Beato Matteo / La sfida della santità

«In un mondo che cambia, i santi non solo non restano spiazzati storicamente o culturalmente, ma stanno diventando un soggetto ancor più interessante e attendibile». Così l’allora prefetto della Congregazione per le cause dei santi, il card. José Saraiva Martins si esprimeva nel 2003 in una riflessione dal titolo provocatorio “Il significato dei santi oggi in un mondo che cambia”. E la domanda di partenza, «ha senso ancora proporre figure di santità nel contesto attuale?», ha un suo fondamento. Può essere interessante, per una Chiesa di Vigevano che si appresta a vivere le celebrazioni di un beato vissuto più di 600 anni fa, applicare questo filtro per comprendere come i passi del “lontano” fra Matteo Carreri possano calcare le convulse trafficate strade della città di oggi per predicare ancora, con la parola e con lo stile, ai concittadini di questo secolo.

SEMPRE ATTUALI? Se si guarda al variegato panorama di storie ed esperienze umane che popolano il ricco calendario della Chiesa Cattolica, si scorge la presenza, la convivenza si potrebbe dire, di personaggi dalle caratteristiche e dai vissuti diversi e quasi contrastanti. Si passa da santi che hanno vissuto fino in fondo la testimonianza della carità, ad anime nascoste in una contemplazione e una “fuga dal mondo” che spaventano e lasciano perplessi. Ci sono nomi balzati agli onori delle cronache in anni vicini all’epoca contemporanea e uomini e donne così lontani nel tempo da sfiorare la leggenda. Se non di eliminazione, quantomeno di aggiornamento sembrerebbe esserci bisogno, soprattutto tenendo conto del calo generale della pratica religiosa e del venire meno della devozione popolare. È un “segno dei tempi” che tocca tutti, ma riguarda soprattutto quelle vicende collocate in un contesto storico e culturale così differente dall’oggi da sembrare incapaci di parlare a uomini del 2024. La sfida della santità sta qui; e qui risiede il suo valore che ne fa percepire l’origine “per Grazia” e non semplicemente “per natura”. Sì perché il santo è come una parabola che racconta il Vangelo dentro i giorni, le azioni, i sentimenti e le passioni di un uomo concreto che diventa modello attualizzabile in ogni tempo. Il santo provoca perché costringe a riflettere sulla propria vita, sul proprio tempo e a chiedersi:

Oggi come quello stesso Vangelo, quella stessa testimonianza chiede di essere concretizzata?

Ecco la vera devozione che diviene meditazione e scelta di vita. E si può fare tanto con l’eremita vissuto nell’alto medioevo quanto con il missionario ucciso dai guerriglieri nell’America latina degli anni ‘80. Basta leggere con la lente del Vangelo.

CARRERI OGGI Uomo appassionato di Cristo e predicatore ardente, Matteo Carreri, domenicano di Mantova, ha percorso l’Italia centro-settentrionale combattendo aspramente contro due flagelli che dilaniavano la comunità cristiana: l’abbandono della messa domenicale e i divertimenti senza freno che avviluppavano soprattutto i giovani. Categorie dentro le quali rientravano fattispecie diverse, ma problemi ancora oggi molto presenti nel vissuto di una società formalmente ancora cristiana. Levare la parola, darsi da fare perché l’esperienza del lavoro, il ritmo della vita sia regolata dal riferimento al Creatore che si è scelto un giorno per riposare e per stare con i suoi figli; aiutare a impostare una dimensione necessaria come il divertimento secondo dei principi che difendono la persona dal rischio di finire schiava di dinamiche pericolose. Sono degli esempi di come la testimonianza di Matteo possa essere valida ancora oggi, anzi necessaria. Indicare Gesù come “colui che ha dato la vita per te”, facendo sentire l’uomo amato da un Dio spesso incasellato nell’immaginario di un giudice o di un despota capace di dare solo delle regole, è una medicina che cura l’angoscia e l’isolamento dell’uomo contemporaneo. E si potrebbe continuare. Insomma anche un frate vissuto alle soglie dell’epoca rinascimentale può essere attuale se si ha il coraggio di lasciarsi provocare dalla sua narrazione umana e cristiana. Ma in fondo è questo il “proprio” dei cristiani, quell’essere “sale e luce”, capace di non oscurarsi e non perdere sapore nemmeno sotto il peso degli anni.

don Carlo Cattaneo

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