Erano tanti in Castello per assistere alla performance di Gianluca Gotto dal titolo “Le domande che ti cambiano la vita”. Lui ha la capacità di entrare nella sfera emotiva, affettiva, attentiva delle persone. Lo fa anche modulando il tono della voce che non ha picchi né verso il basso né verso l’alto. Si “sintonizza” con il respiro di chi ascolta e lo culla, accarezza, gratifica, donando una sensazione di benessere.
ALTO E BASSO Questa, unita al messaggio che veicola rapisce, letteralmente, gli spettatori che lo hanno seguito, taluni a bocca aperta, quasi ipnotizzati. Gotto unisce messaggi semplici o apparentemente semplici come «la nostra natura è quella di essere sereni, di essere calmi e di essere buoni, ma non riusciamo perché siamo costantemente in lotta con la nostra sofferenza esistenziale» ad altri più “ostici”, accolti da chi lo ascolta o da chi lo legge con la viva curiosità di chi attende la soluzione o, almeno, una risposta ai dilemmi che lo attraversano. Messaggi che però, per la loro “complessità”, non sono immediatamente recepiti, da qui l’attenzione che si fa sempre più affamata, acuta. Se il “filo” viene perso si va a rileggere il libro, o a comperarne un altro. «Cosa facciamo quando non siamo felici? Facciamo finta di niente. Ammettiamo che non lo siamo e cerchiamo di individuare persone e situazioni che ci hanno portato a questo». Ma «la felicità, o meglio, la serenità è una reazione a quello che mi accade». Quindi, come si fa?
Non avere aspettative e lasciare andare.
MATERIALISTI CHI Del resto il titolo dell’evento rimanda a una decisa domanda di senso. E se si è deciso di lasciare le proprie case per assistere a una performance di quel genere (introspettiva, meditativa, riflessiva) quello è il segnale che nella società materialista, un po’ cinica, chiusa e “narcisa” che si è allontanata, o così sembra, dal senso religioso, ecco, quella massa, poi, si ritrova ad ascoltare, senza perdersi nemmeno una parola, una persona che parla proprio di spiritualità. Una spiritualità che Gotto ha trovato, anzi ritrovato (anche lui) nel buddismo, ma questo è. Va forse, seguito quello che la massa in Castello vuole dire. Perché la domanda di senso che cercava nelle parole di Gotto, c’è, è presente. Va ricercandola nei libri di Gotto? Forse potrebbe tornare a cercarla anche altrove, dove pensa di non poterle trovare più.
Isabella Giardini





