La scoperta della tomba dell’apostolo Giacomo è legata alla tradizione tramandata a partire dal IX secolo.
LA NECROPOLI Il ritrovamento sarebbe avvenuto tra l’anno 812 e l’anno 814 per opera del vescovo di Iria Flavia Teodomiro e del monaco Pelagio, i quali avrebbero riconosciuto la sepoltura all’interno di una necropoli sia romana che cristiana, collocata su una collina a pochi chilometri dalla sede vescovile, denominata Monte Libredon. Sempre secondo la tradizione, Teodomiro, cercando tra le sepolture, avrebbe ritrovato un piccolo mausoleo in pietra, con pavimento a mosaico; al suo interno era collocata un’arca marmorea contenente i resti di un uomo decapitato, con accanto altre due sepolture. Attorno altre tombe orientate con la testa verso l’arca marmorea, segno di venerazione per la sepoltura principale. Teodomiro si convinse che quella non poteva essere che la tomba dell’apostolo Giacomo, con accanto le tombe dei suoi discepoli Teodoro ed Attanasio, che si erano incaricati di riportare i resti dell’apostolo in Galizia. Il documento più antico che parla del sepolcro è il «Martirologio» di Floro di Lione risalente al 838, nel quale è scritto:
Le sacre ossa del santissimo apostolo, portate in Spagna e anzi nella parte più estrema di quelle terre, collocate di fronte al mare britannico, sono onorate di un culto universalmente diffuso.
RELIQUIE Esiste poi un resoconto completo e dettagliato del ritrovamento delle reliquie contenuto in un documento del 1077 denominato «Concordia de Antealtares», redatto dal vescovo di Iria Flavia Diego Pelaez, successore di Teodomiro. A questa tradizione è tuttavia associato un fatto storico documentato: nell’anno 829 il re delle Asturie Alfonso II il Casto, informato dal vescovo Teodomiro, parte da Oviedo e va in pellegrinaggio alla tomba dell’Apostolo. Il suo itinerario segue un’antica «calzada» romana che passava per Grado, Cornellana, Salas, Fonsagrada e Lugo, fino alla collina dove era collocato il sepolcro. Il re fa costruire una prima cappella sul luogo del ritrovamento, che è anche il primo rifugio per i pellegrini che vi si recano in preghiera. Tornato ad Oviedo, convoca un concilio per convalidare la veridicità delle reliquie e dà informazione del ritrovamento a tutti i regnanti cristiani ed a papa Gregorio IV. Il percorso del re Alfonso è dunque il primo pellegrinaggio sulla tomba di San Giacomo; oggi questo itinerario, denominato «Cammino Primitivo», con partenza da Oviedo, è uno dei pellegrinaggi che migliaia di persone compiono ogni anno verso Santiago. Il IX secolo è considerato l’inizio della cosiddetta «Reconquista», ossia di quel periodo di guerre e conflitti tra stati cristiani e califfato arabo che si protrassero fino al XV secolo. La Galizia e le Asturie erano allora terre di confine tra il mondo cristiano e quello arabo e molte battaglie finivano per svolgersi proprio all’interno di quelle terre.
IL VILLAGGIO In parallelo, la piccola cappella costruita da re Alfonso si era progressivamente trasformata in un villaggio sempre più frequentato dai pellegrini provenienti da tutta Europa. Inevitabilmente la figura di San Giacomo, protettore degli stati cristiani spagnoli, finì per essere coinvolta nelle vicende belliche; anzi, il ritrovamento delle reliquie dell’apostolo venne interpretato come una sorta di invito divino alla riscossa contro l’occupazione araba. Per vari aspetti la storia del pellegrinaggio a Santiago parte dall’anno 1000, quando, su impulso dei re asturiani, Santiago diventa una vera e propria cittadina, la cui vocazione principale è proprio l’accoglienza ai pellegrini. Non a caso nel 1075 iniziano i lavori per la costruzione della nuova cattedrale e nel 1095 papa Urbano II trasferisce definitivamente la sede vescovile da Iria Flavia a Santiago. Non solo: nel 1119 papa Callisto II istituisce l’Anno Santo Compostellano, che ricorre quando il 25 luglio, festa di San Giacomo Apostolo, cade di domenica (ogni 6, 5, 6, 11 anni per un totale di 14 anni santi ogni secolo). Il prossimo Anno Santo sarà proprio il 2027. Infine, nel 1179 papa Alessandro III, con la bolla «Regis Aeterni», conferma la decisione di papa Callisto e include Santiago tra i «Pellegrinaggi Maggiori» insieme alla Terra Santa e a Roma; nel 1211 viene consacrata la basilica attuale, successivamente rimaneggiata in epoca barocca.
IL PERIODO D’ORO In sostanza i secoli tra l’XI e il XIV possono essere considerati i «periodi d’oro» del pellegrinaggio alla tomba di Giacomo. Secondo l’archivio della Cattedrale, ogni anno oltre 100.000 pellegrini giungevano a Santiago. Il dato è quanto mai significativo, anche considerando che tutta la popolazione europea non superava i 60 milioni di abitanti. Esiste una fonte importante che testimonia il successo del pellegrinaggio a Santiago. Si tratta del «Codex Calixtinus», conosciuto anche con il nome di «Liber Sancti Jacobi». È un documento di autore sconosciuto, oggi conservato presso l’archivio della Cattedrale di Santiago. Il manoscritto raccoglie cinque libri dedicati al pellegrinaggio a Santiago, datati tra il XII e il XIII secolo, che costituiscono una sorta di guida per i pellegrini, a testimonianza dell’importanza che il Cammino aveva ormai assunto. (continua)
Roberto Giuliani


