Un’adorazione seguita da una settantina di persone, ognuna a casa propria, col crocefisso davanti a sé. È la cerimonia liturgica del venerdì santo, che ha ricordato in Duomo a Vigevano la passione di Cristo. Trasmessa sulle pagine Youtube e Facebook dell’Araldo, la cerimonia, iniziata alle 16, è stata presieduta dal vescovo, Maurizio Gervasoni, insieme a cinque sacerdoti. Di grande impatto la lettura del Vangelo di Giovanni: l’arresto nel Getsemani, il rinnegamento di Pietro, il confronto con le autorità, la flagellazione e la crocifissione, Maria sotto la croce, l’agonia e la morte, la sepoltura. «Esorto a fissare lo sguardo “a colui che hanno trafitto”, come dicono le Scritture. – ha esordito il Vescovo nell’omelia – La passione secondo Giovanni sembra un turbinio di situazioni, parole, domande, atteggiamenti che mostrano prese di posizione, decisioni, menzogne. La parte finale è attestata dall’evangelista, testimone del fatto che “hanno volto lo sguardo a colui che hanno trafitto”».
Volgere lo sguardo: cosa può significare questo? Assistiamo ad atteggiamenti contraddittori e violenti, e al centro c’è Gesù, agnello debole, indifeso, che chiede di concentrarsi ciò che vale davvero nella vita: il Regno di un altro mondo.
Monsignor Gervasoni ha poi concentrato l’attenzione sul comportamento dell’apostolo Pietro, che prima difende Gesù tagliando un orecchio al servo del sommo sacerdote, e poi lo rinnega: «E’ il destino degli uomini. E le percosse a Gesù davanti a Pilato sono l’occasione per andare alla ricerca della verità. Il destino dei suoi, dei giudei, tutto si accalca intorno a Gesù come il mare in burrasca. Cosa resta a Gesù? Il mistero dell’uomo. Ma cos’è l’uomo? Giovanni ricorda con grande maestria che sotto la croce ci sono lui e Maria. Non fanno domande, amano questa persona, la guardano con gli occhi del dolore. Non hanno in testa altro che il dolore finisca, e la vita di Gesù venga salvata. Da loro scaturisce una parola di speranza. Anche noi in questo tempo di sofferenza siamo esortati a guardare le persone per quello che sono. Il mistero dell’esistenza umana porta in sé qualcosa di grande. Anche noi siamo esortati a volgere lo sguardo a Gesù. Un sentimento da esprimere che diventa la via per percepire il mistero di un amore grande che finisce nel consegnarsi al Padre. Questo sguardo diventa adorazione, silenzio, comunione del cuore. Da questo nasce la Chiesa».





