9 novembre, Dedicazione della Basilica Lateranense

La dedicazione della Basilica Lateranense è una bella occasione per consolidare il vincolo di comunione che ci lega alla Chiesa di Roma e al suo Vescovo, per rafforzare lo spirito di fraternità dei pastori con le varie comunità, “pietre vive” per la costruzione dello stesso “edificio spirituale” di cui Cristo risorto è la “pietra angolare” (cfr. 1 Pt 2, 4-6). Scorrendo le varie parti della liturgia e le letture proposte, la parola che ricorre più spesso è TEMPIO.

Già nella colletta ci si rivolge al Padre che “prepara il tempio della sua gloria con pietre vive e scelte”; nella prima lettura si parla dell’acqua che scorre sotto il tempio; nella seconda lettura San Paolo parla del corpo di ogni cristiano chiamato ad essere tempio di Dio, un tempio santo proprio perché abitato dallo Spirito; nel vangelo la scena si svolge al tempio di Gerusalemme, che Gesù promette di ricostituire in tre giorni ma alludendo ad un altro tempio, quello del suo corpo; nella orazione dopo la comunione chiediamo ancora una volta a Dio, che possiamo diventare tempio vivo della sua grazia. Nella prima lettura il profeta Ezechiele, dopo aver contemplato il ritorno del Signore a Gerusalemme, nota come dalla soglia del santuario sgorga una sorgente d’acqua viva che scorrendo verso oriente, alimenta un fiume impetuoso, che sbocca nel Mar Rosso e lo fa pullulare di vita.

commento vangelo

Attraverso questa visione, il profeta intravede un’era finale di salvezza per il suo popolo e nel tempio, purificato e rinnovato, affluiranno genti da tutte le nazioni per rendere culto a Dio. Questa acqua, per noi cristiani, ci richiama al battesimo, sacramento con il quale diventiamo cristiani, membra di Cristo, incorporati alla Chiesa e Figli di Dio, tali da poter rivolgersi a Dio chiamandolo Padre. Dopo esserci andato da neonato per la presentazione dei maschi primogeniti, ritornato a 12 anni insieme alla famiglia rimanendo in dialogo coi dottori e i sacerdoti, ritroviamo Gesù nel tempio di Gerusalemme per festeggiare la Pasqua. La reazione di Gesù, una dura reazione contro quelle che oggi chiameremmo le bancarelle (di oggetti religiosi e non solo presenti nei vari santuari) stupisce tutti quanti. I venditori si trovavano nel cortile dei pagani, il luogo accessibile ai non ebrei. Proprio questo cortile era stato trasformato in un mercato. Ma Dio vuole che il suo tempio sia casa di preghiera per tutti i popoli. Di qui la decisione di Gesù di rovesciare i tavoli dei cambiavalute e di scacciare gli animali. Questa purificazione del santuario era necessaria perché Israele riscoprisse la sua vocazione: essere luce per tutte le genti, un piccolo popolo scelto per servire alla salvezza che Dio vuole dare a tutti.

Gesù sa che questa provocazione gli costerà cara, perché rappresenta un ulteriore motivo per eliminarlo definitivamente. I suoi interlocutori chiedono un miracolo che dimostri la sua autorità, ma sappiamo bene che senza la fede nessun miracolo è possibile. E quando gli chiedono: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?» (v. 18), il Signore risponde dicendo: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere» (v. 19). Ma parlava del suo corpo che noi onoriamo in ogni celebrazione eucaristica attraverso i segni del pane e del vino. Proprio l’Eucaristia, corpo di Cristo, rappresenta la fonte e il culmine di tutta la vita cristiana. Ecco perché oggi, nel ricordare la dedicazione, ribadiamo il concetto di voler essere pietre vive perché rese vive dallo spirito. Vogliamo allora dar vita a comunità cristiane che siano vive e vivaci! La costruzione non è così veloce come dice Gesù, è impossibile costruire un tempio di mattoni in tre giorni e hanno ragione i suoi oppositori. Sappiamo bene quanto tempo ci voglia a costruire e quanto poco tempo basti per distruggere tutto: vale anche per le comunità cristiane chiamate a rinnovarsi, chiamate ad adorare Dio in spirito e verità, chiamate ad azioni di carità, amore, cura, prossimità, servizio! Invochiamo perciò l’intercessione di Maria Santissima, affinché ci aiuti a diventare, come Lei, “casa di Dio”, tempio vivo del suo amore.

don Stefano Targa

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