Che l’inquinamento atmosferico incida sulla salute è cosa nota. Meno conosciuto invece è il legame con le malattie neurodegenerative, prima su tutte l’Alzheimer. Un vero e proprio dato di fatto che è emerso con gli ultimi studi condotti a livello scientifico e pubblicati su riviste autorevoli quali Nature, Lancet e Jama Neurology.

EVIDENZA «Numerose evidenze concordano che il particolato, inalato e trasportato nel sistema vascolare e linfatico, passi la barriera emato-encefalica e induca infiammazione endoteliale dei vasi sanguigni, del sistema glinfatico e della microglia – spiega la dottoressa Chiara Sidoli, geriatra – E il sistema glinfatico è di estrema importanza, in quanto favorisce l’espulsione dei materiali di scarto dei nostri neuroni e quindi la βamiloide, noto fattore che, accumulandosi, concorre allo sviluppo dell’Alzheimer». E in questo le prove scientifiche non mancano. «Molti studi sono retrospettivi, basati su cartelle cliniche e dati ospedalieri – chiarisce Tamara Destro, geriatra – Ma uno tra i più solidi è stato pubblicato su Jama Neurology. Ha analizzato post mortem l’encefalo di 224 persone, mettendo in correlazione il luogo di residenza, il livello di esposizione agli inquinanti e le alterazioni tipiche dell’Alzheimer, le placche amiloidi e i grovigli di proteina tau».
Da questo è emerso che un aumento anche minimo del particolato fine (PM 2.5) comportava un rischio più alto di accumulo di proteine tossiche e una progressione più rapida della malattia.
INQUINANTI Ma i fattori di rischio non riguardano solo l’Alzheimer. «Uno studio uscito su Science – continua la specialista – ha mostrato che l’esposizione agli inquinanti peggiora anche altre forme di demenza, come quella a corpi di Lewy o la demenza associata al Parkinson. Non possiamo parlare di causa diretta, ma la correlazione resta comunque significativa». Gli inquinanti più incriminati sono i soliti e tra questi non possono che esserci il particolato fine e ultrafine, il biossido di azoto, i derivati da traffico, i riscaldamenti e le attività industriali. «In Italia la Pianura Padana è una delle aree più inquinate d’Europa – continua la geriatra Destro – L’Oms ha fissato dei limiti che i Paesi dovrebbero rispettare entro il 2030, ma siamo ancora lontani. Ed è preoccupante perché non si tratta di un fattore di rischio che possiamo modificare direttamente come cittadini».
PREVENZIONE Qualche strategia, però, esiste. «Gli studi hanno mostrato che l’attività fisica riduce l’impatto dell’inquinamento sul rischio di demenza – osserva la geriatra – Possiamo quindi attutire gli effetti negativi con buone pratiche, tra queste movimento, corretta alimentazione, controllo della pressione e del diabete e abolizione del fumo». È la logica della prevenzione. «Se non possiamo agire sulla causa, almeno possiamo ridurre le probabilità che la malattia si manifesti o che evolva più rapidamente». Il quadro resta quindi complesso. «Non c’è ancora un farmaco in grado di bloccare l’Alzheimer alla radice – conclude la geriatra – Ma sapere che possiamo incidere sui fattori di rischio dà speranza».
Rossana Zorzato

