Osservatorio 21-11 / Lo spazio sacro dell’uomo

C’è uno spazio invalicabile che, anche nella società multietnica e apparentemente senza barriere, necessita d’essere custodito con particolare cura e difeso da attacchi che mirano a violarne la sacralità e a trasformarlo in terra di conquista. Spesso lo si assedia in nome della libertà individuale o di diritti ritenuti assoluti, tentando così di indebolirne le difese. È lo spazio della persona: un territorio delicato, quasi inesplorato, che molti “geografi” di politica o scienze sociali osservano e descrivono senza il coraggio d’addentrarsi nei suoi sentieri per conoscerne davvero la ricchezza.

Sostentamento clero

L’esperienza cristiana, con il suo messaggio forte e troppo spesso ignorato, proclama invece la bellezza di questo spazio e si impegna con tenacia a difenderlo e a tutelarlo, mentre ideologie e mentalità culturali cercano di ridurlo a una categoria utile ai propri scopi. «L’uomo è la prima via che la Chiesa deve percorrere», scrive san Giovanni Paolo II nella Redemptor Hominis, definendo un luogo preciso nel quale – e dal quale – prende avvio la missione dei discepoli di Cristo. Quel “culto dell’uomo” che Paolo VI indicava come criterio distintivo della fede cristiana rimane il solco nel quale la Parola si fa carne e termini come “misericordia”, “carità”, “salvezza” assumono la concretezza di una proposta reale e attuabile. Non è poesia, né utopia, né un principio astratto da proclamare: è il terreno di scontro sul quale quotidianamente prende vita il mandato evangelico «Va’ e anche tu fa’ così». Il ferito abbandonato mezzo morto sul ciglio della strada è l’uomo in quanto tale, l’uomo di ogni tempo, al quale la prepotenza dei briganti tenta di strappare ogni brandello di dignità. Che ciò avvenga attraverso l’illusione di controllare vita e morte secondo criteri personali, oppure mediante la tentazione di affermare un dominio culturale, razziale o di genere, poco importa:

ad essere aggredita è l’umanità stessa, intera, che ne sia consapevole o no.

È allora più che mai urgente la missione della Chiesa – di coloro che hanno preso sul serio il Vangelo della vita, che libera l’uomo da ogni paura di morte – nel riportare al centro l’altissimo valore della persona, creata a immagine e somiglianza di Dio. È una battaglia impopolare e apparentemente destinata al fallimento: eppure deve essere combattuta, se non altro per ottenere la vittoria minima ma decisiva di aprire spazi di riflessione che, al di là della definizione di legislazioni e procedure d’intervento, conducano almeno a interrogarsi sul senso profondo dell’esistenza e sulla radice di una dignità personale inalienabile, indipendente da ogni istituzione politica e definizione giuridica. La cronaca di questi giorni – e perfino il modo in cui le notizie vengono selezionate e presentate – testimonia l’urgenza di questo intervento. Tematiche come il “fine vita” o l’educazione affettiva vengono sigillate con la pietra tombale della “libertà personale”, che spalanca non un orizzonte più ampio, ma un relativismo soffocante, capace di censurare il pensiero critico ed esaltare l’indifferenza e il pressappochismo. È un territorio da custodire, il mistero della persona, come si diceva all’inizio. E questo non per imbavagliare o frenare il cammino dei tempi, ma per garantire che proceda sempre al passo dell’uomo, unico fine e mai mezzo di tutte le cose.

don Carlo Cattaneo

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