La guerra tra Israele e Hamas ha superato l’anno di durata, diventando il conflitto più lungo combattuto in Terrasanta dal 1949, nonché il più letale, con 1139 israeliani, oltre 39mila palestinesi e un migliaio di libanesi morti (i dati sono verificati da fonti terze). E’ in questo contesto che prosegue l’opera delle organizzazioni non governative, tra cui Caritas che dall’inizio del conflitto ha raggiunto oltre 40mila persone soprattutto nella striscia di Gaza.
IL PROGETTO «La situazione ora a Gaza è terribile, specialmente nel Sud perché non c’è acqua, non ci sono medicine e kit igienici che possano essere introdotti nel territorio». Così descrive la situazione Anton Asfar, segretario generale di Caritas Gerusalemme che coordina sul terreno l’iniziativa di Caritas Internationalis, la quale a sua volta riunisce le oltre 160 Caritas nazionali, tra cui quelle italiana.
Come Caritas Gerusalemme – prosegue Asfar – ci stiamo preparando per fornire alla popolazione i generi per l’inverno (coperte, vestiti, riscaldamento) ma è molto difficile far arrivare il materiale alla popolazione. Siamo molto preoccupati per la situazione dei bambini: nella maggior parte soffrono di malnutrizione.
Dal 7 ottobre la rete Caritas ha attivato un piano di soccorso umanitario alla popolazione, che dovrebbe impegnare 61 milioni di dollari e raggiungere 1.6 milioni di persone. Al momento sono state realizzate le prime due fasi dell’iniziativa, la prima da ottobre a dicembre e la seconda da gennaio a fine anno; quest’ultima a fine agosto aveva interessato 23275 beneficiari diretti e 35720 indiretti tra Gaza, Cisgiordania e Gerusalemme est, a cui sono stati offerti supporto per la salute fisica e mentale e sostegno economico. In particolare sono stati erogati 2.95 milioni di euro suddivisi in 50€ mensili come buoni acquisto alle famiglie, 40€ (in media) una tantum per medicinali e presidi sanitari, 1500 euro come costo medio per un operatore sanitario. I risultati attesi sono la ristrutturazione delle cliniche Caritas a Gaza City e a Taybeh (Cisgiordania), l’assistenza medica a 7mila pazienti tra Gaza e territori occupati, l’assistenza psicologica a 500 persone, il sostegno al reddito di 2750 famiglie. Il primo bilancio diffuso da Caritas italiana ha certificato per ora l’impossibilità di iniziare le attività sulla clinica di Gaza, la fine della ricognizione in quella di Taybeh, 12843 persone beneficiarie di assistenza sanitaria, 1149 tra bambini e genitori coinvolti in incontri di gruppo, 3584 persone destinatarie di contributo economico, per un totale di 17581 famiglie che si aggiungono ai 3627 destinatari della prima fase.
IL CONTESTO La stessa Caritas è consapevole che serva molto di più per un’area, Gaza, dove solo 17 ospedali su 36 funzionano per un totale di circa 2000 posti letto considerando quelli da campo, una carenza critica di medicinali, il 96% della popolazione non ha cibo a sufficienza e l’83% dei pozzi è fuori uso. Per questo l’ente rinnova l’invito a un «cessate il fuoco immediato e permanente e il rilascio di tutti gli ostaggi e prigionieri arbitrari», a «garantire operazioni umanitarie su larga scala immediate […] aprendo al massimo le capacità dei valichi critichi», «un’immediata revoca degli ordini di evacuazione per i civili di Gaza per impedire ulteriori trasferimenti forzati e non sicuri di civili», «la ripresa totale dei finanziamenti all’Unrwa», incoraggiare il rispetto delle «misure vincolanti ordinate dalla Corte internazionale di Giustizia».
Giuseppe Del Signore

