Il comandamento più grande

Nella terza e ultima disputa incontriamo di nuovo i farisei, gli avversari «storici» di Gesù. Matteo li pone immediatamente in luce negativa: essi, avendo udito che il Signore aveva chiuso la bocca ai sadducei, si riuniscono insieme e uno di loro, un dottore della legge, interroga Gesù per metterlo alla prova.

LA LEGGE Per comprendere la domanda: «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?» (Mt 22,35) dobbiamo entrare nella mentalità di chi la sta ponendo: i farisei osservavano con estremo rigore la Legge, cioè i comandamenti di Mosè, dai quali avevano ricavato un’infinità di norme e di divieti che osservavano e che pretendevano fossero osservati dagli altri: da ciò deriva quella loro aria di superiorità e disprezzo, con cui i farisei sono spesso dipinti nei Vangeli… In origine, questo loro rigore cercava di perseguire un fine positivo: volevano far entrare la Legge in ogni minimo ambito di vita, perché la fede in Dio (che deve necessariamente incarnarsi nella vita) potesse arrivare ovunque. Col passare del tempo, tuttavia, questo fine si era smarrito, così che, persa la componente relazionale dei comandamenti, che ne faceva uno «strumento» dato all’uomo per vivere concretamente il suo rapporto con Dio, i comandamenti stessi erano diventati qualcosa di «assoluto» (nel senso etimologico di «sciolto», da tutto): dovevano essere osservati e basta; paradossalmente, dovevano (e potevano) esserlo anche «senza Dio».

UN LABIRINTO Tanto peggio, ai tempi di Gesù la Legge, ormai così concepita, era divenuta un enorme e intricato «labirinto» fatto di precetti e divieti, nel quale ovviamente ci si perdeva: come trovarne l’uscita, ovvero «il» grande comandamento (uno solo!)? Citando alcuni passi dell’Antico Testamento, Gesù dimostra che i farisei, se solo avessero voluto, avrebbero potuto trovare, in quelle Scritture che ben conoscevano, il bandolo per sbrogliare la matassa che essi stessi avevano ingarbugliato. «Amerai il signore tuo Dio con tutto il tuo cuore con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il grande e primo comandamento» (Mt 22,37-38; cf. Dt 6,5; Gs 22,5): Dio, cioè, ci chiede di stare nel Suo amore, amandolo a nostra volta.

L’AMORE PER DIO Gesù fa così tornare in primo piano la componente relazionale, l’amore per Dio, che costituisce anche il criterio fondamentale per valutare i comandamenti: essi sono indicazioni, o «strumenti», per tenere fissa la meta, e «funzionano» nella misura in cui ci portano a essa. Gesù poi, nonostante il dottore della Legge non chieda più nulla, prosegue: «Il secondo comandamento poi è simile a quello: Amerai il tuo prossimo come te stesso» (Mt 22,39; cf. Lv 19,18.34): dunque, i comandamenti sono due, e non possono sussistere l’uno senza l’altro; la «misura», e al contempo la «prova», del nostro amore per Dio, è infatti l’amore per il prossimo, come scrive chiaramente l’apostolo Giovanni nella sua prima Lettera: «Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede» (1Gv 4,20). Dobbiamo ammettere che, tante volte, non troviamo in noi la forza di amare questo «prossimo» (che non possiamo ridurre a chi già ci ama e che amiamo!): dobbiamo allora ritornare a Dio, a Colui che ci ama per primo, per trovare in Lui quel coraggio che a noi manca… E così, il cerchio si chiude. Infine, Gesù conclude: «Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti» (Mt 22,40): in questo amore che lega ogni uomo a Dio e agli altri uomini, troviamo dunque il «cuore» dei comandamenti, cioè della «Legge», e dei «Profeti», cioè di coloro che, nel corso della storia di Israele, si sono fatti carico di ricordare al popolo questo duplice, ma in realtà unico, amore. Guardando ai farisei, sostiamo sul senso ultimo di tutto ciò che facciamo: tante volte ci pare di correre continuamente da una parte all’altra e ne avvertiamo solo la fatica e il logorio… la vita, però, non è questione di obbligo, ma di amore e di relazioni, in cui questi stessi obblighi nascono e trovano la loro ragion d’essere.

don Luca Gasparini

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