Osservatorio 04-09 / Lo squallido male

«Simone Weil dice che nell’immaginazione, nella finzione, il male è appassionante e seducente, mentre il bene è noioso, non interessante. Lo si trova anche nei miei libri: quando ho scritto “L’Avversario”, la storia di Jean-Claude Romand (che nel 1993 ha ucciso la moglie, i figli e i genitori per evitare che scoprissero due decenni di menzogne, ndr) ho pensato che fosse lui il personaggio appassionante, non la sua famiglia, non le vittime. È un pensiero molto frequente, molto naturale».

Questo racconta Emmanuel Carrère in una recente intervista col giornalista Mario Calabresi ed è una naturalezza che è facile constatare scorrendo i titoli di una libreria, le proposte di Netflix o di qualunque altro contenitore di film e serie tv streaming, i palinsesti televisivi, la gerarchia delle notizie sui media. La cronaca nera domina e lo sa bene chiunque analizzi i dati di lettura/visione di una qualunque testata giornalistica, dal locale al mondiale; due aggressioni in poche ore, raccontate nella loro crudezza essenziale, suscitano la curiosità e l’attenzione ben più di un articolo di approfondimento sullo stesso tema pubblicato qualche mese prima, perfino in chi non ama la pruderie di cui è ammantata spesso la nera. E’ un fatto di per se stesso evidente, connaturato con la natura umana, curiosa di ciò che la circonda non solo nella maniera più nobile e alta, anche se negli ultimi anni si sta creando un clima diffuso favorevole alla “seduzione del male”, di cui è testimonianza l’aumentare di leader politici di successo che si presentano dichiaratamente come “scorretti”. Senza scomodarli tutti, valga il capofila Trump e la sua orazione funebre per Charlie Kirk:

I hate my opponents and I don’t wish the best for them» («Odio i miei rivali e non desidero il meglio per loro»).

Del resto nel dibattito pubblico a tutte le latitudini (le latitudini dove esiste un dibattito pubblico) sono ormai usati termini e toni che erano inaccettabili e decretavano il declino politico di chi vi faceva ricorso. Risuona l’invito «disarmiamo le parole» di papa Leone XIV (12-05-2025). Anche qui, valga una citazione su tutte, il ministro della sicurezza israeliano Itamar Ben-Gvir: «Ritengo che a Gaza si debbano effettuare omicidi mirati, eliminandone 30-40 ogni notte. Non solo coloro che rappresentano una minaccia immediata, lì ci sono persone che non meritano di vivere, non dovrebbero vivere. Non sono nemmeno persone, è già un complimento definirle “persone”». Non si sono citati esempi italiani non per mancanza di materiale, ma per non sollecitare oltre modo le coscienze intorpidite dal riposo estivo.

Tuttavia il male è davvero così affascinante? Forse lo è finché lo si guarda da lontano, scrollando distrattamente uno smartphone, sdraiati sul divano o mentre si consuma un pasto. Lo stesso Carrère prosegue il suo ragionamento: «Ma Simone Weil sottolinea che invece nella vita reale il male è noioso, mediocre ed estremamente diffuso, mentre il bene è estremamente raro e appassionante». Quando si passa dalla politica, dalla cronaca, dal racconto alla vita emerge un terribile squallore. Vale per i carnefici del quotidiano (violenti, omicidi, truffatori) che cercano l’affermazione di un inesistente potere o l’arricchimento personale (e qui il fascino si azzera, il fine è lo stesso del più noioso dei lavori) così come per quelli che sono passati alla storia, come insegnano le loro biografie colme di miseria umana, o che ci passeranno. Conclude Carrère con Weil: «Credo che bisognerebbe ricordarsi più spesso di questo: il bene è un miracolo. Il male è la norma, e il bene è un miracolo».

Giuseppe Del Signore

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