Viaggio in Parrocchia /Scaldasole, dove si impara a camminare tutti insieme

La prima settimana di settembre, per la festa di san Paolino, Scaldasole è un trionfo di fiori, bandierine e drappi colorati alle finestre. Tutto il paese è in fervore, e sul piazzale della chiesa un gruppo di volontari prepara i tavoli e le sedie per la grigliata di sabato sera.

don Luca Girello

PRONTI PER LA FESTA A pochi passi dall’edificio sacro (intitolato però non a san Paolino, ma a san Giuliano) il castello di Scaldasole si affaccia maestoso sulla strada principale, sempre molto trafficata in quanto conduce da una parte a Sannazzaro e dall’altra a Dorno e Garlasco. «Da due anni — racconta il parroco don Luca Girello — per la prima volta la comunità di Scaldasole si ritrova a non avere il sacerdote residente in paese, dato che io sto a Sannazzaro, capofila dell’unità pastorale. Quindi comprendo benissimo la fatica dei fedeli di non avere più una presenza stabile, di essere entrati in un’unità pastorale, di dover abbandonare certe modalità tradizionali della parrocchia. Ma li vedo ben disposti, trovo anche un’ottima partecipazione alla liturgia. L’oratorio purtroppo è rimasto chiuso per un po’ di tempo e adesso timidamente sta riaprendo, con tante attività che permettono alla comunità di riunirsi, di ritrovarsi». Come la festa di san Paolino, che vede tanta partecipazione: la processione con la statua venerdì 5 settembre, il banco di beneficenza, la messa e l’aperitivo-pranzo per gli anniversari di matrimonio domenica 7 settembre (c’è anche chi ha festeggiato il 60°). E poi eventi che non riguardano la parrocchia ma contribuiscono comunque a rafforzare il senso di comunità: in biblioteca la mostra storica di fotografie “C’era una volta Scaldasole” con luoghi e volti del paese, e il 19 settembre il concerto-tributo a Vasco Rossi, per unire i giovani di una volta e quelli di oggi. Ma cosa manca di più a Scaldasole?

CAMMINARE INSIEME «Auguro ai miei parrocchiani — continua don Girello — di avere l’elasticità di accogliere le novità del futuro e le differenze rispetto al passato, e di essere più uniti. È una comunità che fatica un po’ a comprendere che siamo tutti diversi, che ciascuno fa quello che può, che non c’è per forza malizia se uno no fa ciò che fa invece un altro: semplicemente abbiamo bisogno di aspettarci, di accogliere le fragilità e le lentezze, e di imparare a camminare un pochino più insieme. Un esempio semplice ma emblematico: in chiesa i fedeli non riescono a recitare il Padre Nostro andando allo stesso tempo. Devono imparare a camminare insieme come una comunità unita. Ci vuole tempo, ma gli auguro di riuscirci. È comunque una realtà buona,con un alto potenziale».

Il rapporto con la Pro loco è ottimo, e abbiamo anche la scuola materna parrocchiale che si sta timidamente riprendendo, con 18 bambini: vedo che ci tengono e tutto questo fa ben sperare.

Pianzoline, impronta che resta

Valerio Vecchi e Giuliana Turelli

Prepara tutto l’occorrente per le celebrazioni liturgiche, dalle letture ai messali, dagli arredi sacri alle processioni; cura lo svolgimento delle funzioni, tiene pulite ampolle e calici, tiene aperta la chiesa e dà una mano in oratorio, dove è stato anche catechista. Inoltre ha una grande passione per la scrittura, il teatro e la comunicazione, che l’ha portato a collaborare con i giornali e la radio.

«Devo tutto a don Stefano Cerri — racconta Valerio Vecchi, 31 anni — che è stato parroco qui per 14 anni, dal 2008 fino alla morte. Nonostante i suoi impegni, anche col Fileremo a Vigevano, era sempre a disposizione. La presenza di un prete in parrocchia garantisce immediatezza nella risoluzione di piccoli e grandi problemi, inoltre vedo che anche la figura del ministro straordinario per l’eucaristia fa fatica a “prendere”: chi riceve la comunione a domicilio spesso preferisce il sacerdote».

Tra i volontari della parrocchia c’è anche Giuliana Turelli, cuoca sopraffina (suo il sugo con acciughe e olive per la cena di sabato) ed erede dello spirito pianzolino lasciato dalle suore che un tempo dirigevano l’asilo parrocchiale. «Faccio parte di un’associazione che aiuta in Casamadre a Mortara e che raccoglie fondi per far studiare le novizie in Africa e Brasile. Per la festa della mamma abbiamo adottato a distanza tre ragazzi, ognuno con 500 euro. Le pianzoline ci hanno insegnato tutto, siamo cresciute con loro e anche qui a Scaldasole hanno lasciato un’impronta».

Davide Zardo

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