Ho visto per la prima volta il nuovo inquilino del mio garage qualche settimana fa, di fronte al box auto accanto al mio. Ho provato ad avvicinarmi per fare conoscenza, ma il mio approccio non è stato particolarmente gradito: a passo rapido, si è arrampicato sulla basculante per poi infilarsi in un interstizio della lamiera. Peccato per questa fuga, mi son detto, però sono comunque contento di avere un geco come vicino di garage.
La Tarentola mauritanica è la specie di geco più comune in Italia e la più grande d’Europa: lungo fino a 15 centimetri (ma spesso più corto), d’aspetto assomiglia a un piccolo draghetto, con gli occhi a palla e il corpo ricoperto da piccole protuberanze. Caratteristiche sono soprattutto le sue zampe, con dita allargate all’estremità e provviste di lamelle adesive, che gli consentono di camminare su superfici di ogni tipo, compresi i soffitti. Nonostante ne condivida tratti dell’aspetto e alcune abitudini, il geco è solo un parente alla lontana delle lucertole: è un rettile, sì, ma non ha la lingua bifida e si muove soprattutto nelle ore notturne.
In Meridione è una presenza comune nelle case: in Sicilia è noto con tantissimi nomi, alcuni dei quali legati alla malasorte (nel paese d’origine della mia compagna no, lì viene detto “tuzzumita”, come le lucertole, nome che deriva dal greco bizantino) e ricordo una vacanza in Calabria, sulla costa ionica, dove dei piccoli gechi ci facevano compagnia nelle ore serali di relax tra le mura di un pozzo luce. E qui al nord, come ci è arrivato? In macchina. E non è una battuta, non del tutto almeno: i primi esemplari di questo rettile sono arrivati probabilmente così, trasportati sui camion assieme alle cassette della frutta o nei bagagliai delle auto dove si erano nascosti. Ma se fino a qualche decennio fa le basse temperature degli inverni permettevano la loro sopravvivenza solo nelle zone più miti (ad esempio sulle sponde dei laghi o in alcune gradi città), con il cambiamento climatico – ça va sans dire, grande protagonista di questa rubrica – il geco trova habitat favorevoli anche nell’entroterra e fino alle pendici delle Alpi: avvistamenti della Terentola mauritanica si sono avuti fino a Merano, in Trentino Alto Adige.
Prima si è parlato di malaugurio, ma al geco andrebbero fatti tappeti rossi pur di stare sulle mura di casa: questo sauro infatti si nutre prevalentemente di insetti e aracnidi che spesso consideriamo fastidiosi come ragni, grilli, scarafaggi, moscerini, falene, pesciolini d’argento e altri, comprese le odiatissime zanzare. Quindi: benvenuto, geco! In Lomellina puoi concederti delle gran mangiate, degne di una tavolata in una masseria pugliese o a un matrimonio sul golfo di Napoli.
Alessio Facciolo



