Per concludere l’ultima puntata di questo ampio articolo della nostra rubrica non possiamo non citare i tanti campioni di calcio che Vigevano e Lomellina hanno dato in passato alla serie A e B. Uno su tutti Giambattista Moschino che ha esordito nel Novara in serie A a soli 17 anni e in seguito approda al Torino del Grande Nereo Rocco detto “il Paron” e poi nella Lazio di Chinaglia allenata da Magistrelli.
In un lontano passato un altro glorioso vigevanese, Pietro Buscaglia, vigevanese d’adozione, esordisce nel Vigevano negli anni Venti. In seguito vestirà le maglie del Milan, Torino e Lazio. Ha fatto parte della Nazionale Italiana vittoriosa a Torino contro l’Ungheria il 25 aprile del 1937. Ma sono tanti i giocatori nati a Vigevano che hanno giocato in seria A e B. E’ doveroso elencarli anche se brevemente: Raffaele Guaita che ha militato nell’Inter, Spal e Vigevano; Angelo Borri, Inter, Monza Pavia e Vigevano; Piero Colli, Vigevano, Inter e Bari; Piero Antona, Vigevano, Piacenza e Ambrosiana Inter; Renzo Gobbi, Vigevano e poi seria A con il Novara e Genova; Luigi Brunella, esordio nel Vigevano, Torino e Roma. E ancora Andrea Soncin, attuale allenatore della Nazionale femminile, esordisce nel Vigevano e poi Perugia e Fiorentina. Infine il portiere Giancarlo Gallesi– due stagioni in serie A con il Milan e in seguito 5 stagioni con il Genoa. Termina la sua carriera come allenatore del Vigevano e del Mortara.
Ultima annotazione: Gianni Moschino, per la sua lucidità in campo, fu definito dal giornalista e scrittore Gianni Brera «l’architetto in campo che tutte le squadre vorrebbero avere». Il talento calcistico di Gianni Moschino fu scoperto da un ignoto appassionato di calcio nel campetto dell’oratorio della Chiesa dell’Immacolata di Vigevano.
I procuratori non esistevano. Sempre Giambattista Moschino in una delle sue ultime interviste, disse che lui il contratto con il Torino del presidente Pianelli lo siglò con una stretta di mano. E allora ridateci per favore gli oratori, dove i giovani talenti, dopo il catechismo, correvano tutti in campo per consumare la canonica partitella. Archeologia calcistica? No, voglia di divertirsi e basta. I social (che stanno devastando i cervelli dei giovani e non solo), i “maranza” e le baby gang erano lontani anni luce.
a cura di Sergio Calabrese

