Quaresima, seguire il cammino di Dio

«Allah non se ne fa niente del digiuno, se non siamo persone oneste», così il primo venerdì di Ramadan un imam di Torino esordisce nel suo sermone. Seduto in fondo alla moschea penso alla denuncia profetica dell’ipocrisia religiosa, denuncia che attraversa tutto il Primo Testamento, per arrivare a Gesù. Perché le religioni sono diverse, ma i modi di viverle sono simili.

VESTITI DIVERSI Il digiuno, la preghiera, la carità e spesso anche le brutture come l’ipocrisia e la smania di potere ci accomunano. Le religioni sono come dei vestiti diversi che ci mettiamo, diceva un mio amico senegalese: io prego in chiesa e tu in moschea, io digiuno dalla birra, tu dall’alba al tramonto, tutti e due preghiamo, tutti e due digiuniamo. Un saggio paragona la fede al proprio amore. Immaginiamo, per spiegare, due coppie di amici: Giovanni ama Chiara e Mohammed Fatima. Ogni famiglia ha rituali, cibi, orari diversi, eppure, quando si frequentano, ogni coppia riconosce nell’altra i propri sentimenti. L’amore di una coppia si percepisce nonostante i modi di esprimerlo siano differenti. Essere cristiani non significa avere paura dell’altro, ma lasciarsi sorprendere dall’altro, scoprendo che il suo rapporto con Dio è autentico. È quello che fa Gesù davanti alla fede di pagani, come il centurione o la donna sirofenicia.

Fra Luca Minuto

CRESCITA Quest’anno l’inizio della Quaresima e del Ramadan coincidono. Può essere occasione di crescita spirituale, nella misura in cui sapremo osservarci gli uni gli altri. Nel Corano troviamo scritto: «A ciascuno di voi abbiamo assegnato una regola e una legge. Se Dio avesse voluto, certo avrebbe fatto di voi una sola comunità. Ma vuole provarvi con quanto vi ha dato. Gareggiate dunque nelle buone opere» (Surat Al Ma’ida, v. 48, traduzione di Gabriele Mandel). «Gareggiate nelle buone opere»: questo imperativo ci porta al cuore della questione, nessuno deve convertire nessuno, ma la pratica intensa e sincera della propria religione è incitamento per l’altro a vivere altrettanto intensamente la propria fede. È interessante osservare come in paesi musulmani come il Pakistan o l’Egitto molti cristiani, durante la Quaresima, digiunino dall’alba al tramonto, come fanno i musulmani durante il Ramadan. No, i cristiani non stanno tradendo la propria identità, stanno adeguando una pratica per essere testimoni comprensibili, vivendo la stessa esperienza di san Paolo, che dichiara:

Mi sono fatto tutto a tutti, per salvare qualcuno (1Cor 9,19).

IL CAMMINO Questo salvare qualcuno non può essere ridotto a convincere il prossimo a diventare cristiano, piuttosto a dare la vita perchè il prossimo sia libero, libero di costruire la sua umanità, libero di vivere la sua religione; così come ci ha insegnato il Concilio Ecumenico Vaticano II con la dichiarazione Dignitatis Humanae, dove la Chiesa fa suo il concetto di libertà religiosa, già prevista da alcuni ordinamenti civili, cogliendone la chiara ispirazione cristiana. Che il nostro essere cristiani sia di stimolo e aiuto ai musulmani che vivono tra noi, per seguire ancora più intensamente il cammino che Dio ha donato loro, questo credo sia un augurio di fraternità che possiamo rivolgerci. E che questo tempo di Quaresima, concomitante con il Ramadan, ne sia il tempo propizio.

frate Luca Minuto (ofmCap)

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