Nelle scorse elezioni erano candidati alla poltrona di sindaco: ora, nonostante l’età non così avanzata, guardano già alla politica con occhio disilluso. Effetto di una passione che, sia per contingenze cittadine sia per dinamiche interne, rischia di appassire.

IL DEM Alessio Bertucci, 36 anni, dopo due lustri (e una tornata elettorale come candidato a primo cittadino nel 2020) ha deciso di lasciare la carica di segretario cittadino del Partito Democratico. «Dopo 10 anni è giusto dare spazio al rinnovamento. Sono stato il segretario più longevo dai tempi del Pci, è un normale passaggio di testimone. Continuerò ad essere capogruppo in consiglio comunale, un ruolo che intendo portare a termine. Sono due ruoli faticosi da fare assieme». Anche perché di soddisfazioni non ce ne sono tante: «Difficoltà ce ne sono parecchie, incominciando da un territorio che è isolato politicamente. Ritengo di aver fatto molto per la sinistra vigevanese, per esempio riuscendo a rinnovare una dirigenza storica e candidando dopo decenni vigevanesi a politiche e regionali». In un partito dove «non è sempre facile la vita, perché bisogna convivere con correnti e capicorrente che a volte uccidono la passione degli iscritti». Sul suo futuro, Bertucci si mette a disposizione, con un occhio anche fuori dai confini cittadini: «Rimarrò fino al 2025 capogruppo e sarò a disposizione del mio partito sia a livello comunale sia a livello provinciale dando una mano attiva per costruire un’alleanza alternativa al centrodestra».
IL GRILLINO Luca Mazzola, 32 anni, ha già vissuto due campagne elettorali da protagonista, una come candidato sindaco del Movimento 5 Stelle e una come consigliere comunale per la lista civica Polo Laico. Eletto in consiglio in entrambe le tornate, il suo incarico si è interrotto anzitempo tutte e due le volte, l’ultima per poter assumere il ruolo di sindacalista tra le fila della Cgil. Un ritorno alla politica attiva, al momento, non è una priorità: «Nel Polo Laico mi trovavo molto bene. Il problema in generale è che si perdono facilmente gli stimoli nell’impegnarsi per un territorio che delle idee politiche sembra disinteressarsi completamente. La definisco “la politica del lampione”. Quella per cui un elettore medio si convince a votare semplicemente colui il quale fa sistemare, o promette di farlo, il lampione davanti casa. Di cosa si voglia fare per opportunità lavorative, stile di vita, futuro, non importa». Una visione molto limitata, per Mazzola: «Questo non aiuta nemmeno a creare aggregazione tra i giovani stessi intorno a un tema come la politica stessa. Non so quale possa essere la ricetta per rinnovare interesse nei giovani per la politica: credo sia davvero difficile in una città così sonnolenta, al momento».
Alessio Facciolo

