La Brughiera, a Vigevano, è un quartiere popolare, e non solo per gli alloggi Aler. Quella che si respira nel bar sulla via principale, tra un caffè e l’altro, è l’atmosfera di una piccola isola felice in cui tutti si conoscono.
PICCOLA ISOLA E così pure per la panetteria, la gastronomia e il corniciaio, tutti attaccati l’uno all’altro nella stessa strada. Che il rione sia un’isola si capisce anche dal fatto che la circonvallazione taglia la zona dal resto della città. Un problema per la sicurezza – questo la rende un po’ meno felice – soprattutto nelle ore notturne, quando i residenti preferiscono non uscire di casa: nemmeno per andare agli incontri organizzati dalla Congregazione dei padri della dottrina cristiana, che gestiscono la parrocchia di San Giovanni Bosco in Cristo Re. A sua volta un’altra piccola isola felice: padre Nicolas Banyikwa, parroco e superiore della comunità religiosa; padre Graziano Bruno Legnaro, che dopo aver guidato per molti anni la parrocchia ora è cappellano della casa di riposo “Padre Giovanni Balduzzi” situata in via Vincenzo Monti, poco distante, dall’altra parte della circonvallazione; padre Giambattista Carnevale Garè, da poco arrivato, che ha al suo attivo una lunga esperienza nel consiglio generalizio a Roma e nella formazione dei seminaristi in Francia e in Africa.
VITA COMUNITARIA Per i tre confratelli la mattinata inizia alle 7 con un momento di meditazione, e prosegue alle 7.30 con la recita delle lodi in chiesa, aperte a tutti. Un altro momento di coinvolgimento per l’assemblea dei fedeli è nel pomeriggio alle 17.15 con i vespri, seguiti dal rosario e dalla celebrazione eucaristica alle 18. Il pranzo e la cena, per i sacerdoti, sono occasioni per un confronto e uno scambio di opinioni sull’andamento della giornata. La catechesi, basata sull’attenzione alla persona, è suddivisa in tre fasce di età: dottrina piccola, media e grande, rispettivamente per bambini, ragazzi e adulti. Per le persone in età matura la domenica pomeriggio ci si ispira al libro “Istruzioni familiari” di san Cesare De Bus, fondatore della congregazione.
PRETI VERI Anche in serata non mancano gli incontri di evangelizzazione e formazione per i parrocchiani, con tavole rotonde e assemblee. Non affollatissime, a dire il vero. «Ci sono tanti anziani soli – racconta padre Giambattista – che di notte preferiscono restare a casa, dove si sentono più al sicuro». Padre Nicolas conferma la tendenza:
È difficile coinvolgere la gente, soprattutto dopo il Covid e la pandemia. Ma l’importante per noi religiosi, oltre alla vita comunitaria, è dare una testimonianza vissuta. San Gregorio VII diceva che il mondo è pieno di sacerdoti, ma mancano i preti veri.
Nicolas Banyikwa: L’incontro con i missionari d’Africa

Padre Nicolas Banyikwa, 55 anni, è il superiore della comunità dei padri Dottrinari di San Giovanni Bosco in Cristo Re. A Vigevano dal 1° ottobre 2024, il sacerdote viene da una famiglia animista del Burundi. «L’animismo – spiega padre Nicolas – è una forma di spiritualità in cui l’anima viene attribuita a tutto ciò che esiste, come il sole, le montagne, i fiumi o gli animali. Questa credenza porta a considerare ogni elemento come vivente e cosciente. A 5 anni ho iniziato il cammino catecumenale cristiano e a 15 sono stato battezzato. In parrocchia ho conosciuto i Missionari d’Africa, noti anche come “padri bianchi”, e ho frequentato le scuole cattoliche. Ma mi mancavano 5 anni di primarie per entrare in seminario, e li ho recuperati grazie a padre Luciano Mascarin, superiore generale dei Dottrinari. Sono entrato in seminario minore a Roma, e nel 2006 sono stato ordinato sacerdote. Da ormai un anno sono a Vigevano, dove mi hanno accolto molto bene».
Giambattista Carnevale Garè: Il ritorno dove è nata la vocazione

Padre Giambattista Carnevale Garè, 74 anni, ha l’aria pacifica di chi, dopo aver girato mezzo mondo, se ne torna a casa, in una sorta di chiusura del cerchio. Un circolo d’amore, che lo ha visto impegnato in Francia, Africa, centro e sud Italia. E dire che padre Giambattista è originario di Gambolò.
Allora in paese non c’erano le medie – racconta – così le ho frequentate all’istituto Negrone, ai tempi retto dai Dottrinari. Lì è nata la mia vocazione e nel ’63 ho continuato nel seminario minore di San Damiano d’Asti.
Inizia il noviziato nel ’71, nel seminario di Varallo Sesia frequenta il liceo, mentre per teologia va a Torino, e il 27 giugno 1976 viene ordinato a Gambolò dal vescovo Mario Rossi. Da lì una fitta serie di impegni che dal Negrone a Cavaillon, dall’India al Burundi, da Roma a Salerno, lo porteranno ai vertici della congregazione. «Il mio incarico più lungo? – racconta, sorridendo – Come parroco a Grosseto, per sei mesi. Praticamente un record».
Davide Zardo


