Scuola, burnout in agguato. Un insegnante su due è a rischio

La scuola italiana è in crisi, e non solo per i noti problemi strutturali o legati alla didattica. Quasi il 50% degli insegnanti è a rischio burnout, una condizione di esaurimento emotivo e fisico causata dallo stress prolungato. A rivelarlo sono i dati del Report ANP-Lumsa 2024, che dipingono un quadro allarmante: oltre al burnout, il 20% dei docenti soffre di “presenteismo” ovvero continua a lavorare nonostante problemi di salute oppure oltre gli orari richiesti. Una situazione che non risparmia neanche il personale Ata e i dirigenti scolastici, sempre più schiacciati da un carico di responsabilità crescente.

TROPPI IMPEGNI Il problema è stato sollevato in un’intervista pubblicata su “orizzontescuola.it”. A puntare il dito su questa preoccupante situazione è Gaetano Cotena, docente, psicologo e autore di numerosi. «Gli insegnanti – spiega – sono sottoposti a richieste eccessive. Oltre a trasmettere conoscenze, devono gestire conflitti con genitori, affrontare situazioni emotivamente complesse in classe e districarsi in una burocrazia sempre più invadente. Tutto questo a fronte di scarse risorse per supportare questi specifici problemi». La formazione è spesso focalizzata sul digitale e sulle competenze linguistiche, trascurando quella emotiva e relazionale, fondamentale per prevenire il burnout.

NUMERI SHOCK Fanno riflettere i dati che emergono anche da una recente ricerca condotta dall’Osservatorio sul benessere dei docenti dell’Università Milano Bicocca (2024): il 48% dei docenti presenta livelli critici in almeno uno dei tre indicatori di burnout; il 4.6% è a forte rischio, con tutti e tre gli indicatori a livelli critici; tre insegnanti su quattro, infine, hanno lavorato nonostante problemi di salute, segno di una “cultura del sacrificio” che rischia di compromettere ulteriormente il benessere psicologico.

LE RICHIESTE Le richieste degli insegnanti sono chiare: più formazione pratica per gestire situazioni complesse (disturbi psicologici degli studenti, conflitti con i genitori); aumento degli stipendi, per avvicinarsi alle retribuzioni dei colleghi europei; riduzione della burocrazia, che distoglie tempo ed energie dall’attività educativa.

I COMMENTI «Negli ultimi anni, il ruolo dell’insegnante si è ampliato ben oltre l’insegnamento in aula – commenta Claudia Limiroli, vicaria all’Ic di Viale Libertà e insegnante di matematica – La gestione dei progetti scolastici rappresenta un valore aggiunto, ma anche un carico di lavoro significativo. A questo si aggiunge il crescente impegno nei rapporti con le famiglie, spesso al di fuori dell’ambito strettamente didattico. Molti docenti lavorano anche in condizioni di salute non ottimali, mossi da un forte senso di responsabilità, ma questo accumulo di stress rischia di compromettere la qualità stessa dell’insegnamento». Roberta Schiara, docente di Lettere presso l’istituto professionale Roncalli di Vigevano incalza ulteriormente: «Quello degli insegnanti è davvero un disagio non indifferente. Ormai lavorare nella scuola significa occuparsi di tante altre questioni che non riguardano strettamente l’insegnamento: problematiche degli studenti, burocrazia infinita, etc etc. La professione docente è sminuita da tempo. In alcuni casi, insegnare diventa un aspetto secondario». Secondo Alessandra Sala, insegnante elementare precaria a Mortara, precisa:

La collegialità è fondamentale. Lavorare in team, costruire rapporti di fiducia e rispetto è l’unica cosa che può evitare il burnout. Noi precari siamo a rischio: cambiare scuola ogni anno permette di crescere, ma il rischio di sentirsi esclusi da contesti già formati è molto alto.

LA PAROLA ALLA PSICOLOGA «Credo sia interessante far emergere questo argomento – sottolinea la psicologa Jessica Facheris –; solitamente il burnout è associato a chi svolge professioni sanitarie, vedere che anche altre professioni ne sono coinvolte permette di avere uno sguardo più sensibile sul benessere del lavoratore. La fatica di molti insegnanti riguarda il farsi carico di situazioni che richiederebbero il supporto di altri professionisti. La scuola si muove all’interno di un sistema che è affaticato da anni per via di molte carenze, soprattutto rispetto ad investimenti che riguardano il benessere del personale scolastico e degli studenti. Avere la possibilità di fornire supporto agli alunni, agli insegnanti e al personale Ata può essere un facilitatore per il benessere psicofisico di tutti».

Massimo Sala

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