Non perché tutto fosse chiaro o facile, ma perché quella voce aveva il sapore dell’essenziale. Seguire Gesù significa lasciarsi spostare, accettare che la propria vita non ruoti più solo attorno a ciò che si possiede o si controlla. Le reti che vengono lasciate non sono solo strumenti di lavoro: rappresentano sicurezze, abitudini, identità consolidate.
Il Vangelo non dice che la barca o il mare siano cattivi, ma che non possono essere l’orizzonte ultimo. Gesù promette qualcosa di nuovo: «Vi farò pescatori di uomini». Non toglie umanità, ma la dilata. Il brano si chiude con un’immagine di grande dinamismo: Gesù percorre tutta la Galilea, insegna, annuncia e guarisce. Parola e azione si intrecciano. Il Regno che viene annunciato è già all’opera, tocca le ferite, ridona speranza. Anche oggi, la Chiesa è chiamata a fare lo stesso: camminare, incontrare, annunciare, curare. Non come chi possiede risposte prefabbricate, ma come chi ha incontrato una luce e desidera condividerla. In questa domenica, il Vangelo ci chiede: quali reti siamo chiamati a lasciare? E soprattutto, siamo disposti a credere che, anche nelle nostre “Galilee”, la luce di Cristo sta già brillando?
Don Andrea Padovan

