Viaggio in Paese / Sommo, tra il fiume e il cielo

Sommo ha un carattere molto diverso da tanti paesi della cintura urbana pavese. È un Comune piccolo, circa 1.150 abitanti, appoggiato tra la Lomellina e la valle del Po, quasi come una lingua di terra sospesa sopra la pianura.

RACCOGLIMENTO L’impressione che dà, arrivandoci in pullman, è quella di un luogo appartato. Non isolato, ma raccolto. In municipio spiccano foto di John Kennedy, Falcone e Borsellino. Un richiamo alla legalità e all’impegno sociale che si rispecchia anche nella sindaca di Sommo. Giovanna Paola Ferrari — capelli corti, sguardo fermo — ha i modi diretti ma discreti di un funzionario di polizia, e infatti dal 1992 al 2012 ha lavorato alla Questura di Pavia. «Abbiamo gli stessi adempimenti dei Comuni più grandi — racconta — solo che il personale è sottodimensionato e dobbiamo cercare di migliorare i servizi. Mancano le risorse umane, rischiamo sempre di restare un passo indietro e questo mi dispiace. Ma abbiamo un centro sportivo comunale di alto livello, con utenti che vengono fin da Piacenza». E le strade sono pulite, nessuno butta rifiuti per terra. Inoltre molte abitazioni, a cura della Soms, sono abbellite da tavolette in terracotta con frasi di Shakespeare e di altri autori, e da dipinti di artisti di tutta Italia che hanno riprodotto la storia dell’asino Bricco, la mascotte del paese.

Giovanna Paola Ferrari sindaca Sommo

I SERVIZI E i trasporti? «Avremmo bisogno che il servizio di trasporto urbano da Pavia, che si trova a dieci minuti da qui, arrivasse fino a noi. Sarebbe un bene anche per Pavia, che così con meno macchine in circolazione avrebbe un traffico più leggero». Le strade non hanno il traffico continuo dei centri più grandi, e il paesaggio conserva ancora qualcosa della campagna padana più autentica: campi, argini, filari, nebbie d’inverno e tramonti larghi d’estate. Il Po, anche quando non si vede, sembra restare sullo sfondo come una presenza silenziosa. Storicamente Sommo è un paese che ha convissuto con il fiume in modo quasi drammatico. Nei secoli le erosioni del Po hanno cancellato parti dell’abitato, chiese e perfino un castello, costringendo gli abitanti a ricostruire più volte il paese. Forse anche per questo si percepisce una certa tenacia lombarda, concreta e poco incline alle grandi parole.

Abbiamo molte richieste di gente che viene da fuori e vorrebbe venire ad abitare qui — continua la sindaca — ma purtroppo ci sono poche case, perché restano solo terreni agricoli non edificabili. È un posto tranquillo, e cerchiamo di dare tutti i servizi che possiamo.

SILENZIO La comunità sembra ruotare ancora molto attorno ai luoghi di aggregazione tradizionali: la parrocchia, l’oratorio, le associazioni e le iniziative locali. L’aria che si respira è più quella delle persone che si conoscono per nome, delle biciclette appoggiate ai cancelli, dei pensionati che si fermano a parlare davanti al bar o alla chiesa. C’è una dimensione lenta, quasi fuori moda, che in certi pomeriggi di pianura può sembrare malinconica e in altri rassicurante. Sommo assomiglia a una pagina un po’ ingiallita di un vecchio libro della Bassa. Non piena di avventure clamorose, ma di storie minime, di memoria contadina, di argini, campane e foschia. Un posto dove il silenzio non è assenza di vita, ma una delle sue forme.

La giornalista dei Vip del cinema

mariarosa rancati

C’è solo un bar a Sommo, ma il titolare è molto cordiale. Quando gli chiedo di raccontarmi qualcosa della vita in paese, prima che lui possa rispondere si fa avanti una signora simpaticissima. Mariarosa Rancati, ex funzionaria comunale, è stata anche giornalista e inviata per le pagine culturali di alcune testate milanesi. Nel 2000 ha pubblicato “Il primo giorno”, la storia di una ragazza che cerca di riscattarsi dall’ansia e dal dolore: un’opera a metà strada tra la narrativa “rosa” e il romanzo di formazione. Mi mostra degli album fotografici di quando collaborava con la stampa, e riconosco Massimo Ciavarro, Maurizio Costanzo, Franco Zeffirelli, Lina Wertmuller, Silvana Strocchi (che recitò con Fellini e Pupi Avati) e molti altri, tra prime alla Scala e festival di Cannes. «Mi è sempre piaciuto scrivere, fin da piccola — racconta — Abito qui del 1978, ma prima vivevo a Pavia. A Sommo c’è tutto a portata di mano, anche le poste. È un luogo tranquillo, ci si vive bene».

