Disturbi dell’alimentazione, oltre 3 milioni ne soffrono

Una mattinata di confronto tra studenti e professionisti per parlare di disturbi alimentari, emozioni e del rapporto complesso con il proprio corpo. Questo lo scopo dell’incontro “Oltre lo specchio: corpo, emozioni e alimentazione”, secondo appuntamento del ciclo dedicato ai disturbi alimentari promosso dall’Asst di Pavia e ospitato al Circolab. Un momento di confronto guidato dalle dottoresse Elisa Pisocri, dietista clinica, e Margherita Boltri, psicologa clinica.

DATI Secondo gli ultimi dati resi noti dalla Sinpia, la Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza, in Italia sono oltre 3 milioni le persone che affrontano i disturbi della nutrizione e dell’alimentazione. Un dato che dai primi anni duemila ad oggi è più che decuplicato. E se secondo l’Istituto Superiore di Sanità, a settembre 2025 si è registrato un aumento del +27.5% di assistiti rispetto all’anno precedente, con oltre 850 ricoveri, di cui oltre 701 donne, ma il dato più inquietante resta la distribuzione per età. Ne emerge che il 30% dei pazienti ha meno di 14 anni con casi documentati anche tra gli 8 e i 10 anni e con la fascia 14-18 la più colpita in assoluto. Numeri che parlano di un’emergenza pubblica, dove i disturbi alimentati sono oggi la seconda causa di morte tra le giovani donne.

DISAGIO Ragion per cui non bisogna mai abbassare l’attenzione. «Spesso dall’esterno una persona può sembrare tranquilla – spiega Boltri – ma dentro vivere un disagio profondo, fatto di giudizio, emozioni difficili e perdita del controllo». Si tratta di una serie di disturbi che non riguardano solo il rapporto con il cibo, ma coinvolgono l’intera percezione di sé e il rapporto con gli altri. «Sono patologie che colpiscono diverse sfere della vita – sottolinea Pisocri – ed è per questo che serve un’équipe multidisciplinare composta da psicologo, psichiatra, nutrizionista e dietologo per guidare il paziente nel suo percorso». Problematiche che possono colpire chiunque, indipendentemente dall’età. «Non bisogna pensare che un disturbo alimentare si riconosca sempre dall’aspetto fisico perché anche una persona apparentemente normale può stare male. Basti pensare che negli ultimi anni si è abbassata l’età di insorgenza, con casi sempre più frequenti anche tra bambini  e un aumento dei disturbi anche nei maschi».

FATTORI A incidere possono essere diversi fattori, tra cui il confronto continuo con gli altri e le pressioni esterne amplificate dai social network. «Chi soffre di questi disturbi può sentirsi intrappolato in paure, sensi di colpa fino a perdere la capacità di fermarsi – continua la psicologa – Parlarne è fondamentale perché ascoltare e aiutare senza giudicare può fare la differenza». E a fare la differenza è soprattutto il cibo, visto non come ostacolo, ma come alleato. «Una dieta sana non significa privarsi di tutto – conclude Pisocri – perché l’equilibrio è più importante delle restrizioni estreme. Carboidrati, proteine, grassi “buoni”, frutta, verdura e acqua sono fondamentali per il corretto funzionamento dell’organismo, così come attività fisica e convivialità. Perché un rapporto sano con il cibo significa recuperare relazione, ascolto e benessere emotivo».

 

Rossana Zorzato

 

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