Viaggio in Paese / Lomello, dove la Storia respira

La prima chiesa che si incontra a Lomello, venendo dalla stazione ferroviaria attraverso una via Roma pavimentata in cubetti di porfido (i cosiddetti “sampietrini”) è San Rocco, ormai sconsacrata ma adibita a sala polifunzionale in grado di ospitare concerti, convegni, mostre e presentazioni di libri.

GIOIELLI DI PIETRA Se prima di lasciare via Roma, però, si gira subito a sinistra, è possibile visitare quel gioiellino romanico lombardo dalla facciata barocca che è la parrocchiale di San Michele Arcangelo, e che custodisce una reliquia della santa croce donata nel 1370, in punto di morte, dal legato pontificio Guillaume De Gros. Ma quello che allarga il cuore quando si arriva in piazza Teodolinda, dopo aver ammirato l’imponente castello Crivelli (ancora per poco sede del municipio, quasi pronto a trasferirsi nell’edificio in ristrutturazione che per molti anni, proprio di fronte al maniero, ha ospitato la storica sede della Pro loco) è la vista della basilica di Santa Maria Maggiore e del battistero di San Giovanni ad Fontes.

LA STORIA RESPIRA Uno spettacolo che riempie l’anima, e che si rinnova anche all’interno della struttura, con colonne che si ergono dal pavimento in pietra reggendo archi a volta slanciati verso l’alto. È il respiro di una storia antica, quello che si sente attraverso le pietre e i mattoni della chiesa, e che aleggia anche nella parte sotterranea del battistero. Un respiro che continua attraverso gli abitanti, fieri di ereditare la tradizione di un luogo così illustre, che ospitò le nozze della regina dei longobardi, Teodolinda, col duca di Torino, Agilulfo. Lomello è un posto dove tutti si conoscono, dove si da del “tu” alla sindaca Silvia Ruggia, che giornalmente viene fermata per strada e assillata da mille richieste: dalla segnalazione di un tetto pericolante a una lamentela per problemi di vicinato, da chi cerca un lavoro a chi rischia di essere sfrattato di casa. Ma un sindaco non si limita soltanto ad ascoltare. «Di sera giro per le strade e mi assicuro che l’illuminazione pubblica funzioni — racconta Silvia Ruggia — dato che ogni tanto alcune zone restano al buio per via di alcuni problemi dell’Enel, e controllo anche, fino a quanto possibile, che i rifiuti per la raccolta differenziata porta a porta siano conferiti correttamente, avvisando gli eventuali “trasgressori” che magari c’è della carta in mezzo alla plastica, o cose del genere».

COME A SCUOLA Avvisare prima di sanzionare. Un metodo che la sindaca, ex maestra di scuola, conosce bene: ma che alunni sono, i cittadini di Lomello? «Diciamo — Silvia Ruggia sorride — che alcuni potrebbero applicarsi di più. Ma nel complesso sono bravi. Ultimamente sono arrivate anche alcune famiglie da Milano, attirate dal fatto che qui la vita è tranquilla, e grazie a treni e pullman ci sono i collegamenti con Pavia e Alessandria. Certo, fare il sindaco è impegnativo, ma o lo fai fino in fondo, o lasci perdere. A me non piace stare al tavolino o alla scrivania».

La Pro loco, da Teodolinda allo “strachìn“

Non si può parlare di Lomello senza citare la Pro loco, a cui si deve gran parte della valorizzazione culturale del luogo: visite guidate alla basilica e al castello Crivelli; itinerari tematici e laboratori didattici per le scuole; mostre, presentazioni letterarie e conferenze (nel 2025 per il millenario della basilica, quest’anno per l’ottavo centenario della morte di san Francesco). E poi la parte ludico-folkloristica: la festa longobarda “Laumellum” a metà giugno, con la rievocazione storica delle nozze di Teodolinda; le “palle di Agilulfo” (praline di cioccolato in onore del duca di Torino) e la sagra del gorgonzola (qui chiamato “strachìn”). Il presidente della Pro loco è Gabriele Prinelli:

Ho ricoperto questo incarico per 8 anni non consecutivi — racconta — ma col rinnovo delle cariche, a luglio, lascerò il posto ad altri: è giusto che ci sia un ricambio generazionale. E poi guidare l’associazione è sì un part-time, ma ti impegna per 365 giorni all’anno.

