«Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva?» Con queste parole, animate da semplicità e schiettezza, la Samaritana interroga Gesù che prima le aveva chiesto dell’acqua da bere e poi si era detto sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna e toglie per sempre la sete.
Cosa intendeva dire il Signore con quelle parole e cosa ci insegna il vangelo di questa domenica per il nostro cammino di Quaresima? In questo episodio in cui una parte importante sarà dedicata al tema del culto, si presentano a noi due diverse esperienze di Dio: in tutte le religioni dell’antico mondo pagano le divinità pretendono, esigono, sono invidiose e non perdono occasione di spegnere la felicità dal cuore degli uomini, volendo tenerli a loro sottomessi per esprimere così il senso della loro gloria. A queste divinità è quindi dovuto un culto che le soddisfi e le tenga a debita distanza. Nella rivelazione di Dio al popolo di Israele, invece, Dio si presenta come colui che conosce il nome e la vita delle sue creature, conosce la storia del suo popolo, conosce le sue sofferenze e viene a salvarlo. In Gesù questa rivelazione ed esperienza di Dio giunge alla sua pienezza: è egli è il dono di Dio che non regala qualcosa, che non dedica un po’ del suo tempo, ma spende tutto se stesso nel mistero della persona di Gesù. In lui Dio si mostra anche come colui che chiede, non perché abbia bisogno, non alla maniera degli dei pagani, ma come colui che chiede ciò di cui noi abbiamo bisogno per aprire il cuore al suo dono: egli chiede da bere alla Samaritana affinchè questa, meravigliata dall’iniziativa del Signore, apra il cuore all’opera della grazia; egli chiede a noi le opere della vita cristiana, perché attraverso di esse ci lasciamo guidare a vivere sempre più autenticamente il vangelo.
Egli promette un’acqua che disseta per sempre, mostrando se stesso, il dono di Dio, come l’unico che può acquietare pienamente il desiderio di bene e di felicità che abita nel nostro cuore.
Con questa promessa egli conduce lo sguardo della nostra fede oltre i confini di questo tempo e di questa creazione, dando un valore eterno a ciò che riceviamo da Dio ed a ciò che facciamo mossi dalla gioia di aver ricevuto da lui. Il dialogo con la Samaritana illumina così il cammino della Quaresima, caratterizzata da regole, tradizioni e devozioni che agli occhi di molti paiono superate, esteriori e legalistiche. L’esperienza di Dio che conosce, che dona e che chiede per il nostro bene, fa sì che quanto noi facciamo in queste settimane non sia rivestito dell’amor proprio di chi può vantare un merito davanti a Dio o della superbia di chi si ritiene migliore degli altri: le opere quaresimali (maggiore preghiera, ascolto della Parola, grazia dei Sacramenti, rinunce che alimentano l’elemosina) sono la risposta all’invito del Signore, sono la manifestazione della gratitudine per quanto sperimentiamo della sua bontà, sono l’umile manifestazione del nostro bisogno di camminare nella fede. La Quaresima di palesa così come un tempo di grazia in cui il cuore di Dio ed il cuore dell’uomo si avvicinano fino a fondersi in un unico amore nel braciere della notte di Pasqua.
don Gianluigi Repossi, vicario foraneo di Cava Manara


