La possibilità di vedere una Lomellina libera da zanzare tigre ricorrendo a esemplari maschi sterili, generati in laboratorio, esiste, ma realisticamente per un’applicazione sulla terra del riso del progetto “Stoptigre”, occorrerebbero almeno 20 anni di ricerca e 20 milioni di euro. Insomma «non impossibile, ma molto difficile, perché bisogna considerare che questa ricerca, al momento, è stata condotta solo sulla famiglia Aedes albopictus, quella asiatica, non è stata applicata su altre specie presenti anche in Lomellina».
IL PROGETTO Lo evidenzia Marco Salvemini, docente di genetica all’Università Federico II di Napoli che ha seguito e portato avanti l’attività di ricerca “Stoptigre”. Il progetto, avviato nel 2015 in laboratorio, ha visto una fase di forte rilancio sull’isola di Procida e tra il 2022 e il 2024 ha registrato «un crollo del 70% delle zanzare tigre sulla superficie di Procida – racconta Salvemini – la procedura non comporta rischi specifici per l’ambiente. La sperimentazione si divide in 6 fasi: valutazione preliminare; monitoraggio e analisi della popolazione locale di zanzare tigre presenti nell’area di studio, con l’aiuto dei cittadini locali e uso di ovitrappole; esperimento di rilascio di esemplari maschi sterili e loro ricattura; coinvolgimento delle scuole per sensibilizzare i bambini, che a loro volta parleranno a casa ai genitori di quello che hanno imparato;
sensibilizzazione dei cittadini per l’eliminazione dei siti di sviluppo larvale, cioè fonti di acqua stagnante che sono soliti tenere in giardino o nelle abitazioni; rilascio dei maschi sterili e soppressione della popolazione di zanzare tigre nell’area selezionata.
POSSIBILITÀ COSTOSA Su un’isola funziona, ma sulla terraferma e su una zona decisamente più ampia come la Lomellina? In questo caso per rendere efficace “Stoptigre” devono essere prese in considerazione molte più variabili: «Innanzitutto – continua Salvemini – andrebbe capito quali sono le specie di zanzare presenti in quel territorio. So che in Lomellina ci sono la Anopheles, che è proprio la zanzara tipica delle risaie, la Culex ovvero quella comune, che ha principalmente attività crepuscolare e la Aedes albopictus, conosciuta come zanzara tigre. La nostra ricerca si è occupata solo di quest’ultima famiglia. Se ci fossero solo le Aedes albopictus si potrebbe partire anche subito e nel giro di un anno e mezzo o due il problema sarebbe risolto. Se invece il progetto dovesse essere effettuato con una famiglia diversa, si partirebbe ex novo e in questo caso sarebbero necessari molti più anni e naturalmente molte più risorse economiche. Qualora dovessero entrare in gioco altri partner o enti che hanno la capacità di automatizzare la produzione di zanzare sterili, e quindi abbattere i costi, il discorso cambierebbe. Negli Stati Uniti, per esempio, una company collegata a Google vuole fare un esperimento molto simile al nostro, rilasciando più di 30 milioni di zanzare in due zone della Florida, con una tecnologia che consentirebbe di applicare la campagna anti zanzare anche su larga scala».
RETE E BANDI Per una Lomellina senza zanzare, passando da “Stoptigre”, servirebbero collaborazioni tra Università, associazioni e Comuni: «Quella delle convenzioni può essere senza ombra di dubbio una strada percorribile. I Comuni devono fare rete, magari partecipando a bandi specifici oppure contribuendo economicamente alle ricerche dei poli universitari. In questo caso si deve avere personale preposto a individuare bandi inerenti l’ecosostenibilità e la tutela ambientale». Nel frattempo il problema non può essere risolto, al limite tamponato con disinfestazioni e uso di prodotti e insetticidi chimici: «Spesso e volentieri lasciano il tempo che trovano. Per qualche giorno è vero che riducono la presenza di zanzare, ma è altrettanto vero che nel giro di poco il problema si ripresenta in modo anche superiore. Non è questa la soluzione: a riguardo noi stiamo portando avanti una campagna di sensibilizzazione rivolta ai cittadini, alcuni dei quali hanno deciso di sposare il nostro progetto di ricerca».
Edoardo Varese



