«Custodire voci e volti umani»

In un tempo in cui le macchine imparano a parlare, imitano emozioni, costruiscono immagini e producono relazioni virtuali, Papa Leone XIV sceglie di partire da ciò che nell’uomo resta irriducibilmente unico: il volto e la voce.

papa Leone XIV
papa Leone XIV

LA PERSONA UMANA È questa l’immagine che attraversa il Messaggio per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, che la Chiesa celebrerà domenica 17 maggio. Un testo intenso e profondo, dedicato al rapporto tra comunicazione, intelligenza artificiale e dignità della persona umana. “Custodire voci e volti umani”: già il titolo contiene il cuore della riflessione. Per il Papa, volto e voce non sono semplici caratteristiche esteriori, ma il luogo stesso dell’identità e dell’incontro. Gli antichi greci indicavano la persona con il termine prósōpon, cioè “ciò che sta davanti allo sguardo”; il latino persona richiama invece la voce che “risuona”. Volto e voce diventano così il segno concreto della dignità dell’uomo creato a immagine di Dio. È qui che il Messaggio assume una profondità particolare. Leone XIV non si limita a mettere in guardia dai rischi tecnologici, ma individua una questione ben più radicale: l’intelligenza artificiale rischia di modificare il modo stesso con cui l’uomo percepisce sé stesso e gli altri. “La sfida non è tecnologica, ma antropologica”, scrive il Pontefice.

IL RISCHIO Il Papa osserva come i sistemi di IA stiano entrando nel livello più profondo della comunicazione umana: quello delle relazioni. Chatbot, influencer virtuali e modelli linguistici sono ormai capaci di simulare empatia, emozioni e dialoghi personalizzati. Il rischio, però, è quello di sostituire progressivamente le relazioni autentiche con mondi artificiali costruiti “a nostra immagine e somiglianza”, perdendo così il confronto con l’altro reale, sempre diverso da noi. Molto forte è anche la riflessione sui social network e sugli algoritmi che governano le informazioni. Sistemi progettati per massimizzare il coinvolgimento tendono a premiare indignazione, reazioni impulsive e polarizzazione sociale, mentre ascolto, riflessione e pensiero critico vengono penalizzati. Il risultato sono “bolle di facile consenso e facile indignazione” che impoveriscono il dialogo pubblico. Il Papa affronta poi un altro tema decisivo: il rischio di delegare il pensiero alle macchine.

L’intelligenza artificiale può certamente aiutare e assistere l’uomo, ma rinunciare alla fatica del pensare, della ricerca e della creatività personale significa, secondo Leone XIV, “seppellire i talenti” ricevuti.

IL POTERE Non manca infine una forte preoccupazione per il potere concentrato nelle mani di poche grandi aziende tecnologiche, capaci di orientare informazioni, comportamenti e persino percezioni della realtà. Per questo il Papa richiama con forza la necessità di responsabilità, trasparenza ed educazione. Il Messaggio, tuttavia, non è una condanna della tecnologia. Al contrario, Leone XIV parla di una possibile “alleanza” tra uomo e innovazione digitale, fondata su tre pilastri: responsabilità, cooperazione ed educazione. Diventa così decisiva una vera alfabetizzazione ai media e all’intelligenza artificiale, soprattutto per le nuove generazioni. Il testo si chiude con un appello che riassume l’intero Messaggio: “Abbiamo bisogno che il volto e la voce tornino a dire la persona”. Nell’epoca delle simulazioni perfette, custodire il volto e la voce umana significa custodire la verità stessa dell’uomo, la sua libertà e la sua capacità di entrare in relazione autentica con gli altri.

don Carlo Cattaneo

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