Il Teologo nel pallone / Incontri attorno al pozzo

Una delle pagine che solitamente ci accompagnano nel tempo della Quaresima è quella che troviamo nel quarto capitolo del Vangelo di Giovanni, con l’incontro di Gesù con la Samaritana. Come sappiamo, l’episodio avviene nella città della Samaria chiamata Sicar, presso il pozzo di Giacobbe.

Alcuni autori sostengono che si possano rilevare in questa narrazione gli elementi riconducibili a uno stereotipo semitico inerente a una scena di fidanzamento. Fanno notare come appaiano emblematici gli esempi che troviamo nell’Antico Testamento e più precisamente nel Libro della Genesi, dove si raccontano gli incontri rispettivamente di Isacco e Rebecca e poi dello stesso Giacobbe e Rachele. In effetti, è riconoscibile lo stesso canovaccio che si ripete: il futuro sposo, mentre è in viaggio in una terra straniera, incontra una donna a un pozzo e uno dei due attinge l’acqua per l’altro; segue un dialogo, dopo di che la donna corre a casa a riferire alla famiglia, la quale a sua volta provvede a ratificare il fidanzamento, invitando lo sposo a condividere la mensa. Ora, a ben vedere, nella narrazione di Giovanni non si dice che l’acqua alla fine sia stata attinta veramente; inoltre non si menziona nessun pasto consumato coi familiari, né si parla esplicitamente di fidanzamento. In effetti, però, il fatto che la Samaritana se ne torni al villaggio lasciando la brocca presso il pozzo fa intendere che non ha più bisogno di quello, perché si è davvero abbeverata di quell’«acqua viva» promessa dal Signore, che è sintesi di un rapporto d’amore esclusivo e indissolubile con lui.

Allo stesso tempo, Gesù appare alla fine sfamato, senza peraltro aver preso cibo dai suoi discepoli, tanto che questi ultimi rimangono alquanto perplessi e si domandano se qualcuno gliene abbia portato. Il Signore però risponde loro, ricordando che il suo cibo è compiere la volontà del Padre; l’idea che affiora, quindi, è quella del banchetto nuziale, come celebrazione e compimento del disegno d’amore di Dio con il suo popolo. Questi elementi, che risultano inconsueti ma, allo stesso tempo, quanto mai suggestivi rispetto allo stereotipo anticotestamentario, ci inducono a inquadrare in modo unico lo scenario delineato da Giovanni, tanto che potremmo concludere, che non si tratta di un atto di fidanzamento ordinario, formale, ma di un evento spirituale. Ed è per questo, allora, che a questo pozzo dobbiamo sentirci in qualche modo invitati tutti noi. Non si tratta di attingere quell’acqua che solo il Signore può offrirci, nell’arsura che segna la nostra esistenza quotidiana, ma anche di cogliere nella Quaresima il tempo propizio per ravvivare la nostra relazione.

don Luca Pedroli, biblista Pont. Ist. Bibl. di Roma

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