La farmacia dove la gente fa sempre la

farmacia sommo

La farmacia del dottor Simone Gallina si trova sulla via principale alle porte di Sommo, di fianco alla vecchia sede della Cooperativa di consumo, ed è incorniciata da una stupenda pianta rampicante. Il posto è piccolo ma molto frequentato. «In paese abbiamo il dottor Stefano Scagnelli, che ha colmato il vuoto lasciato dalla mancanza per anni di un medico condotto — raccontano i due giovani farmacisti Matteo Codiglioni e Giorgio Spagnuolo, in un momento di pausa — Ma molti, soprattutto persone anziane, si appoggiano comunque a noi, anche solo per fare quattro chiacchiere e per avere compagnia, dato che ha chiuso anche il bar della cooperativa. E poi abbiamo un ottimo caffè». All’inizio mi sembra una battuta, ma nel retro del negozio c’è davvero una macchinetta con le capsule. Mi fanno assaggiare una bevanda che ha un bel colore bruno, con giusto quel tanto di schiuma, e un aroma intenso e profumato. Se le medicine sono buone come il caffè, non mi stupisco della fila.

Dall’asino Bricco all’uomo dalle mani d’oro

luisa de luigi

La Festa dell’Asino di Sommo è una delle tradizioni più curiose e identitarie del paese. Non nasce come una semplice sagra gastronomica, ma da una leggenda popolare che gli abitanti custodiscono da decenni. Al centro della storia c’è Bricco, un asino da tiro che, secondo il racconto tramandato oralmente, era talmente affezionato al suo padrone da rifiutarsi di lasciarlo quando questi decise di venderlo. La leggenda assume toni quasi epici e malinconici: l’animale avrebbe preferito morire piuttosto che essere separato dal suo padrone. Nel 1987-1988 la storica Società operaia di mutuo soccorso (Soms) trasformò questa leggenda in una festa popolare. L’idea fu sviluppata soprattutto grazie all’impegno di Luisa De Luigi, che riuscì a coinvolgere artisti, vignettisti e cittadini con affreschi, murales e rebus. Ciò che rende affascinante questa festa è il suo spirito. Non celebra un eroe, un condottiero o un santo patrono, ma un umile animale da lavoro, compagno inseparabile della civiltà contadina.

Forse proprio per questo la Festa dell’Asino racconta bene l’anima di Sommo: un paese che non ama mettersi in mostra, ma che conserva con orgoglio le proprie storie. Come quella di Romolo Gabetta, a cui l’amministrazione comunale nel 2012 ha intitolato il giardinetto di via Laudi. Personaggio di grande spessore umano, scomparso nel dicembre del 2011 all’età di 91 anni, Gabetta si era sempre distinto per la sua disponibilità nel mettere a disposizione degli altri, senza fini di lucro, la sua capacità di massaggiatore, fisioterapista, massoterapista e di grande esperto nel curare i traumi fisici dovuti a eventi sportivi, ma anche ad incidenti comuni; capacità ampiamente riconosciuta al di là dei confini della provincia sia in ambiente medico che sportivo. Già nel 2005 aveva ottenuto dal Comune la benemerenza civica. Non si faceva pagare, ma era difficile che qualcuno se ne andasse senza avergli lasciato qualcosa per ringraziarlo: riso, vino, salumi, verdura. Un grande personaggio, che oggi viene continuamente rimpianto per la sua abilità, per le competenze ma soprattutto per l’umanità e l’altruismo.

Davide Zardo

Le ultime

Dipendenze / Giovani più in…dipendenti: giù i consumi

Giovani un po’ più in…dipendenti. La Relazione annuale al...

Team Building, fare squadra a scuola

Passiamo almeno il 50% del nostro tempo vigile al...

Breme, rubano le chiavi dall’auto al centro commerciale e svaligiano casa

Un tentativo di furto su un’auto parcheggiata sul piazzale...

Mortara, ospedale e stazione senza collegamenti

A Mortara non esistono e, ora come ora, non...

Login