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    HomeDiocesiSpeciale Sant'Ambrogio, l'iconografia del santo

    Speciale Sant’Ambrogio, l’iconografia del santo

    I Vigevanesi scelsero più di dieci secoli fa Sant’Ambrogio come loro patrono principale intitolandogli la chiesa maggiore, il cui nome che compare in una pergamena dell’anno 962: il più antico documento che menziona la nostra città.

    Il legame tra Vigevano e il Santo si è espresso nei secoli anche nelle forme artistiche e proprio la nostra chiesa cattedrale conserva molte opere di gran pregio. Per tratteggiare pur sommariamente un percorso nell’iconografia del nostro patrono dobbiamo cominciare non da una chiesa ma dall’antico palazzo comunale. Nel salone d’onore della cassa di risparmio, in Piazza, l’antica municipalità commissionò nel 1515 a un ignoto pittore, che sembra il celebre Gaudenzio Ferrari (1475? – 1546), un grande affresco a ornare la sala che fino al 1911 ospitò le sedute del consiglio comunale. Al centro in trono è la Madonna con il Bambino con accanto San Pietro e Sant’Ambrogio.

    Madonna in trono col bambino tra San Pietro e Sant’Ambrogio

    Della stessa mano pare il Sant’Ambrogio rappresentato in una delle lunette che come sovrapporte ornano il corridoio principale dell’odierno municipio. Esse provengono dall’antica cappella privata dei Duchi nel maschio del castello sforzesco, da dove furono strappate nel 1855 quando gli appartamenti furono smantellati per ridurre tutto a caserma. Di qualche anno successivo è un polittico già all’altare della chiesetta di San Giorgio raffigurante sotto il titolare della chiesa, la Santa Vergine tra Sant’Ambrogio e il Beato Matteo Carreri, che il Comune proclamò solennemente protettore di Vigevano nel 1518.

    Finalmente ci portiamo nella chiesa cattedrale, andando innanzitutto a scovare due dipinti custoditi raffiguranti il nostro Patrono. Si tratta di due grandi telari accostati che chiudono l’attuale cassa dell’organo, alla sinistra dell’andito della sagrestia capitolare. Fino alla costruzione delle attuali orchestre e cantorie dell’organo (1830) chiudevano come ante gli organi gemelli. Rappresentano Sant’Ambrogio che appare con l’immancabile staffile sulle nuvole nel turbine della battaglia di Parabiago (21 febbraio 1339) che consacrò i Visconti Signori di Milano. Oppure semplicemente un’allegoria della lotta contro gli Ariani per la difesa dell’ortodossia nicena: erano attribuiti un tempo al vigevanese Bernardino Ferrari (1490 – 1524), ma più facilmente di più tarda mano.

    Sant’Ambrogio con pastorale e staffile (XVI)

    Nello stesso andito, sopra il monumento funebre al primo vescovo di Vigevano, è una bella tela ad olio che raffigura Sant’Ambrogio in abiti pontificali, con in mano il pastorale e l’immancabile staffile: riproduce esattamente il gonfalone municipale di Milano e risale alla metà del sec. XVI. Nei tempi andati veniva esposto al centro della facciata del Duomo nei giorni della festa di Sant’Ambrogio. Lo stesso soggetto era riprodotto nel sigillo ufficiale della municipalità del Comune di Vigevano (fino all’età napoleonica), nelle copertine dei registri di Simone del Pozzo e degli Statuti di Vigevano (1530), oltre che sul portone dell’ex tribunale, già convento domenicano di San Pietro martire, fondato per voto pubblico del Comune nel 1444. Il vescovo – architetto Caramuel volle riprodurre questa iconografia tipica anche nella statua che orna il timpano della facciata del Duomo, a pendant di quella di San Carlo Borromeo, dai gesti più composti e rassicuranti.

    Nello stesso andito, a destra del presbiterio del Duomo, è appeso un quadro del romano Pietro Gagliardi (1809 – 1890) eseguito nel 1876 raffigurante la Vergine in trono tra San Giuseppe e Sant’Ambrogio. In quello del lato opposto, tra i quadri appesi è una tela di ignoto autore del secolo XVI raffigurante Sant’Ambrogio genuflesso e in abiti pontificali che presenta a Dio un plastico raffigurante la città di Vigevano tra le mura: sono riconoscibili alcuni campanbili e la torre del Bramante (senza il cupolino barocco aggiunto dal Caramuel).

