Gaza brucia, Israele avanza tra le proteste

Gaza è ancora in fiamme. I carri armati israeliani nel cuore di Gaza City sono solo l’ultimo atto – in ordine cronologico, non in quanto definitivo – di una guerra che va avanti da oltre 700 giorni e che, al netto delle opposte propagande, sembra ben lungi dal risolversi.

emergenza Terra Santa

GAZA BRUCIA Nella notte del 15 settembre, attorno alle ore 22.30, i media della Striscia di Gaza hanno riferito che i tank dell’Idf, le forze armate israeliane, erano entrati in via Al-Jalaa, nel centro di Gaza City. Contemporaneamente, sono stati segnalati attacchi con droni ed elicotteri Apache in particolar modo nei quartieri di Sheikh Radwan, Al-Karama e Tel Al-Hawa. Fonti palestinesi hanno parlato di un fuoco intensivo, con gli abitanti costretti a evacuare verso est e sud. L’attacco è stato accompagnato anche da dichiarazioni incendiarie da parte di esponenti del governo di Benjamin Netanyahu:

Gaza sta bruciando – ha scritto il ministro della difesa Israel Katz in in post su X – Le Idf colpiscono con pugno di ferro le infrastrutture terroristiche e i soldati stanno combattendo coraggiosamente per creare le condizioni per il rilascio degli ostaggi e la sconfitta di Hamas. Non cederemo e non torneremo indietro, fino al completamento della missione.

ANGOSCIA Le testimonianze direttamente dalla Striscia raccontano l’escalation: «La situazione continua a essere molto grave in tutta la Striscia, particolarmente nella città di Gaza» racconta in un video al Sir padre Gabriel Romanelli, parroco della comunità cattolica locale. «Ringraziando Dio stiamo bene – rassicura, prima di descrivere un contesto di crescente dolore: «Ci sono operazioni militari molto forti nella zona ovest e nord-ovest della città. Si sentono tanti colpi, soprattutto di notte». La parrocchia si trova nella zona est, dove la situazione sembra al momento meno critica, ma «in tutta la città si avverte tristezza, angoscia». Molti quartieri sono stati evacuati, altri resistono: «La maggior parte della popolazione non vuole andarsene, perché hanno già vissuto l’esperienza dello sfollamento. All’inizio della guerra sono partiti in 700mila, ma si continua a bombardare ovunque: nord, sud, centro. Si distruggono case, tende, si perdono vite». La comunità cristiana rimane compatta attorno alla parrocchia: «Siamo circa 450 persone. Cerchiamo di fare del bene, di servire molto semplicemente i nostri anziani, i bambini, le famiglie, gli ammalati».

NON È SPARTA L’operazione sul suolo gazawi ha causato estese proteste anche in Israele per la sorte degli ostaggi ancora nelle mani di Hamas, messa a rischio dal blitz dell’esercito. Le famiglie delle persone rapite, nella mattina di martedì, hanno inscenato una protesta di fronte alla casa del premier Netanyahu. «Se mio figlio Matan non può avere un posto dove fuggire dall’operazione militare – sono le parole, riportate dal quotidiano israeliano Hareetz, di Einav Zangauker, madre di uno degli ostaggi – non lasceremo che chi prende le decisioni possa usare le proprie case per sfuggire dalle loro scelte». A livello internazionale, Israele si trova sempre più a rischio isolamento, nonostante il sostegno quasi assoluto degli Stati Uniti d’America. Tanto che Netanyahu, parlando al forum economico “Fifty States – One Israel” nella giornata di lunedì, pur dichiarandosi «devoto al libero mercato» ha parlato di «una qualche forma di autarchia» soprattutto per la produzione di armi, ammettendo che «almeno nei prossimi anni» il Paese potrebbe essere soggetto a sanzioni o scontare limitazioni nell’accesso ai mercati:

Incontreremo alcune barriere nel commercio globale, viviamo in un mondo molto difficile. Potremmo trovarci in una situazione in cui le nostre industrie della difesa saranno bloccate.

Per questo secondo Netanyahu Israele ha la necessità di diventare «una super Sparta», uno stato sempre pronto alla guerra. Obbiettivo che ha ricevuto il biasimo dell’Israeli Business Forum, gruppo di 200 Ceo e proprietari di compagnie locali: «Questa non è Sparta e questa decisione renderà difficile per Israele la sopravvivenza in un mondo globale in sviluppo». La ricetta per i 200 del Forum è di far terminare la guerra, riportare a casa gli ostaggi, indagare su quanto avvenuto il 7 ottobre 2023 e di tornare ad elezioni quanto prima.

ACCORDI Il governo israeliano sembra voler andar dritto per la sua strada. Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha avvertito che Hamas ha solo pochi giorni per accettare un accordo di cessate il fuoco, mentre Israele bombarda Gaza City. «Pensiamo di avere una finestra di tempo molto breve per raggiungere un accordo: non abbiamo più mesi, probabilmente ci restano giorni, forse qualche settimana» ha detto Rubio. Il segretario di Stato americano ha aggiunto che solo il Qatar ha la capacità di mediare a Gaza, nonostante l’attacco israeliano ad Hamas nel Paese arabo di una settimana fa. «Ovviamente devono decidere se vogliono farlo dopo la scorsa settimana o meno, ma vogliamo che sappiano che se c’è un Paese al mondo che potrebbe contribuire a porre fine a questa situazione attraverso un negoziato quello è il Qatar», ha detto Rubio. Intanto, gli investigatori indipendenti delle Nazioni Unite hanno accusato Israele di aver commesso un «genocidio» a Gaza con l’intento di «distruggere i palestinesi», attribuendo la responsabilità al primo ministro Benjamin Netanyahu e ad altri vertici dello Stato. Nel nuovo rapporto, pubblicato a quasi due anni di distanza dall’attacco di Hamas del 7 ottobre, la Commissione ha rilevato che le forze israeliane hanno compiuto «quattro dei cinque atti genocidi previsti dalla Convenzione del 1948», tra cui uccisioni, gravi danni fisici e psicologici e condizioni di vita mirate alla distruzione della popolazione. «Si basa interamente su falsità di Hamas – è la reazione dello Stato Ebraico – Israele respinge categoricamente questo rapporto distorto e falso e chiede l’immediata abolizione di questa Commissione d’inchiesta».

Alessio Facciolo

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1 commento

  1. E a tutti noi non viene almeno il dubbio che Israele se avesse veramente voluto eliminare il popolo palestinese di Gaza ( 2.500.000 persone ) lo avrebbe fatto in qualche settimana con la potenza di armi che possiede. Potrebbe quindi essere vero che l’intenzione di Israele sia quella di stroncare Hamas che a quanto pare il popolo palestinese non biasima anche se si nasconde in mezzo a tutta la popolazione. Israele avvisa sempre dove colpisce nel limite del possibile e fin quando Hamas non si toglierà da Gaza ben difficilmente Israele si fermerà. Non voglio giudicare il comportamento di Israele che pur di eliminare Hamas , e ne ha tutto il diritto, sta coinvolgendo anche parte di un popolo innocente. Però lo stesso discorso vale anche per Hamas. O no ??!!

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