Mappamondo / Il miraggio dell’autonomia europea

Il vertice Nato svoltosi qualche giorno fa ad Ankara ha confermato, qualora ce ne fosse ancora bisogno, che l’Alleanza Atlantica è destinata a ridefinire i propri equilibri interni.

TRUMP
(Photo by Carlos Barria / Pool / Afp)

Se finora gli Stati Uniti hanno sostenuto il peso principale della difesa comune – sia in termini economici che militari – il loro ruolo appare destinato a ridimensionarsi progressivamente. Il summit, in realtà, non si è rivelato quel fallimento che molti avevano pronosticato. Nei giorni precedenti all’incontro Donald Trump non aveva risparmiato critiche agli alleati europei, accusandoli di beneficiare della protezione americana senza assumersi adeguate responsabilità. Particolarmente dure erano state le sue parole nei confronti del presidente del governo spagnolo Pedro Sánchez e della presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni. Più in generale, Trump aveva rimproverato l’Europa di aver lasciato gli Stati Uniti isolati nella gestione della crisi con l’Iran, un’operazione militare dai risultati controversi e il cui esito resta ancora incerto. Come spesso accade con il presidente americano, tuttavia, la tensione della vigilia ha lasciato rapidamente spazio a toni ben più concilianti. Al termine del vertice, Trump ha espresso soddisfazione per gli accordi raggiunti, che segnano una tappa importante nell’evoluzione dell’Alleanza.

Il risultato più significativo è stata la conferma della piena validità dell’articolo 5 del Trattato di Washington, il principio della difesa collettiva secondo cui un attacco contro uno Stato membro equivale a un attacco contro tutti gli alleati.

È stato ribadito il sostegno militare all’Ucraina e approvato l’obiettivo di incrementare progressivamente la spesa per la difesa fino al 5% del Pil. La Nato che si va delineando rappresenta però una sfida tutt’altro che semplice per gli europei. È difficile immaginare che tutti gli Stati membri siano realmente in grado di rispettare l’impegno assunto. Alcuni, come la Spagna, hanno già dichiarato che non raggiungeranno il 5%. Ma il problema principale non è soltanto finanziario. Ancora più difficile sarà costruire una vera capacità di difesa europea in un contesto nel quale gli Stati Uniti intendono ridurre il proprio ruolo di guida. Le percezioni delle minacce non coincidono tra i diversi Paesi dell’Alleanza, così come divergono le priorità strategiche. È proprio questa eterogeneità di interessi a rendere, almeno per il momento, l’autonomia strategica europea più un obiettivo politico che una prospettiva concreta.

Matteo Re

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