Una fede costruita con mattoni rossi

E se la Pro loco è il motore culturale e folkloristico, la cura quotidiana di quella “fede di mattoni rossi” spetta al parroco don Roberto Signorelli. Anche per lui, guidare una comunità che custodisce un tesoro millenario è un impegno che non conosce sosta. «Spesso i visitatori arrivano qui e restano incantati dalle chiese — racconta il sacerdote — ma la sfida più grande è far sì che queste pietre non diventino un semplice museo. Devono rimanere luoghi di incontro per la comunità. Per questo dall’anno scorso, in occasione del millenario della basilica, si è costituito un comitato d’accoglienza di volontari per l’assistenza di pellegrini e visitatori Quando c’è bisogno di rimboccarsi le maniche per la parrocchia o per dare una mano a chi è in difficoltà, i lomellesi rispondono sempre con un cuore grande. E la comunità è orgogliosa di questo patrimonio religioso che viene vissuto attraverso le celebrazioni sia in San Michele sia in basilica».

Dalla Basilica uno spirito circolare

La circolarità di Lomello, il cui centro storico è circondato dai resti di antiche mura romaniche visibili ancora oggi, è ciò che incarna lo spirito del luogo. A partire dalla Basilica col Battistero, che porta con sé secoli di storia. Una storia che trasuda dalle pietre, e che sembra quasi parlare. Significativa la poesia che Maria Clara Quinale, scrittrice e pittrice di Lomello, per il Millenario 2025 ha pubblicato su una cartolina con un suo disegno a carboncino di Santa Maria Maggiore:

Mormora grandiosità quest’Arte di rossi mattoni. / Traspare la storia / tra forme e silenzi, / trasuda leggende / e profumi d’incenso, / aleggia nell’aria / il “Kyrie” del coro / di Messe solenni. / Mi fermo, m’incanto a guardare: / le nicchie a levante / i grand’archi centrali… / e fra volte a crociera / e colonne imperfette / m’incanto e assaporo / il sovrano silenzio / che scioglie nel petto / sottili emozioni.

Emozioni condivise da Tina Panzarasa, che per molti anni ha condiviso col marito Gian Franco Magenta (scomparso nel 2022) la passione per la storia di Lomello, fondando nel 2012 l’associazione culturale Biblioteca Giovannini-Magenta, che custodisce un patrimonio librario di oltre 11mila volumi in gran parte appartenuti al poeta e giornalista lucchese Romeo Giovannini e che promuove incontri per le scuole, concorsi letterari, conferenze divulgative su tematiche sociali, dalla cura dell’ambiente ai diritti delle donne. «Pensiamo alla gente che ha costruito la basilica portando pietra su pietra — racconta Tina — alla comunità che si è unita, ai manovali e agli architetti. Dai ricordi del passato abbiamo solo da imparare. Il pavimento che è stato calpestato per eccoli da persone diverse è lì sotto i nostri piedi, è lì che c’è l’infinito: il potere spirituale della Chiesa, mentre il Castello incarna il potere temporale. Dai festeggiamenti per il millenario la basilica non ha preso niente: casomai ha dato qualcosa. Ecco, l’augurio che vorrei fare ai visitatori è che quando lasceranno Lomello possano portarsi dentro la gioia, con uno spirito quasi rinnovato. Lo stesso spirito che aveva Gian Franco; la modestia, la capacità di dire quel che pensava, l’amore per il paese e la sua gente».

Davide Zardo

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