Sono ricchi, viziati, coccolati, adulati. Sono i padroni assoluti delle domeniche, dei sabati, dei lunedì e anche dei mercoledì di tanti italiani. Insomma, la fabbrica calcio produce a ciclo continuo; come in una fonderia. Ma il calcio del terzo millennio è profondamente in crisi. La maggior parte dei bilanci societari sono in “sprofondo rosso”.
Il campionato di calcio di serie A italiano, che una volta era definito il “più bello del mondo”, ha perso molto del suo fascino. Per la seconda volta la squadra italiana quattro volte campione del mondo, e nel 2021 Campione d’Europa, non si è qualificata ai Mondiali 2022 che si sono svolte in Qatar ed ora siamo in bilico per i prossimi campionati del mondo 2026 che si giocheranno il prossimo giugno in Messico, Canada e Stati Uniti. Siamo diventati, improvvisamente, una nazionale mediocre. Urge per il pianeta calcio italiano una seria revisione. Presidenti e addetti ai lavori per ora non se ne preoccupano, tanto ci sono le onnivore pay tv e gli sponsor che, non si sa ancora per quanto, tempo terranno in piedi il Circo Barnum di “Eupalla”, come chiamava il gioco del calcio il grande Gianni Brera. All’orizzonte si intravedono segnali inquietanti di una disaffezione da parte di tifosi e appassionati nei confronti delle loro squadre del “cuore”. In soldoni; diminuiscono gli abbonamenti e le casse piangono. Molte società di calcio di Serie A e B sono gestiti da capitali stranieri e, visto il decadimento delle squadre che foraggiano, potrebbero alzare bandiera bianca e lasciare in “braghe di tela”, come si dice da queste parti, molte squadre del massimo campionato. Ma si sa:
“The show must go on”. Palla al centro e pedalare. Nel calcio del terzo millennio, si è superata la più fervida fantasia e tutto è possibile.
Nel business chiamato football ruotano interessi a tutto campo. Gli ingaggi dei giocatori (molti dei quali mediocri) hanno raggiunto quotazioni inimmaginabili sino a pochi anni fa. L’azienda calcio nel suo complesso denuncia deficit complessivi che sfiorano cifre impensabili. Somme stratosferiche che alcune società di A e di B si “fumano” anche in una sola stagione. Il fatturato sale vertiginosamente e nel frattempo i costi (ingaggi giocatori e tecnici) raggiungono “paghette” da capogiro. Ma il calcio, si sa, è un mondo a parte e spesso viene usato come strumento per edificare carriere politiche o per scopi mercantili. Insomma, non si guarda tanto per il sottile. (continua)
Sergio Calabrese


