Una delle solennità che si celebrano dopo la Pasqua è quella della Santissima Trinità. Questo mistero, cuore della fede cristiana, è profondamente legato alla Terra Santa, non solo perché lì si sono svolti molti eventi fondamentali della storia della salvezza, ma anche perché in quei luoghi si può contemplare concretamente la rivelazione progressiva di Dio come Padre, Figlio e Spirito Santo.

Innanzitutto in tutta la Terra Santa, specialmente in località significative dell’Antico Testamento come Betel, Hebron e il Monte Sinai (oggi in Egitto ma connesso storicamente), si manifesta il volto del Dio dell’Alleanza, il Dio Padre che chiama Abramo, guida Mosè, parla attraverso i profeti. È il Dio che genera e si prende cura del suo popolo, preparando la venuta del Figlio. Sappiamo poi che la rivelazione piena della Trinità avviene con Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo, che ha vissuto, predicato, sofferto, è morto ed è risorto in Terra Santa. Dopo la risurrezione, Gesù promette e poi dona lo Spirito Santo. Il Cenacolo a Gerusalemme è il luogo dove si manifesta potentemente: lo Spirito scende sugli Apostoli, dando inizio alla Chiesa. È lo Spirito che rende presente il Padre e il Figlio nel cuore dei credenti.
In tutta la Terra Santa, la sua azione è visibile nella trasformazione dei discepoli paurosi in testimoni coraggiosi, e continua oggi nei pellegrini che si lasciano toccare da Dio.
Tutto questo ci porta a capire che la Terra Santa costituisce un’occasione unica per chi vuole entrare nel cuore del mistero trinitario, non solo con la mente, ma con l’esperienza concreta del pellegrinaggio, del silenzio, della preghiera. È lì che il Dio uno e trino ha scelto di farsi vicino all’umanità, e continua a chiamare ciascuno a vivere in comunione con lui e con i fratelli. Il mistero della Trinità si manifesta come mistero di unità, che a sua volta fa unità. Questo concetto, come già evidenziato, non è frutto solamente della rivelazione neotestamentaria, ma era già stato preparato in modo velato ma quanto mai suggestivo nell’Antico Testamento. Il Signore è uno: è questa la realtà che Israele non poteva accogliere senza esserne trasformato, perché l’unicità di Dio è dinamica, si diffonde, dà modo a ogni persona di trovare la propria unità e a tutti di convergere nell’unità. Amando il Dio unico con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze, come insegna il Libro del Deuteronomio, noi giungiamo all’unità interiore, che altrimenti ci resterebbe preclusa e che invece diventa preludio per un’autentica pacificazione in noi e con gli altri.
don Luca Pedroli (biblista Pont. Ist. Bibl. di Roma)

