Servono norme per il dress code scolastico? “Ni”. «Esagerare obbliga a imporre un limite. Tuttavia, al liceo Cairoli ci si affida al “buon senso” che ci deve essere in ciascuno – sottolinea il dirigente scolastico Alberto Panzarasa – poi, logicamente, se uno studente arriva a scuola con il piercing o i capelli dai mille colori è una scelta sua. Il discorso cambia se la sua mise diventa uno schiaffo al buon gusto – aggiunge – tuttavia mi sento di sottolineare che insistere eccessivamente nel ricondurre i comportamenti dei ragazzi dentro i limiti del cosiddetto “buon gusto” rischia di far saltare il senso originario di quello che si chiedeva, alimentando atteggiamenti dissidenti, sovversivi. Se qualcuno esagera viene scritta e letta in tutte le classi una circolare di richiamo».
IN POCHI SOPRA LE RIGHE All’Istituto Pollini di Mortara, la dirigente scolastica Marisa Calculli precisa: «Da noi non ci sono particolari problemi. Questo non significa che non ci sono mai stati e quando si sono manifestati comportamenti palesemente “fuori dalle righe” sono stati bloccati con richiami verbali o, nei casi più seri, leggendo in classe circolari che, sottolineando l’esistenza del problema, invitavano a porvi rimedio.
Devo anche sottolineare che un buon lavoro viene svolto dagli insegnanti: il loro intervento educativo ha un’importanza particolare, e i risultati si vedono.
MAI NESSUN RICHIAMO All’Ic Valletta Fogliano il dirigente Massimo Camola, sottolinea che «alle medie il “problema” dell’eccentricità del proprio look è meno percepito, perché la famiglia blocca, sul nascere, certe esagerazioni. Non sono mai stati fatti richiami. Al limite, si riprende chi osa ma senza eccedere, lasciando nel ragazzino il senso che deve avere una lezione di comportamento appresa. Durante gli esami di terza si invitano i ragazzi a presentarsi in modo decoroso alla commissione, ma finora tutti si sono comportati in modo ineccepibile».
OK A SENSIBILIZZARE «Una forma di sensibilizzazione ci voleva, male non fa – spiega il ds dell’Ic Robecchi di Gambolò, Gabriele Sonzogni – noi abbiamo un regolamento specifico, un ponte di corresponsabilità educativa ma le regole del dress code vanno oltre. Comunque nella nostra scuola non ci sono stati particolari problemi. Magari a fine anno scolastico, qualcuno si è presentato con un abbigliamento “leggero”, ma, con l’intervento educativo dell’insegnante tutto si è risolto. Penso sia importante abituare i ragazzi a differenziare l’abbigliamento in base al contesto nel quale vivono. Questo atteggiamento ha un indubbio valore educativo».
E GLI STUDENTI? La pensa così anche Omar Solimanu, rappresentante degli studenti per il Caramuel–Roncalli. «Ogni luogo ha il suo abbigliamento – dice – e bisogna operare sempre nell’ambito del rispetto. Questo comunque non vale solo per gli stridenti ma anche per alcuni professori. In genere gli studenti sono d’accordo su una speciale accortezza nel dress code. Nella nostra scuola, comunque è da tempo che queste regole esistono e tutto su questo fronte funziona».

E LA SPECIALISTA CHE DICE? La psicologa e psicoterapeuta Antonella Motta pone in evidenza il fatto che «il dress code si pone tra regole e desideri», e parla anche di conflitti che costruiscono identità. Il commento che si ascolta da più parti è sempre il solito: «Ai miei tempi c’era il grembiule – continua Motta – Credo non si possa più fare un confronto con quello che è stato, perché ora è un altro tempo, nuovo, diverso e unico, come lo è stato il passato. Questo tempo è un tempo nel quale gli adolescenti, come allora, vogliono esprimere la propria differenza e definire la propria identità. Il dress code è un dei modi attraverso i quali i giovani esprimono chi sono. Però, credo che a tutto ci sia un limite, e a scuola non ci si possa presentare come in un’uscita serale. Sobrietà e decoro sono parole che a noi adulti suonano in modo chiaro, anche se incontro insegnanti ed educatori che a volte dovrebbero risistemarsi il look: forse si identificano troppo con i loro studenti, si sentono ancora teenagers. Serve solo qualche indicazione da parte della scuola su quale abbigliamento sia più adatto o quale più inadatto. E poi – conclude la psicologa – siamo o no la terra dei grandi stilisti? E quindi educare allo stile potrebbe essere una funzione della scuola».
Isabella Giardini ha collaborato Ms



