Vengono da tutta Italia, col cuore pieno di domande. Cercano un confessore, un consiglio, magari solo un orecchio che non giudichi. Sono i pellegrini della Madonna della Bozzola, il santuario alle porte di Garlasco dove ogni mercoledì sera la congregazione della Sacra Famiglia celebra una messa di liberazione e guarigione capace di riempire le panche e, ancor più, gli animi, con un gruppo di cantanti e musicisti che intreccia melodie e preghiera.
FUOCO VIVO È una mattina limpida, le dieci e mezza appena passate. Sotto i portici un uomo sulla settantina si appoggia alla colonna, barcollando. Il parroco lo vede e gli va incontro, lo fa sedere in chiesa. «Speriamo che la Madonna mi aiuti», mormora l’uomo. Il sacerdote lo rassicura e prima di assentarsi per una commissione lo affida a una volontaria del negozio di articoli religiosi. È così, alla Bozzola: la cura passa di mano in mano. Padre Fabio Bonacossa, (47 anni) prima della vocazione lavorava in uno studio legale, ed è abituato ad ascoltare. «Ero felice, avevo un buon lavoro, credevo non mi mancasse niente. Eppure c’era un vuoto dentro di me, un’inquietudine che si è placata solo quando, a 27 anni, ho conosciuto i Padri della Bozzola. Sono entrato in seminario a 33 anni, e ho trascorso due anni di noviziato internazionale in Brasile, insegnando a bambini e ragazzi, molti dei quai in situazioni difficili. All’inizio erano 6, poi sono diventati 22. Sono tornato arricchito spiritualmente, con un fuoco vivo dentro». Da quel fuoco è nato anche il progetto “Quattro tempi”, pensato per coinvolgere le famiglie dei bambini del catechismo.

ASCOLTO «Una volta al mese abbiamo un incontro formativo con diversi relatori che sviluppano una tematica; quella di quest’anno riguarda le beatitudini evangeliche. Partecipano anche i genitori, che vengono aiutati a ritrovare la loro fede adulta, e in questo modo i ragazzi hanno un duplice stimolo: da una parte la parrocchia, dall’altra la famiglia». Alla Bozzola la parola chiave è ascolto. Ogni giorno arrivano fedeli che altrove trovano la chiesa chiusa. Qui invece possono contare ogni giorno su tre confessori: padre Fabio, padre Gianluca Rossi e padre Angelo Galimberti. «Cerchiamo di dare a chi viene qui un accompagnamento spirituale, e per il prossimo anno abbiamo in preparazione un progetto di consacrazione a Gesù Cristo per mezzo di Maria, figura centrale». Ogni giovedì, inoltre, dalle 17 alle 21 l’adorazione eucaristica tiene aperta una porta per chi cerca silenzio e riparo. Una “pastorale dell’ascolto”, dunque, che qualifica questo luogo in piena continuità con la tradizione che ha dato origine al santuario: una giovane muta che, dopo aver visto la Madonna, ritrovò la voce. Una voce restituita, un dialogo ricominciato. Forse è questo il grande miracolo della Bozzola: non il clamore, ma la parola che torna; non l’evento straordinario, ma l’ascolto quotidiano che cura.
Una fede che non grida, ma accoglie. Un luogo dove chi arriva trafelato può ritrovare fiato, e magari, piano piano, anche sé stesso.
«La gioia di insegnare ai bambini»

«Il catechismo per me è una missione». Tiziana Grugni, al santuario della Bozzola, fa un po’ di tutto: canta nel coro, aiuta per la festa di settembre, fa la volontaria – e, quando serve, la cuoca – nella Comunità Emmanuel; ogni tanto dà anche una mano al bar dell’oratorio. Ma è come catechista che sembra trovare la sua forma più vera. «Insegnavo alle scuole primarie – racconta – poi, da quando sono in pensione, ho più tempo. Ho iniziato a piccoli passi, nel 2015, per la comunione di mia figlia. Da lì è cresciuto tutto: il vicariato di Garlasco mi ha dato il mandato ufficiale e ho capito che la chiamata era più grande».
Nel Giubileo del 2000 Tiziana era stata responsabile sinodale del vicariato, e in seguito ha fatto anche parte del consiglio pastorale diocesano. «Vivo il catechismo come una missione – ripete – ed è una responsabilità che sento forte, soprattutto nel rapporto con le famiglie». Il progetto che porta avanti, infatti, mette al centro proprio loro: si chiama Quattro tempi e prevede quattro incontri mensili con relatori esperti, tra sacerdoti, psicologi e pedagogisti. «Nei momenti forti dell’anno, come la Pasqua e l’Avvento, facciamo anche collegamenti Meet con le famiglie», spiega. Ogni classe è dotata di televisore, così da iniziare o concludere gli incontri con un video che aiuti a entrare nel tema. «Abbiamo iniziato con 28 bambini, oggi sono 180. È un bel dono, una grande gioia».
Davide Zardo