    Vergine in trono tra San Giuseppe e Sant’Ambrogio (XIX)

    Altre opere santambrosiane sono sparse in chiesa: nella cappella del SS. Sacramento o di San Carlo è appeso un polittico cinquecentesco di ambito lombardo che era nella cappella di Sant’Agostino nel vecchio duomo (di patronato dei Gusberti). Nello scomparto di sinistra: Sant’Ambrogio battezza il giovane Agostino. All’altare della cappella è un quadro del veronese Francesco Lorenzi (1723 – 1787), allievo del Tiepolo, che raffigura la Madonna con il Bambino tra San Carlo Borromeo (in abiti cardinalizi) e Sant’Ambrogio (con il piviale pontificale). Nella cappella del Crocefisso (la prima entrando a destra) è una grande tavola datata 1531 donata dal Duca Francesco II Sforza insieme agli arazzi, i codici miniati e le argenterie che formano il nucleo del cosiddetto “tesoro del Duomo”. Accanto alla Vergine Addolorata ai piedi della croce il pittore Cesare Magni (1492 – 1534) ha raffigurato Sant’Ambrogio con la croce astile che appoggia la mano sulla spalla al primo vescovo di Vigevano, quasi a rincuorarlo per il ministero episcopale nella nostra città. Ma è soprattutto il ciclo pittorico che impreziosisce la nostra chiesa cattedrale a offrire un prezioso riferimento per l’iconografia santambrosiana. Nel 1828 il milanese Vitale Sala (1803 – 1835) eseguì il fastoso affresco del catino sopra l’altare maggiore monumentale, che nascondendo le proporzioni diverse tra coro e presbiterio glorifica il nostro Patrono tra nuvole ed angeli musicanti.

    Polittico cinquecentesco con immagini di Sant’Ambrogio

    Il ciclo decorativo del Duomo venne ripreso vent’anni dopo, affidando allora celebre Francesco Gonin (1808 – 1889) la realizzazione degli splendidi affreschi che ornano le volte e la cupola. Al centro della volta della navata centrale un vigoroso affresco raffigura la consacrazione episcopale di Sant’Ambrogio, accompagnato da due altri più piccoli ma non meno vigorosi nell’impianto e nei colori, raffiguranti l’elezione di Ambrogio a vescovo di Milano (verso l’ingresso) e il divieto all’imperatore Teodosio di entrare in chiesa dopo la strage di Tessalonica. Il ciclo si completa in questa porzione di volte con otto medaglioni raffiguranti episodi dell’Antico Testamento che simboleggiano l’ufficio sacerdotale. Altri quattro medaglioni con il medesimo soggetto si affiancano ai grandiosi episodi raffigurati nei riquadri dei transetti: a sinistra Sant’Ambrogio che battezza il giovane Agostino, e a destra Sant’Ambrogio riceve il Viatico da Sant’Onorio vescovo di Vercelli. Il Gonin (o meglio i suoi colti committenti) non dimenticò neanche i fratelli di Sant’Ambrogio, i Santi Satiro e Marcellina che furono dipinti in medaglioni nella volta del presbiterio, ai lati della SS. Trinità.

    A questa rassegna andrebbero aggiunte le importanti miniature dei libri liturgici donati alla Cattedrale dal Duca Francesco II Sforza: tra questi l’ordinazione episcopale dipinta nell’Evangelario, oppure nell’Epistolario, un bel Sant’Ambrogio di Agostino Decio (1515? – 1590) Più recente la bella vetrata del coro della cattedrale raffigurante il Santo eseguito da Aristide Arbertella nel 1936. Nell’aula magna del Seminario Vescovile è un dipinto della vigevanese Maria Grazia Simonetta raffigurante la Santa Vergine tra i Santi Carlo Borromeo ed Ambrogio Vescovo, a testimoniare la continuità dell’arte nei secoli fino ai giorni nostri.

    Non sono molte le raffigurazioni di Sant’Ambrogio nelle chiese della nostra diocesi, alcune delle quali però di grande pregio. Spicca la tela di Giovanni Battista Crespi detto Cerano (1573 – 1632), firmata e datata 1610, nella basilica di San Lorenzo a Mortara, raffigurante il SS. Crocefisso tra Santa Maria Maddalena, San Lorenzo e Sant’Ambrogio. Segnalo infine a Cassolnovo, nel coro, un bel ritratto di Sant’Ambrogio (1901) del vigevanese Luigi Bocca (1872 – 1930).

    don Cesare Silva

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