L’Unione europea introduce una “tassa” sui pacchi: dal 1° luglio 2026 ci sarà un costo aggiuntivo sulle spedizioni di basso valore provenienti da Paesi extra-Ue. Una misura che, secondo la Commissione Europea, punta a riequilibrare la concorrenza e che potrebbe tradursi in un aumento dei prezzi per i consumatori, e che potrebbe sommarsi a un’iniziativa analoga del Governo italiano, con un sovrapprezzo che da 3 a 5 euro per ogni spedizione.
IL CONTESTO Nel solo 2024 infatti nell’Unione sono arrivati oltre 4.6 miliardi di piccoli pacchi, per lo più articoli di valore molto basso provenienti dalla manifattura e dall’export cinese. Si tratta di oggetti ormai entrati nella quotidianità degli acquisti online: oggettistica domestica, piccoli accessori e capi di abbigliamento. Un fenomeno che riflette un cambiamento profondo nelle abitudini di consumo, anche in Italia, dove il tradizionale negozio di prossimità si trova sempre più spesso a competere con i grandi colossi dell’e-commerce, anche per prodotti che fino a pochi anni fa venivano acquistati esclusivamente dal vivo, non fosse altro che per la possibilità di provarli o valutarli direttamente.
LA MISURA Fino a oggi, per questi articoli non era previsto alcun dazio doganale se il valore restava sotto i 150 euro, da luglio per ognuna il Governo ha previsto un dazio di 2 euro. Quello previsto dall’Ue invece dovrebbe essere di 3 euro: ma le due tariffe si sommeranno? Non lo si sa ancora. È probabile che quella comunitaria sostituisca quella italiana (la normativa comunitaria è sovraordinata a quella nazionale), ma questo deve ancora essere messo nero su bianco. Resta il principio: per Bruxelles quella dei portali basati fuori dall’Ue (Shein, Temu, AliExpress, Vinted i bersagli principali, ma anche Amazon o eBay) rappresenta un elemento di concorrenza squilibrata a danno del mercato europeo. A sostenere il costo saranno i venditori o le piattaforme registrate al sistema Import One Stop Shop, che consente di versare l’Iva sulle vendite a distanza in un unico Stato membro.
EFFETTI Tuttavia è probabile che il costo venga trasferito sui consumatori finali attraverso un aumento dei prezzi o delle spese di spedizione. In termini concreti, anche per gli acquisti più economici si stima un sovrapprezzo di circa 3 euro: un rincaro che potrebbe ridurre l’attrattività dei prodotti ultra low cost acquistati ogni giorno da milioni di utenti. La tassa avrà carattere temporaneo e resterà in vigore fino al 1° luglio 2028, in attesa della piena operatività della riforma doganale europea e della digitalizzazione dei sistemi di controllo. L’incertezza ha fatto sì che anche la misura del Governo italiano fosse posticipata: avrebbe dovuto entrare in vigore nei mesi scorsi, ma si è scelto di procrastrinare l’avvio anche perché, in assenza di provvedimenti analoghi nel resto dell’Ue, per aggirarla sarebbe bastato far entrare i prodotti da un altro stato membro. Contrastanti le reazioni: le associazioni a tutela dei consumatori sottolineano come il rincaro finirà per gravare su chi acquista, mentre le associazioni di categoria plaudono all’iniziativa, ritenendola un primo passo verso un mercato europeo più competitivo a livello globale.
Edoardo Casati



