È normale che quando si cammina per strada, sentendo un improvviso movimento di passi alle proprie spalle, ci si volti. Il commissario Spada invece, mentre cercava le chiavi dell’auto in quella nebbiosa mattina d’inverno, non si girò. Innanzitutto perché era certo che in tutta quella coltre grigia, che riduceva la visibilità a non più di un metro, non avrebbe riconosciuto nessuno. E poi perché qualcosa dal profondo del cuore gli suggeriva che quella presenza fosse benefica. Non fu quindi per nulla sorpreso quando una voce da dietro la sua schiena pronunciò queste parole: «Buona giornata, Demetrio. Sono il tuo angelo custode». Lui sorrise appena. «Arrivi sempre tardi — disse, infilando finalmente la chiave nella serratura dell’auto — E poi… gli angeli non esistono». «Esistono quando serve — rispose la voce. Era calma, tiepida, come un cappotto appoggiato sulle spalle senza chiedere permesso — E oggi, Demetrio, serve che tu non salga su quella macchina».
La mano di lui rimase sospesa. «Ho una riunione — borbottò — Se arrivo tardi mi licenziano. E tu dovresti saperlo, se sei quello che dici». L’angelo – perché ormai era impossibile chiamarlo in altro modo – sospirò. Un suono antico, come vento tra archivi di polvere. «Le riunioni si rimandano. Le vite no». Spada si voltò finalmente, ma non vide nulla. Eppure sentì una mano sfiorargli il polso, fermarlo. «Fai due passi indietro — disse la voce, più ferma ora — E fidati di me. Solo per oggi». C’era qualcosa di definitivo in quel tono. Non una minaccia, ma una preghiera. Il commissario fece un passo. Poi un altro. Per un istante non accadde nulla. La nebbia trattenne il respiro. Poi l’auto esplose. Non fu un boato, ma uno strappo. La materia che urlava, il vetro che diventava pioggia, il cofano che si apriva come una bocca impazzita. Un’onda d’urto calda gli attraversò il petto e lo scaraventò a terra, mentre il mondo si riempiva di fuoco e di echi. Quando Spada riuscì a rialzarsi, tremando, il parcheggio non esisteva più. Solo fumo, lamiere contorte e un silenzio irreale, come dopo un’eclissi. «Era una bomba — mormorò — Era per me». «Lo so — rispose l’angelo, dolcemente — Ed è per questo che oggi andrai a piedi. O forse resterai fermo. O forse cambierai strada. Non importa come. Importa che tu sia ancora qui».
Demetrio Spada chiuse gli occhi. Quando li riaprì, la voce era sparita. La nebbia pure, un poco. Sul palmo della mano, però, sentì ancora un tiepido residuo, come se qualcuno l’avesse appena lasciata. E capì che da quel momento ogni passo sarebbe stato un passo regalato.
Davide Zardo


