La riforma del nuovo esame di Stato, che reintroduce ufficialmente la denominazione di “Maturità”, continua a sollevare un acceso dibattito nel mondo della scuola. Al centro dell’attenzione non ci sono solo i cambiamenti strutturali, ma la filosofia stessa della valutazione. Due autorevoli voci della scuola vigevanese — Elda Frojo, dirigente scolastico dell’Istituto Luigi Casale, e Alberto Panzarasa, dirigente scolastico del Liceo Cairoli — esprimono forti riserve, pur accogliendo positivamente alcuni spunti teorici della riforma.
NODO COMMISSIONI Il punto più critico, condiviso da entrambi i dirigenti, riguarda la nuova composizione delle commissioni d’esame, che vedranno la presenza di ben tre membri esterni su cinque totali. La domanda di fondo è cruciale: può un commissario sconosciuto valutare la crescita personale di uno studente in pochi minuti? Elda Frojo esprime un profondo scetticismo su questo squilibrio:
Come può un commissario esterno, che incontra lo studente per la prima volta nell’arco di un colloquio di poche decine di minuti, esprimere un parere oggettivo e profondo sulla “maturazione personale” o sullo “sviluppo integrale della persona”?.
MATURAZIONE La dirigente del Casale ricorda che la maturazione non è un dato improvvisato, bensì il risultato di un cammino lungo cinque anni, fatto di passaggi complessi che solo i docenti interni hanno potuto seguire. Spostare il peso del giudizio all’esterno, secondo Frojo, crea un rischio concreto: «Affidare una quota significativa di questo giudizio a sguardi esterni rischia di trasformare la valutazione della persona in una scommessa estemporanea, dove a essere premiata potrebbe essere semplicemente la prontezza emotiva o la spigliatezza del momento, anziché il reale e faticoso cammino di crescita dell’alunno». Sulla stessa linea si attesta Alberto Panzarasa, che pur apprezzando l’intento teorico della riforma, ne evidenzia la farraginosità pratica. Anche la “formazione specifica” prevista per i commissari rischia di rivelarsi insufficiente di fronte all’astrattezza dei criteri da valutare: «Ben venga, ma sappiamo bene quanto sia complesso standardizzare criteri di valutazione così astratti come la “responsabilità civile” o l’impegno in “azioni meritevoli” in poche ore di corso abilitante».
IL PARADOSSO Per il dirigente scolastico del Liceo Cairoli, il paradosso è evidente: «Il rischio concreto è che, nel tentativo di rendere l’esame più orientativo e olistico, si sia creata una struttura farraginosa che chiede a dei quasi-sconosciuti (i membri esterni) di giudicare la personalità dei nostri ragazzi» La conclusione di Panzarasa sul punto è netta: «La maturità è un passaggio importante. Ben venga valorizzare il curriculum dello studente e le competenze trasversali, ma manteniamo i piedi per terra: la crescita personale si valuta nei cinque anni di scuola, non sulla scorta di un’impressione fugace lasciata davanti a una commissione per metà estranea».
LOTTERIA MINISTERIALE Oltre alla composizione della commissione, i dirigenti riscontrano altre criticità organizzative e didattiche. Elda Frojo punta il dito contro l’incertezza legata alla scelta ministeriale delle materie d’esame, che rischia di destabilizzare la serenità delle classi: «Ridurre i commissari interni a due e stabilire che le quattro discipline del colloquio vengano decise annualmente dal Ministero entro gennaio rischia di generare un clima di perenne ansia da lotteria ministeriale. La scuola ha bisogno di programmazione, non di suspense». Dall’altra parte, Panzarasa guarda con favore al ritorno del nome tradizionale (“Maturità”) perché «pone più l’accento sulla persona e sulla maturazione complessiva del ragazzo che diventa uomo e cittadino». Tuttavia, non nasconde che, dal punto di vista pratico del colloquio, le novità rischiano di tradursi in un passo indietro per la fluidità della prova: «Per il resto non vedo particolari novità o stravolgimenti, qualche cambiamento all’orale dove l’alunno avrà meno discipline ma di fatto sarà meno libero di condurre il colloquio e sarà di fatto interrogato sulle discipline pertanto verrà un po’ meno l’interdisciplinarietà».
Isabella Giardini



