Addio al Senatùr, fondatore della Lega Nord

Si è spento nelle scorse ore Umberto Bossi, figura centrale della politica italiana dagli anni Novanta e fondatore della Lega Nord. Ricoverato da mercoledì sera all’ospedale di Varese, il “Senatùr” lascia un segno profondo nella storia recente del Paese e un’eredità politica che ha attraversato stagioni, linguaggi e identità molto diverse. Con lui se ne va un’epoca: quella delle parole d’ordine come “Roma ladrona”, delle rivendicazioni per una Padania libera, delle interviste in canottiera e dei simboli destinati a restare nell’immaginario collettivo, come l’ampolla con l’acqua del Po. Un modo di fare politica diretto, spesso provocatorio, capace però di intercettare il malcontento di ampie fasce del Nord Italia nel pieno della stagione post-Tangentopoli.
DALLE ORIGINI AL SUCCESSO POLITICO Nato il 19 settembre 1941 a Cassano Magnago, in provincia di Varese, Bossi si avvicina presto alla politica dopo esperienze lavorative come tecnico e studi universitari non completati. Negli anni Ottanta diventa il principale promotore dei movimenti autonomisti settentrionali, fino alla fondazione della Lega Nord nel 1991. Leader carismatico e divisivo, riesce a costruire un consenso elettorale significativo negli anni Novanta, portando il partito al governo in diverse coalizioni guidate da Silvio Berlusconi. Dal 2001 al 2006 ricopre il ruolo di ministro per le Riforme istituzionali, promuovendo una riforma costituzionale in senso federalista poi respinta dal referendum del 2006. Colpito da un grave ictus nel 2004, continua comunque a essere una figura centrale del movimento. La svolta arriva nel 2012, con le dimissioni da segretario della Lega Nord e l’ascesa di Matteo Salvini, che imprime al partito una direzione più nazionalista, spesso criticata dallo stesso Bossi negli ultimi anni.
IL LEGAME CON IL TERRITORIO A Vigevano, roccaforte leghista per oltre 30 anni, il ricordo del Senatùr è particolarmente vivo. I leghisti della prima ora lo conoscevano bene: fin dai primi anni ’90 partecipava attivamente alle campagne elettorali locali, sostenendo candidati come Giuseppe Rubini e i due mandati di Andrea Sala. Non era raro vederlo fermarsi a cena con i militanti durante le feste del partito, segno di un rapporto diretto e personale con la base. Fu lui a inaugurare la prima sede della Lega negli anni ’90 davanti alla chiesa della Madonna della Neve e, nel 2014, anche quella di via Madonna Sette Dolori.
I MESSAGGI DI CORDOGLIO Numerose le testimonianze di affetto e riconoscenza arrivate dal territorio.
Toccante il messaggio del sindaco di Vigevano Andrea Ceffa: «Carissimo Umberto Bossi, per me, come per tantissimi altri, sei stato una scintilla. Un’illuminazione improvvisa. Una guida capace di accendere qualcosa che prima non aveva nome: una passione vera, profonda, viscerale per un ideale grande. Non un semplice programma politico, ma un sogno da inseguire, una strada da percorrere, qualcosa per cui valesse davvero la pena sentirsi vivi e lottare ogni giorno. Non sei stato soltanto un leader politico: sei stato l’uomo che ha saputo risvegliare un Nord che per troppo tempo era rimasto silenzioso, quasi rassegnato. Hai dato voce a terre operose ma spesso dimenticate, restituendo dignità e orgoglio alle comunità lombarde, venete, piemontesi. Hai trasformato un sentimento diffuso ma sopito in una coscienza collettiva forte, fiera, capace di alzare la testa e rivendicare autonomia, rispetto e il valore delle proprie radici culturali. La tua forza stava proprio lì: nel parlare una lingua semplice, diretta, ma incredibilmente potente. Una lingua che arrivava al cuore delle persone, senza filtri. Hai ridato centralità all’identità, alle tradizioni, al senso profondo di appartenenza. Non folklore, ma consapevolezza. Non nostalgia, ma orgoglio. E poi c’era quella tua capacità rara, quasi istintiva, di vedere oltre. Di leggere il futuro quando ancora sembrava lontano. Quando molti ignoravano o sottovalutavano fenomeni come l’immigrazione e gli effetti della globalizzazione, tu ne avevi già colto le conseguenze più profonde: sociali, economiche, culturali. Avevi capito, prima di tanti altri, che quei cambiamenti avrebbero inciso in modo decisivo sulla vita delle nostre comunità. E hai avuto il coraggio di dirlo, sempre, senza compromessi. Per questo, oggi più che mai, il tuo insegnamento resta vivo. Non solo nelle idee, ma nel modo di viverle. Nella passione. Nel coraggio. Nella libertà di dire ciò che si pensa. “Non è difficile sognare. È difficile, invece, sognare confrontandosi con la realtà per cambiarla.” Grazie, Umberto».
Il consigliere regionale Andrea Sala, due volte sindaco di Vigevano, lo ricorda così: «Ciao Umberto, potevi piacere o non piacere, ma eri un politico vero, capace di intuire con anni di anticipo l’evoluzione del mondo e della società. Le tue riflessioni su questa Europa degli Stati e non dei popoli, così come sul pericolo della globalizzazione, le ripetevi già all’inizio degli anni ’90, quando in pochi, o forse nessuno, ti credevano. Dicevi sempre quello che pensavi e agivi con una rapidità tale da sorprendere puntualmente i tuoi avversari. Hai creato un partito dal nulla, con il coraggio di dare voce a ciò che molta gente pensava. Gli hai dato una struttura vera, fatta di sezioni, circoscrizioni e organismi provinciali, ciascuno con le proprie competenze, rendendo la Lega un partito solido e credibile. Amavi i tuoi militanti e li difendevi, ma eri severo e irremovibile con i traditori. Grazie, Umberto, per quello che mi hai insegnato».
Ismaele Rognoni, presidente del Parco del Ticino, lo ricorda così: «Con la scomparsa di Umberto Bossi se ne va il fondatore della Lega, un uomo che ha cambiato la storia politica del nostro Paese dando voce a milioni di cittadini e ai nostri territori. Ha trasformato un’idea in un movimento, portando al centro del dibattito valori come identità, autonomia e difesa delle comunità locali. Per molti di noi è stato un punto di riferimento, un simbolo di impegno e di appartenenza. Un pensiero di profonda vicinanza alla sua famiglia e a tutta la grande comunità della Lega. Ciao, Senatùr!».
Dalla Lega di Mortara arriva un messaggio semplice e diretto: «Grazie Umberto, politico immenso, per averci regalato un sogno. Che la terra ti sia lieve».
LA FINE DI UN’EPOCA La scomparsa di Umberto Bossi segna la fine di una stagione politica irripetibile, fatta di radicamento territoriale, battaglie identitarie e di un linguaggio che ha saputo rompere gli schemi tradizionali. Al di là delle polemiche e delle trasformazioni del movimento che ha fondato, resta la figura di un leader che ha inciso profondamente nella storia politica italiana, dando voce a istanze che, nel bene e nel male, hanno ridefinito il dibattito pubblico degli ultimi trent’anni.

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