Entro il 2050 oltre 2.2 milioni di italiani vivranno con una forma di demenza, un dato che corrisponderà al 4.2% della popolazione. Oggi i casi sono circa 1.43 milioni, ma l’invecchiamento della popolazione e le previsioni demografiche suggeriscono un aumento del 54% nei prossimi trent’anni, con due terzi dei pazienti rappresentati da donne.
IL RAPPORTO L’Italia detiene già oggi la più alta incidenza di demenza in rapporto alla popolazione tra i Paesi europei e secondo il rapporto The Prevalence of Dementia in Europe 2025, realizzato da Alzheimer Europe e presentato dalla Federazione Alzheimer Italia, la crescita dei casi sarà particolarmente marcata tra gli ultraottantenni che entro metà secolo saranno circa 1.7 milioni. Le donne, oltre a essere più colpite dalla malattia, si trovano spesso a dover gestire anche il ruolo di caregiver dei familiari affetti, vivendo così una duplice sfida sociale ed economica. Ma è bene evitare facili allarmismi.
Non parlerei di un’emergenza legata a un aumento dell’incidenza della patologia – chiarisce la dottoressa Tamara Destro, geriatra – ma di una maggiore capacità di intercettare il decadimento cognitivo, spesso in fase più precoce.
INVECCHIAMENTO Secondo la specialista, la crescita dei numeri è strettamente connessa all’invecchiamento della popolazione. «Aumenta l’età media e con essa la prevalenza della demenza nelle fasce più avanzate – continua Destro – È un fenomeno inevitabile, ma anche il segno di migliori cure e di una prevenzione più efficace delle patologie croniche». Nella pratica clinica quotidiana, tra ambulatorio e assistenza domiciliare, la percezione è quella di «seguire più persone anziane e più pazienti con decadimento cognitivo», un dato che riflette una maggiore attenzione complessiva alla salute dell’anziano.
DIAGNOSI Passi in avanti che si riscontrano soprattutto sul fronte della diagnosi, passaggio che parte con la figura del medico di medicina generale. «Oggi il medico di medicina generale ha un ruolo centrale nell’intercettazione del decadimento dell’anziano – racconta – con semplici test di screening è possibile distinguere una normale smemoratezza da un iniziale deterioramento cognitivo e indirizzare il paziente ai percorsi specialistici». Restano però criticità strutturali, «come la diffusione ancora limitata dei Centri per i Disturbi Cognitivi e le Demenze. A oggi sono ancora troppo pochi e a mio parere andrebbero potenziati a sostegno del paziente, ma anche delle famiglie».
SFIDA La vera sfida, secondo la geriatra, riguarda l’assistenza nel lungo periodo. «La demenza comporta una progressiva perdita di autonomie e le famiglie spesso si trovano sole a gestire questa complessità». Servirebbero «percorsi più individualizzati e una rete territoriale più capillare», capaci di accompagnare pazienti e caregiver nelle diverse fasi della malattia.
Ogni persona ha una storia di vita unica, tra lavoro, patologie e famiglia – conclude – e anche il percorso di malattia non è mai uguale a un altro.
Rossana Zorzato


