La Chiesa si mobilita a favore del Venezuela

Gli aggiornamenti diffusi dalla rete Caritas a sostegno delle comunità colpite dal terremoto del 24 giugno nella regione centro-settentrionale del Venezuela, mostrano che tra almeno sette stati colpiti, quello di La Guaira resta il più impattato.

LE CIFRE DELL’EMERGENZA Sono almeno 5.346 le persone decedute, 16.740 ferite e 17.907 rimaste senza abitazione. I terremoti hanno provocato danni a 856 edifici, mentre 190 sono crollati. Complessivamente, le persone che necessitano di assistenza sono circa 1,3 milioni. Oltre ai danni alle abitazioni, sono stati colpiti scuole, ospedali e servizi essenziali. Particolarmente urgenti sono le necessità legate all’acqua potabile, all’igiene, alla salute e all’accoglienza temporanea, insieme al sostegno psicologico e all’accompagnamento delle persone che hanno perso i propri cari. Sono 107 i campi transitori allestiti per accogliere gli sfollati, con una capacità complessiva di 22.477 persone.

Al momento dei dati disponibili, erano 16.686 le persone ospitate, pari al 74 per cento della capacità. La sola La Guaira accoglieva oltre 14.600 persone nei campi temporanei.

L’IMPEGNO DEI SOCCORSI La gestione di queste strutture richiede un impegno costante per garantire acqua sicura, servizi igienici, assistenza sanitaria, protezione e percorsi di rientro o ricollocamento. In questo scenario è in prima linea Cáritas Venezuela, sostenuta dalla rete internazionale. I dati del primo bollettino parlano di 19.058 tonnellate di aiuti ricevuti e 15.963 distribuite, con 128.324 famiglie assistite, oltre 73mila forniture mediche e medicinali e una mobilitazione di circa 31 mila volontari. La prima risposta ha previsto la distribuzione di migliaia di kit alimentari e igienici, acqua potabile, materiali sanitari e medicinali. L’intervento non si limita però alla fase dell’emergenza immediata. La strategia di Cáritas Venezuela prevede infatti un percorso articolato in tre fasi: risposta all’emergenza, recupero precoce e recupero di lungo periodo. Gli interventi riguardano la sicurezza alimentare, l’accesso all’acqua e all’igiene, l’accoglienza e l’alloggio, la salute, la protezione dei minori, il sostegno psicologico e spirituale, la nutrizione e il ripristino dei mezzi di sussistenza.

LA RETE DELLA CHIESA A rendere possibile una presenza capillare è la rete della Chiesa cattolica venezuelana, composta da 37 Caritas diocesane, oltre 600 Caritas parrocchiali e più di 30 mila volontari. Una rete radicata nelle comunità, nelle parrocchie, nelle scuole e nei centri pastorali, capace di raggiungere anche le zone più difficili e di accompagnare le persone colpite non soltanto sul piano materiale, ma anche attraverso l’ascolto, la vicinanza spirituale e il sostegno nel lutto. Anche la Chiesa italiana ha scelto di mobilitarsi. La Cei ha promosso per domenica 26 luglio una Colletta nazionale in tutte le chiese, come gesto di solidarietà e preghiera per la popolazione venezuelana. Caritas Italiana mantiene un contatto diretto con Cáritas Venezuela e sta collaborando al coordinamento della risposta umanitaria, con l’obiettivo di sostenere una rete locale già attiva e radicata sul territorio. Il messaggio che arriva dalla rete Caritas è quello di una solidarietà coordinata, capace di accompagnare il Venezuela dall’emergenza verso la ricostruzione. Per questo viene raccomandato di evitare iniziative isolate o raccolte spontanee di beni materiali, privilegiando i canali sicuri attivati da Caritas Italiana e dalla Cei. L’obiettivo è trasformare la solidarietà in un aiuto duraturo, vicino a chi deve ora affrontare il lungo cammino della ripresa.

Davide Zardo

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