Rassegna letteraria, chiusura tra gli applausi con Fois e Nazzi

Si è chiusa alla grande, con un Cagnoni sold out per il giornalista de Il Post Stefano Nazzi, la venticinquesima edizione della Rassegna Letteraria di Vigevano.

Un “tutto esaurito” che ha caratterizzato praticamente ogni evento della kermesse letteraria: anche sabato 17 ottobre alle 21 al teatro Cagnoni, quando la vulcanica Catena Fiorella Galeano ha presentato il suo nuovo romanzo “Serenata Salentina”. Il suo modo di parlare del nuovo libro si intreccia a mille suggestioni interiori, ricordi. Prima di iniziare a dialogare con Tedesco, l’autrice ha cantato in dialetto siciliano, con l’accortezza di far conoscere la “traduzione”. Inevitabile coinvolgere il pubblico, captando la presenza di qualche conterraneo in platea. Lei è così, effervescente e profonda, sembra danzare con le cose che le piacerebbe fare nel momento nel quale le pensa, e lo fa davvero: forse è questa straordinaria autenticità a renderla irresistibile. Nel suo nuovo romanzo “Serenata salentina” racconta una storia di solidarietà femminile. La protagonista è Gabriella, tradita dal marito, che in una torrida estate incontra Giulia e Marta, ciascuna con il proprio dolore segreto, e poi Teresa che sta superando una tragedia e Luana. Le loro solitudini si trasformano in un’alleanza. Amiche per caso disposte a sostenersi, ma anche a vivere insieme avventure inaspettate.

«Nei miei libri c’è leggerezza consapevole, malinconia – ha detto – emergono sempre le fratture delle donne. In “Serenata salentina” accadono cose straordinarie che però servono a legare la vita delle protagoniste. Quanto conta il caso? Tanto. Tutto è un caso. Racconto di donne e delle loro storie, che uniscono. Occorre essere concentrati e affidabili quando si scrive un romanzo È un atto di rispetto verso il lettore»

«Gabriella, la protagonista è quella che porta la croce più grande ma, come accade alle persone come lei, che posseggono la sua grandezza d’animo: non fa vedere il dolore, anzi, si preoccupa degli altri». Le vite di queste donne fanno comprendere al lettore che «nelle relazioni tutto è possibile e che l’amicizia è un po’ come l’amore ». Sempre protagoniste femminili? «L’inprinting nasce da mia nonna Catena D’Amore. Ha fatto tutto con le donne. Diceva che gli stupidi sono pericolosi e che l’amicizia è sostanza. E’ esserci».

Cul Catena

Domenica, al teatro Cagnoni si sono alternati Pegah Moshir Pour, scrittirce e attivista, e Matteo Bussola, fumettista, autore e conduttore radiofonico, per poi arrivare al clou nel pomeriggio con il vincitore del Premio il Campiello Marcello Fois. Fois con il suo romanzo “L’immensa distrazione” ha conquistato tutti, ha raccontato di come esista un corridoio dove la morte non si è ancora consumata del tutto e il cervello, negli ultimi spasmi di coscienza, proietta immagini, ricordi e interrogativi, con una chiarezza mai conosciuta in vita. Ettore Manfredini, il protagonista del libro, si ritrova sul punto di non essere libero di poter scegliere cosa ricordare. Ha a disposizione un minuto – forse meno – di attività cerebrale impressionante, frenetica, ultima. E questo minuto è la durata dell’intero romanzo. L’immensa distrazione dura sessanta secondi, forse meno: il tempo che intercorre tra l’arresto del cuore e la fine di ogni coscienza. A raccontare la storia di Manfredini è un narratore onnisciente che si rivolge direttamente al lettore. Un narratore che, insomma, sembra conoscere le cose ancora prima che si verifichino. Un narratore che, come nel libro, non ha mancato di rivolgersi al suo pubblico:

«Noi, esattamente come Ettore, abbiamo necessità di distrarci – spiega Fois – perchè attraverso la distrazione riusciamo a fare cose meravigliose. Amare il teatro, la natura, sono atti di una distrazione meravigliosa che l’umanità deve sistematicamente coltivare»

Cul Fois

 

A chiudere la rassegna Stefano Nazzi, giornalista e una delle voci più riconoscibili de Il Post, con il suo podcast Indagini che ogni mese ripropone un caso di “nera” italiano senza rimestare nel torbido, ma più che altro sviscerandone i procedimenti investigativi e giudiziari. Sul palco del Cagnoni, Nazzi ha presentato il suo ultimo libro, “Profeti del buio”, dedicato al tema delle sette. Una lettura a tratti «inquietante», per l’intervistatrice Alessandra Tedesco, che riporta storie e cronache provenienti sia dall’Italia sia dall’estero. Storie che toccano tasti sensibili e che riportano un mondo delle sette quanto mai sfaccettato e complesso: «La setta satanica fa titolo, genera emozione, e infatti per i delitti che non capiamo prima o poi i media finiscono per tirare fuori il satanismo – spiega Nazzi – in realtà sette di questo tipo sono poche». La maggioranza rientra in quelle che vengono definite “psicosette”: «Sono movimenti che nascono come proposte di crescita personale, ma finiscono per dare vita a un mondo che sembra idilliaco, ma governato da regole grottesche, durissime». Che finisce per dare vita a quello che si definisce “menticidio”:

«La mente si annulla, è il guru di turno a pensare per tutti. Uscire sembra impossibile: se te ne vai non hai più posto nel mondo fuori, ma non lo hai più neanche dentro la setta. E poi chi esce si porta semopre dietro lo stigma, la società lo bolla come sprovveduto: non è così, è superficiale bollare tutto come stupidità»

E da lì il racconto di grandi casi di sette straniere, costate la vita a tanta gente, come il suicidio di massa del Tempio del Popolo del reverendo Jim Jones e l’attentato alla metropolitana di Tokyo compiuto dagli adepti di Shoko Asahara. Ma non solo: anche l’Italia ha visto fenomeni di questo tipo, come la psicosetta Arkeon e quella delle Bestie di Novara. Un caso, quest’ultimo, che ha toccato anche la città di Vigevano, da dove provenivano sia delle vittime, sia degli indagati e dove si sono consumati molti degli abusi denunciati nei 30 anni di attività.

Ig, Ev

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