Osservatorio 14-06 / Democrazia a responsabilità limitata

Democrazia a responsabilità limitata. Per la prima volta nella storia della Repubblica a un’elezione di rango nazionale si è presentato a votare meno di un italiano su due. Escludendo i referendum – soprattutto quelli con quorum, che fanno storia a sé in quanto l’astensione diventa arma politica – mai era capitato alle politiche o alle europee che il numero di votanti fosse inferiore al 50%.

Sì, come si suol dire, «nelle democrazie mature votano in pochi», ma la regola fondamentale della democrazia è che conta il volere della maggioranza e se la maggioranza non vota quello che resta è un confronto tra minoranze. Il sistema politico italiano non ha mai avuto maggioranze assolute bensì sempre relative, nondimeno prendendo come esempio le due forze principali, il 28.81% di Fratelli d’Italia diventa 14.3% e il 24.08% del Partito democratico il 12% se si considera tutto l’elettorato. Non è una questione di legittimazione, sancita dalle urne, ma di capacità di penetrazione delle iniziative politiche nella società: che sia l’assetto futuro dell’Ue (e quindi la posizione dell’Italia su guerre, transizione ecologica, intelligenza artificiale, ad esempio), la riforma costituzionale, la costruzione di Cpr in Albania, il salario minimo, come coinvolgere la cittadinanza?

Sì, come si suol dire, «il voto europeo interessa meno gli elettorati nazionali», eppure in molti stati membri dell’Ue l’affluenza è aumentata: Belgio (89.82%), Germania (64.8%), Francia (51.5%), per citarne alcuni, mentre l’Italia è quattordicesima per partecipazione, a metà classifica.

Sì, come si suol dire, «anche non votare è una scelta», ma non partecipare vuol dire non esprimere la propria appartenenza a una comunità, in questo caso quella nazionale; oltretutto l’articolo 48 della Costituzione chiarisce che l’esercizio del voto è «dovere civico» e mancare al proprio dovere è un po’ disertare. E’ opportuno ricordarlo questa settimana: lo spoglio elettorale è caduto il 10 giugno, centenario dell’assassinio di Giacomo Matteotti da parte del fascismo. Nel discorso alla Camera che gli costò la vita elencò tutti i casi in cui agli elettori italiani era stato impedito di esprimere quel voto per cui oggi c’è tanto disinteresse:

Il fatto è che solo una piccola minoranza di cittadini ha potuto esprimere liberamente il suo voto.

Oggi la maggioranza liberamente decide di non esprimerlo. Spesso si cerca il fascismo in questo o quel partito, ma si dimentica il contesto che permette alla democrazia di inaridire, che sia in una dittatura, una democratura, un’oligarchia o una tecnocrazia; l’ignavia e la pavidità dei più. «Indifferenza» è la parola che la senatrice a vita Liliana Segre ha voluto fosse posta all’ingresso del binario 21 a Milano.

Giuseppe Del Signore

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