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mercoledì, Luglio 15, 2020
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    Il santo della porta accanto

    Quando ho letto che era stata avviata la Causa di Beatificazione di Nerino Cobianchi, ho telefonato subito a mons. Mario Tarantola, chiedendogli se poteva inviarmi qualche sussidio per incominciare a conoscere meglio tale figura di laico, di sposo e di padre. La risposta è stata immediata ed ho cominciato a leggere di lui, di cui avevo sentito tanto parlare da parte di alcuni suoi collaboratori stretti. E la sorpresa è stata grande. Sono stato colpito dall’affermazione del vescovo Giovanni Locatelli ai funerali di Nerino: “Visse per gli altri, contando sulla famiglia, non sacrificandola. Tutta la famiglia fu missionaria con lui. Ho compreso che si possono condurre queste opere, specie quando in casa c’è con te chi veramente e gratuitamente condivide”. Queste parole sono profetiche, perché anticipano alcune affermazioni di Amorris laetitia che sempre ricordiamo durante i cenacoli in preparazione al matrimonio, che anche alcuni collaboratori stretti di Nerino (Rita e Ambrogio Bazzano) hanno vissuto presso Nazaret: “Dio ha affidato alla famiglia il progetto di rendere domestico il mondo … I coniugi cristiani dipingono il grigio dello spazio pubblico riempiendolo con i colori della fraternità, della sensibilità sociale, della difesa delle persone fragili, della fede luminosa, della speranza attiva” (AL 184). L’incontro di Nerino con Graziella avviene durante una Festa di S. Valentino. Inizia il periodo del fidanzamento: “Nerino vive tutto il periodo del fidanzamento alla luce del suo Signore, seguendo, nella strada dell’amore per una creatura, Gesù maestro di amore” (Tarantola-Paesan, Nerino Cobianchi, Gribaudi, pag. 15). L’esperienza anticipa alcune osservazioni di papa Francesco: “La missione forse più grande di un uomo e di una donna è questa: rendersi a vicenda più uomo e più donna … L’amore è artigianale … (impegna a) plasmarsi l’un l’altro” (AL 221). “Matrimonio è questo: partire e camminare, mano nella mano, affidandosi alla mano del Signore” (Papa Francesco, Incontro con le famiglie, 26 ottobre 2013). La vita familiare di Nerino si snoda attraverso i gesti concreti dell’amore coniugale. “La moglie definisce i primi anni di matrimonio anni normali” (o.c. pag, 17). È “la santità della porta accanto … Sei sposato? Sii santo amando e prendendoti cura di tua moglie o di tuo marito, come Cristo ha fatto con la Chiesa” (GE 7. 14). Nascono Elena e Andrea. Nerino, convinto che il prossimo comincia dal prossimo più prossimo si impegna in modo più attento nell’educazione dei figli, proponendosi come sposo e padre. Testimonia Elena: “É sempre stato un papà molto presente; a quel tempo non aveva impegni e tutto il suo tempo libero era per noi figli. Ricordo con tanta emozione le lunghe serate invernali, quando Andrea ed io giocavamo con il papà … La serata si concludeva con la lettura di un brano della Bibbia tradotta per i bambini … Non era un papà che ci toglieva il respiro … Non ci imponeva mai nulla, proponeva e basta … Ci insegnava ad essere sempre contenti di quello che avevamo e soprattutto di quello che potevamo permetterci … Questo era il mio papà: un uomo geniale anche nell’educazione, un uomo di fantasia ed un uomo di grande determinazione” (o.c. pp. 23-24). Il suo metodo educativo è un’anticipazione di quanto scrive papa Francesco nell’Amoris laetitia: “L’ossessione non è educativa … si tratta di generare processi più che dominare spazi … quello che interessa principalmente è generare nel figlio, con molto amore, processi di maturazione della sua libertà, di preparazione, di crescita integrale, di coltivazione dell’autentica autonomia … L’educazione comporta il compito di promuovere libertà responsabili” (AL 261-262). “La famiglia deve continuare ad essere il luogo dove si insegna a cogliere le ragioni e la bellezza della fede, a pregare e a servire il prossimo … La trasmissione della fede presuppone che i genitori vivano l’esperienza reale di avere fiducia in Dio … è fondamentale che i figli vedano in maniera concreta che per i loro genitori la preghiera è realmente importante” (AL 287-288). Ho l’impressione che Nerino abbia vissuto in pienezza questi orientamenti educativi in famiglia e si proponga come modello di sposo e padre per le nostre famiglie oggi. “Tutti dovremmo poter dire, a partire dal vissuto delle nostre famiglie: «Noi abbiamo creduto all’amore che Dio ha per noi» (1 Gv 4,16). Solo a partire da questa esperienza, la pastorale familiare potrà ottenere che le famiglie siano al tempo stesso Chiese domestiche e fermento evangelizzante nella società” (AL 290). Nerino, come sposo e padre, è stato tutto questo. Il suo esempio mi evoca anche il ricordo di un’altra famiglia, che è stata tra i fondatori di Nazaret e tanto ha contribuito alla mia crescita di sacerdote: la famiglia di Fulvia e Silvio Oglio, pure segnata da tanta sofferenza, vissuta nella comunione e nella fede condivisa. Il loro impegno spaziò dal campo ecclesiale a quello politico (soprattutto Silvio): furono tra i protagonisti del XVI Sinodo Diocesano, animarono gruppi familiari, guidarono cenacoli in preparazione al matrimonio, avviarono i corsi di educazione all’amore per adolescenti. Anch’essi fanno parte di quel gruppo di famiglie che hanno vissuto con noi, proponendosi come “la classe media della santità” (GE 7), capace di “compiere azioni ordinarie in modo straordinario” (GE 17). Nerino è tra questo gruppo di famiglie che hanno segnato, nel silenzio e nel servizio umile e appassionato, la nostra storia. Noi continueremo a pregarli di continuare a suscitare famiglie il cui amore sia “giubilo per tutta la Chiesa e capace di dipingere il grigio dello spazio pubblico” (cfr. AL 1.183). Una preghiera scaturisce dal nostro cuore: “Nerino, Fulvia, Silvio, continuate a camminare con noi e sostenete le famiglie della nostra diocesi”.

    Pier Luigi Gusmitta

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